Trono di Spade? Meglio Twin Peaks

a cura di Redazione Oscar

Articolo tratto dalla pagina Facebook Oscar Vault


La settima stagione di Game of Thrones è finita, ed è tempo di bilanci. Una cosa è certa: un successo di pubblico enorme ha confermato l’egemonia di un fenomeno globale, che ha valicato I confini del fantasy e della serialità televisiva. Tutti ne parlano, chi non lo vede è un paria. Per rispolverare un termine forse un po’ abusato, GoT è diventato nazionalpopolare. Ma la qualità?


La settima stagione non è piaciuta a tutti. Anzi, molti critici e una fetta di pubblico hanno espresso in maniera decisa il proprio disappunto. Ad esempio Andrea Coccia su Linkiesta l’ha definita «una cagata», e le cause sono molteplici: «Appiattimento dei personaggi, scelte narrative leggibili da chilometri di distanza, prive della potenza straniante e della originalità spiazzante delle prime stagioni, scelte troppo orientate a soddisfare la pancia dei fan, gestione spaziotemporale del racconto impazzita, ricorso a spiegoni e forzate ellissi».



Coccia non manca di ricordare che, dopotutto, la serie «ha vinto lo stesso». Noi saremo qui per un altro anno, o più probabile due, ad aspettare con ansia l’agognata conclusione. Per quanti scivoloni possono esserci stati nelle fasi finali, per quanti squali possono essere stati saltati, il Trono di Spade ha riscritto le regole della televisione.



Ci sarà un «prima di GoT» e un «dopo GoT».


Eppure rimane l’amaro in bocca. Anche se l’ottava stagione dovesse correggere il tiro, i problemi della settima rimarranno per sempre nella memoria dei fan. Non sarà la serie perfetta che sognavamo. Tutti sono unanimi nell’indicare come causa l’allontanamento dai romanzi originali: «da quando la serie televisiva ha superato (a destra, senza frecce e strombazzando) la serie di romanzi di George Martin, qualcosa di molto grosso è cambiato nel suo funzionamento, nel suo equilibrio interno e nella gestione della narrazione».


Della stessa opinione è il Hank Stuever sul Washington Post, secondo cui GoT post-Martin è diventato «una soap-opera». Forse, e nonostante l’innegabile qualità delle sue sette stagioni, un po’ soap opera lo è sempre stata. Il critico sostiene come la mitologia costruita tanto faticosamente abbia lasciato il posto a una narrazione prevedibile, zeppa di espedienti implausibili, che sembra un «pretenzioso facsimile del materiale originale».





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Secondo Stuever gli appassionati avrebbero fatto meglio a guardare il revival [o terza stagione, che dir si voglia] di Twin Peaks, una serie che ha abbandonato la melodrammatica complessità dell’originale per diventare «una sorprendente riflessione sul bene e il male, raccontata attraverso una trama coerente e misurata che ha lasciato col fiato sospeso vecchi e nuovi fan». Non è stato premiato dal pubblico [poche centinaia di migliaia di spettatori americani contro i 16 milioni di GoT], ma Twin Peaks ha saputo fare quello cui Game of Thrones ci aveva abituato: «portarci in un territorio inesplorato, con i propri mezzi artistici e usando un proprio linguaggio visivo».



Sembra quindi che un altro pretendente stia sgomitando per salire sul trono. Vincerà l’epico clangore di Westeros, o la sonnacchiosa e inquietante cittadina di Twin PeaksHigh Fantasy o Horror-Urban Fantasy? La battaglia è aperta, e i combattenti si giocano il tutto per tutto senza esclusione di colpi. Noi, intanto, ci godiamo lo spettacolo.

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