1968-2018: 50 anni da un anno rivoluzionario

a cura di Redazione Oscar

Sessantotto sì, Sessantotto no. Sessantotto giusto, Sessantotto sbagliato. Sessantotto borghese, Sessantotto proletario. Sessantotto pacifico, Sessantotto violento.

Caparezza

1968-2018

Sono passati 50 anni da quell'anno che è diventato un mito, il 1968. Un numero - il '68 - che è diventato un simbolo. Simbolo di una rivoluzione sotto tutti i punti di vista. Un anno spartiacque: c'è un prima e c'è un dopo il 1968.

Lo slogan del 1968

Siate realisti, chiedete l'impossibile.

Albert Camus, "Caligola". Frase attribuita anche a Che Guevara

Una nuova generazione

Il 1968 è stato l'anno della contestazione studentesca e operaia, del movimento dei diritti civili, della cultura hippie, della musica psichedelica, l'anno di 2001 Odissea nello spazio.
Sulle bocche di tutti c'era la parola "Rivoluzione". Che Guevara era morto da pochi mesi. La separazione fra destra e sinistra era netta e violenta. Eravamo in piena Guerra Fredda e in Cecoslovacchia cominciava la "Primavera di Praga"; mentre in Vietnam avveniva il massacro di Phong Nhi e Phong Nhàt, negli Stati Uniti le folle piangevano gli omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy; l'Italia attraversava uno dei momenti più terribili della sua storia repubblicana: il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, che aprì le porte agli anni Settanta, gli anni di Piombo.

Era dunque un'epoca di violenze, ingiustizie e soprusi, a cui si affacciava una generazione in conflitto con quella precedente, una generazione che - nel bene o nel male - voleva rompere con il passato e guardare al futuro.

1968

La “Marianna” dei moti parigini del 1968, Caroline de Bendern (Jean-Pierre Rey)

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