Visioni dell’aldilà prima di Dante

a cura di Redazione Oscar

Leggere questi versi è come vedersi davanti la scena dal vivo.

E per scoprire questo nostro volume Visioni dell'aldilà prima di Dante della collana Lo Specchio è effettivamente utile fare ricorso alle arti visive.

Guardiamo ad esempio il Giudizio Universale di Giotto nella cappella degli Scrovegni, a Padova.

Al centro dell’affresco c’è la mandorla con Cristo Giudice; ai suoi lati i dodici apostoli in trono. Sopra di loro le schiere angeliche; sotto, la croce separa i giusti dai reprobi. A sinistra, gli eletti in due file parallele e in basso i morti, che escono dalle tombe risvegliati dalle trombe del giudizio. A destra, un fiume di fuoco che parte dalla mandorla si divide in quattro bracci e travolge i dannati. Un gigantesco Lucifero domina la parte destra della scena, che è un’orgia di orrori.

Il capolavoro di Giotto, come la Commedia di Dante, nasce da una lunga tradizione di descrizioni dell’aldilà che affonda le radici nel Medioevo e che ha un momento di particolare vitalità nel XIII secolo, grazie anche alla predicazione dei frati domenicani e francescani.

Come i pittori e come i predicatori dell’epoca, anche i quattro poeti presentati nel volume Visioni dell’aldilà prima di Dante si rivolgono al popolo con l’obiettivo di convertire i peccatori, suscitando terrore delle pene infernali e desiderio delle gioie del Paradiso. Per impressionare, sedurre e persuadere usano tinte forti, tratteggiano immagini destinate a imprimersi nella memoria.

 

Visioni dell’aldilà prima di Dante

AA.VV.

Questa raccolta di importanti testi duecenteschi può essere una felice scoperta, afferma Marco Santagata nella sua premessa. Addirittura, precisa, una doppia felice scoperta: «quella di una tradizione in volgare di visioni dell'aldilà e di testi didattico-escatologici che precede di poco il poema di Dante, e quella di una zona padana, fra Milano e Verona, sulla cui produzione letteraria quas...

Scopri di più

I quattro poeti del nostro volume sono tutti attivi nel corso del XIII secolo in una specifica area geografica, quella padana (di Milano è Bonvesin, di Verona Giacomino, di Lodi Uguccione, e della zona tra Milano, Lodi e Pavia Pietro da Barsegapè); padani sono i volgari in cui scrivono i loro versi, qui riprodotti a fronte della traduzione italiana che si deve a poeti contemporanei: Maurizio Cucchi, Mary Barbara Tolusso, Giorgio Prestinoni e Fabrizio Bernini.

Di questi versi, Maurizio Cucchi segnala «la grande forza ruvida, originaria, espressivamente inquieta e carica di episodi e scene di una penetrante concretezza»: tale da avergli consentito di raccogliere intorno al progetto da lui ideato altri poeti «decisamente, apertamente coinvolti dall’esemplarità di quei lontani maestri, tanto da impegnarsi nell’esercizio e nella bellissima avventura di ricrearne lo spirito e i valori»

«Per i cultori della poesia italiana – scrive Marco Santagata nella Premessa – questa edizione può essere una felice scoperta. Essa presenta i testi in libere traduzioni poetiche in italiano di oggi, rendendoli così intellegibili anche senza un commento esplicativo. Penso che le scoperte, in realtà, possano essere almeno due: quella di una tradizione in volgare di visioni dell’aldilà e di testi didattico-escatologici che precede di poco il poema di Dante, e quella di una zona padana, fra Milano e Verona, sulla cui produzione letteraria quasi mai anche le persone colte gettano un occhio.»

Scopri gli ultimi titoli della collana