Lovecraft, il mito

a cura di Redazione Oscar

testo di Giuseppe Lippi


In un suo famoso saggio, Supernatural Horror in Literature, Howard Phillips Lovecraft dichiara:
“Il sentimento più forte e più antico del genere umano è la paura. E la paura più forte e antica è quella dell’ignoto”

Il fatto è che la paura serve da stimolo all’immaginazione; purché non diventi un’angoscia paralizzante, è una forza che si combina con quella del sogno per indurci a liberare le nostre emozioni, a riconoscere la precarietà che ci riguarda e superare i confini del banale.

L’originalità di Lovecraft, grande autore americano del fantastico - tutto nel catalogo Mondadori - consiste nell’aver messo al centro della sua opera non la terra e i suoi demoni quotidiani, ma lo spazio e le altre dimensioni. La terra è presente, certo, ma come ricettacolo di forze arrivate in altri tempi, da millenni o milioni di anni, e ora addormentate in vari angoli del nostro pianeta. Tutto il fascino dell’archeologia misteriosa è qui: divinità filtrate dallo spazio o da universi ipotetici, “attigui a quello reale”; riti misteriosi che risalgono alla notte dei tempi; la consapevolezza che la nostra specie è trascurabile da un punto di vista cosmico. Cosa vogliono queste meraviglie e questi mostri che possiamo incontrare all’angolo della strada, tanto si sono comodamente infrattate nel New England o in fondo al mare? Riprendere il controllo del mondo “quando le stelle torneranno nella giusta posizione”. Questo il mito alla base di una narrativa che prelude alla fantascienza, eppure la trascende.

Nato nel 1890 a Providence, capitale del più piccolo degli Stati Uniti, il Rhode Island (con una breve parentesi matrimoniale a New York), negli anni Venti e Trenta Lovecraft si è ritagliato un posto non solo nel mondo della letteratura “weird” – quella che si occupa dell’ignoto – ma anche fra i grandi insofferenti del loro tempo. Scrittori e intellettuali che, nel generale disadattamento dell’epoca, si sono ingegnati di offendere il sordo e sordido mondo dei moderni dalle pagine di riviste sconosciute o dozzinali come “Weird Tales”. Paradossalmente, il messaggio di Lovecraft e di altri originali colleghi come Clark Ashton Smith e Robert E. Howard – l’inventore di Conan il barbaro – non era concepito per un pubblico di bocca buona, eppure il loro manifesto tutto a favore del sogno e a sfavore della realtà riduttiva e minimale è risuonato dalla piattaforma dei periodici più umili. Lovecraft ha inventato nuovi simboli per esprimere il disagio di un mondo stolto e caotico, di un universo che non ha più nulla di organico o di spirituale: non a caso scrive nel periodo terribile fra le due guerre mondiali. La sua opera non è consolatoria e non rappresenta una fuga: scappare è poco pratico, bisogna saper immaginare l’universo con i suoi mostri.

Lovecraft nel catalogo Oscar

Per conoscere questo autore così emarginato in vita e così centrale nel nostro tempo assetato di simboli e riscoperte, è necessario procurarsi una buona edizione dei racconti. Mondadori ha pubblicato nel 2016 un affascinante tomo illustrato che s’intitola Cthulhu (Oscar Draghi) e contiene buona parte del meglio di Lovecraft: le storie che ruotano intorno agli dèi transuranici, primo dei quali in ordine di apparizione è Cthulhu. Questo signore del tempo, un mostro con poteri semidivini che ricorda vagamente una piovra, giace a R’lyeh, la ciclopica capitale inabissata nel Pacifico. Le sorprendenti storie del Lovecraft mitografo proseguono in un secondo volume intitolato Il Necronomicon, pure negli Oscar Draghi, che completa il quadro della sua narrativa maggiore. Qui sono contenuti i racconti (non già apparsi in Cthulhu) che fanno capo a un’altra mitologia, quella dell’eponimo libro di magia siderale. Il Necronomicon, vero e proprio grimorio, serve a entrare in contatto con i Grandi Antichi come Cthulhu e i suoi confratelli Yog-Sothoth, Azathoth e Nyarlathotep. Compilatore dell’opera, la cui lettura provoca la follia, è l’arabo pazzo Abdul Alhazred: è tutto raccontato da Lovecraft nella Storia e cronologia del Necronomicon

Sia Cthulhu che Il Necronomicon sono a cura di Giuseppe Lippi e riprendono i testi della fortunata edizione completa Tutti i racconti, uscita, sempre per Mondadori, in volume unico nel 2015 (Oscar moderni).

Necronomicon

Howard Phillips Lovecraft

Redatto nell'VIII secolo a Damasco da un pazzo yemenita, il Necronomicon contiene la storia dei Grandi Antichi e le parole per invocarli. È un libro maledetto, demoniaco. Soprattutto è un libro inventato dalla fervida fantasia di H.P. Lovecraft.

Non è morto ciò che in eterno può attendere.

E col passar di strani eoni anche la morte può morire.

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Per autori come H.P. Lovecraft il sogno e i suoi miti sono la vera alternativa al riduttivo e alla banalità persino delle scienze, quando si chiudono alla speculazione. Come ha detto il suo collega Clark Ashton Smith:

“Solo l’impossibile è interessante; il possibile è già successo troppe volte”

Il suo grosso volume di racconti è stato appena ritradotto e sarà presto in libreriaEcco in anteprima la copertina di Atlantide e i mondi perduti, in uscita il 28 novembre per la collana Oscar Draghi:


In conclusione, tutto il meglio del racconto “weird” e soprannaturale lo si può trovare in quattro grandi autori di dark/heroic fantasy: H.P. Lovecraft, Robert E. Howard e Clark Ashton Smith: autori in cui il vulcano onirico non è mai metaforico, ma una straordinaria eruzione le cui fiamme portano letteralmente in direzione dell’ignoto, l’Altrove assoluto.

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