Una nuova versione dell’Iliade di Omero

a cura di Redazione Oscar

Dopo l'Odissea e l'Eneide, anche l'Iliade entra negli Oscar Classici

Sarà sempre Odissea s’intitolava il pezzo con cui Italo Calvino nel 1981 salutava su "Repubblica" la nuova versione dell’Odissea firmata da Giuseppe Aurelio Privitera per la Fondazione Valla; versione che sarebbe diventata poi un fortunatissimo Oscar, così come l’Eneide tradotta da Ettore Paratore.

Grande assente l’Iliade, se non nella versione di Vincenzo Monti (che risale però al 1826)!

Oggi finalmente anche l’Iliade entra negli Oscar Classici. L’ha curata Franco Ferrari, grecista formatosi alla Normale di Pisa che ha insegnato in numerose università italiane e che ha al suo attivo molte traduzioni di classici dell’antica Grecia, dall'Odissea al Romanzo di Esopo, da Saffo a Pindaro (Pitiche e Olimpiche), dai tragici greci a Menandro, da Platone (Simposio) a Senofonte (Anabasi e Ciropedia).

«Adesione al testo senza diaframmi letterari, purezza e chiarezza, «soprattutto vigore per un testo fatto essenzialmente di forti passioni e gesta» ha scritto Carlo Carena sul "Sole-24 Ore", «sono le qualità della nuova versione che ne dà ora Franco Ferrari con testo greco a fronte in un imponente, densissimo volume degli Oscar Mondadori».

Iliade

Omero

«Questa versione del più antico poema greco presenta felicissimi elementi di novità: Franco Ferrari ha ripensato alla radice il problema del ritmo con cui rendere la duttile e variegata struttura dell'esametro greco e ha ripensato a fondo ogni espressione o parola dell'originale cercando di coglierne il senso esatto, storicamente motivato, abbinando a questo scrupolo storicistico un deciso i...

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Una nuova versione, una nuova traduzione

Una nuova versione, innanzitutto. Tenendo conto delle indagini linguistiche avviate a partire dai primi decenni dell'Ottocento, Ferrari ha ripensato a fondo ogni espressione o parola dell'originale (comprese alcune spinose questioni etimologiche) cercando di coglierne il senso esatto, storicamente motivato. Caratterizzata da un linguaggio limpido e piano, preciso e attuale, la sua versione raggiunge perciò un eccezionale nitore; i versi su cui si fonda tendono a rispecchiare il “respiro” e la “pulsazione” dell’esametro greco originale. Travestire l’esametro si intitola, non a caso, la nota alla traduzione: in essa Ferrari ripercorre le scelte metriche dei traduttori che lo hanno preceduto e giustifica l’adozione di un verso scandito da cinque accenti fissi (ma con un numero variabile di sillabe) attinto dalla tradizione poetica novecentesca (usato in particolare da Franco Fortini).

Un nuovo testo greco. Da filologo, Ferrari si pone il problema di quale testo greco a fronte offrire al lettore. Il “suo” testo non ripete infatti nessuna edizione in uso ma è stato completamente ricomposto sulla base dei dati testuali emersi in particolare dall’edizione teubneriana di Martin West (1998-2000). La storia del testo dell’Iliade è ripercorsa in una dettagliatissima nota filologica dal titolo La revisione del testo.

Ricchissimo l’apparato di note, che spaziano dalla discussione degli interventi filologico-testuali alle informazioni di carattere storico, archeologico, mitologico, etimologico e stilistico alle spiegazioni di usi, tradizioni, e talvolta delle incongruenze del plot narrativo che sono una spia della genesi orale del poema.

Proprio alla genesi orale dell'Iliade, ai modi in cui il poema poté cristallizzarsi nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. in una forma non troppo distante da quella in cui la leggiamo tutt'oggi, e alla sua natura rapsodica, cioè frutto della cooperazione fra diversi rapsodi appartenenti a una medesima corporazione e diretti da un medesimo “maestro”, è dedicata l’introduzione.

Leggi alcuni passi della nuova traduzione

Ettore e Achille in combattimento (XXII)

Come quando un cane sui monti stana
dal suo covo un cerbiatto e lo insegue per gole e vallate
e se quello si nasconde acquattandosi in un anfratto boschivo
corre ostinato sulle sue tracce finché non lo trova,
così Ettore non sfuggiva al Pelide scattante di piede.
Tutte le volte che cercava di raggiungere le porte
Dardanie sotto le solide mura sperando che i suoi
lo riparassero in qualche modo dall’alto con tiri di freccia,
sempre lo anticipava forzandolo a deviare verso la piana:
volava tenendosi sempre sul lato della città.
E come in sogno non è possibile ghermire chi fugge –
il fuggitivo non riesce a sfuggire, l’inseguitore a ghermire –
così l’uno non poteva raggiungere l’altro né l’altro sfuggirgli.

Andromaca attende il ritorno di Ettore (XXII)

Diceva piangendo, ma la sua sposa ancora nulla sapeva
di Ettore: nessun messo fidato, venendo da lei,
le aveva riferito che il suo sposo era rimasto all’esterno delle mura.
Tesseva in una stanza dell’alto palazzo un manto
doppio, scarlatto, su cui disseminava fiori variopinti.
Ordinò alle ancelle dai bei riccioli di porre sul fuoco
lì in casa un grande bacile perché Ettore
trovasse un bagno tiepido al ritorno dalla battaglia,
illusa! Non sapeva che lungi da quel bagno Atena
dagli occhi azzurri lo aveva abbattuto per mano di Achille.

E la copertina?

L’artista che illustra la copertina interna dell’Iliade, così come dell’Odissea e del Satiricon degli Oscar Classici, è Cleon Peterson, un artista nato a Seattle nel 1973 che vive e lavora a Los Angeles. La sua pittura – che predilige situazioni di violenza per rappresentare il contrasto tra potere e sottomissione – attinge profondamente all’arte dell’Occidente, dai vasi greci con guerrieri e scene di battaglia, ai quadri di Caravaggio e di Goya.

Guarda l'interno della copertina dell'Iliade


Iliade

E l'interno della copertina dell'Odissea


Iliade

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