Lina Wertmüller: avventure di una “ragazza romana che ne ha fatte di tutti i colori”

a cura di Redazione Oscar

In molti mi chiedono che discorso farò quando mi consegneranno l’Oscar a fine ottobre. La risposta è sempre la stessa: «Amore, ma tu che vuoi da me?...».

La biografia di Lina Wertmüller aggiornata in occasione dell'Oscar alla carriera


"È una festa la vita: viviamola insieme!"
È quello che Federico Fellini fa dire al suo Guido Anselmi, interpretato da un indimenticabile Marcello Mastroianni in 8 ½.
Sembra proprio che Lina Wertmüller abbia fatto suo questo motto, vivendo a pieno - proprio come una festa - un'esistenza piena di avventure professionali e umane, soddisfazioni, sfide, imprese ambiziose e riconoscimenti, non ultimo (dulcis in fundo) l'Oscar alla carriera che ha ricevuto il 27 ottobre a Hollywood. Il premio dei premi per un regista che ha dedicato la propria vita all'arte.


All'Oscar Lina Wertmüller era già andata vicina nel 1977 quando fu la prima donna a essere candidata per Pasqualino Settebellezze (1975), il suo ottavo film e uno dei più grandi con la figura immortale di Pasqualino (Giancarlo Giannini), guappo napoletano che uccide il seduttore di una delle sette sorelle e viene rinchiuso in un manicomio criminale. Ma di riconoscimenti la sua vita è interamente costellata, per citarne solo altri due: il Premio Flaiano alla carriera 2008, il David di Donatello alla carriera 2010.

Alla vigilia dell'Oscar, esce negli Oscar Mondadori la biografia della regista, Tutto a posto e niente in ordine, dal titolo del suo film del 1974, aggiornata con due nuovi capitoli e un'intervista esclusiva all'autrice a cura di Valerio Ruiz, regista del documentario su Wertmüller Dietro gli occhiali bianchi.

Il volume è corredato da un ricco inserto fotografico che ripercorre le tappe fondamentali di questa avventura umana straordinaria, con immagini anche dei suoi capolavori cinematografici, teatrali e televisivi.
Sono pagine ricche di humour e piene di energia che raccontano la fitta e gioiosa trama di incontri, amicizie e sodalizi artistici come quelli con gli attori Ugo Tognazzi, Piera Degli Esposti e Sophia Loren. È un libro pieno di aneddoti e curiosità perfetto per chi coltiva il culto di Wertmüller e anche per chi non la conosce ancora e voglia scoprire le radici della sua ispirazione.


Si legge di quella volta che scrisse settanta canzoni di Gian Burrasca, di come nacque l'amicizia con Dustin Hoffman, di come destò scalpore con la sua plastica al naso o acquistò d'impulso un attico che dava su Piazza del Popolo.
Ci avviciniamo a una donna sempre in lotta con la propria identità, reinterpretata mille volte e messa a fuoco esperienza dopo esperienza.
Gaudente eppure cattolica, scugnizza ma anche borghese, metallurgica e padronale. Un'instancabile professionista che ancora oggi scrive di avere moltissimi progetti in cantiere, che non si è mai fatta limitare dalle strutture sceniche: nel teatro metteva la libertà del cinema e nel cinema la sacralità del teatro. 


Viene fuori il ritratto di una vita in cui gli opposti non sono così opposti e l'incoscienza è "una buona consigliera". Non c'è da meravigliarsi. Lina Wertmüller in fondo è sempre rimasta "la ragazza romana che ne ha fatte di tutti i colori". 

Lina Wertmüller raccontata da Valerio Ruiz

Leggi un estratto dall'intervista a Lina Wertmüller


 

In effetti è un errore dividere la personalità di un artista dalle sue opere. Questo pensiero, come ricorderai, l’ho tenuto bene a mente mentre giravamo Dietro gli occhiali bianchi. I tuoi film rispecchiano il tuo modo di essere. Se dovessi definire il tuo carattere, che parole useresti?
La gioia di vivere. Semplicemente questo. Non avrei potuto fare tutto quello che ho fatto se non fosse stato per il mio carattere positivo.
La mia natura mi porta a vedere il bicchiere mezzo pieno, nonostante le disgrazie che possono capitare e che fanno parte della vita. Come dicevo, sono stata anche molto fortunata.

Come dici in Dietro gli occhiali bianchi, non hai mai creduto al successo né all’insuccesso...
Esatto, non bisogna mai crederci. Il successo ti fa vivere momenti straordinari, ti fa sentire realizzato, soddisfatto, apprezzato, amato ma può essere anche molto crudele quando il minuto dopo ti volta le spalle. Se non hai una mente forte può essere molto pericoloso, soprattutto perché gli artisti, con le loro fragilità, rischiano di perdersi. Io ho avuto la fortuna di non dare mai retta ai clamori, ho pensato che l’unica cosa importante fosse fare altri film, inseguire i progetti che mi appassionano.
L’insuccesso, paradossalmente, l’ho vissuto meglio del successo. Mi ha spinto a fare di più e mi ha anche fatto capire che il posto dove avrei voluto continuare a fare cinema è solo l’Italia.


Era già da qualche anno che l’Academy ti aveva selezionato come possibile vincitrice di un Oscar alla carriera. Pensi che i movimenti nati in America con il #MeToo, e la crescente attenzione che viene riservata alla parità di genere nel mondo del cinema, possano aver influenzato l’Academy di Los Angeles nel conferirti finalmente il premio?
È possibile, già due anni fa l’Academy aveva premiato la regista francese Agnès Varda. Quello che so è che il mio amico Pascal Vicedomini si è dato un gran da fare, raccogliendo parecchie lettere a sostegno della mia candidatura.

Lo sai chi ha scritto le lettere?
Sì, sono state Sophia Loren, Helen Mirren, il regista Taylor Hackford e Vanessa Redgrave... Una bella compagnia, le adoro tutte queste magnifiche attrici e sono grata della loro stima.

Anche senza essere femminista, per le donne sei sempre stata un esempio, non solo perché sei la prima regista ad aver ottenuto un successo concreto anche dal punto di vista commerciale, ma soprattutto perché eravate ancora in poche a fare questo mestiere. Come ti fa sentire essere considerata un simbolo per molte donne?
Naturalmente mi fa piacere ma non ci ho mai pensato molto. Per me un artista non si può considerare in base al genere. Un artista è un artista, gareggia in una categoria a parte. Questo è il mio credo. Mi dà fastidio quando la politica di genere vorrebbe che si producessero più film di registe donne per il solo fatto che siano donne. Lo trovo sminuente, come a voler mettere una quota rosa. Non si può fare questo lavoro perché si è uomo o perché si è donna. Lo si fa perché si ha talento.
Questa è l’unica cosa che conta per me e dovrebbe essere l’unico parametro con cui valutare a chi assegnare la regia di un film.

Quali consigli daresti ai giovani che vogliono prendere la strada della regia?
Prima di tutto, gli consiglio di aprirsi un negozio di pizza, almeno un pasto caldo è assicurato... Scherzo, ovviamente. Ma è importante che chi prende questa decisione di vita si renda conto di quanto sia difficile, dei sacrifici che comporta.
Oggi, complici i talent show televisivi e il ritmo delle nostre vite, sembra che se non hai successo presto e subito, allora non lo avrai mai. Questa è una scemenza, soprattutto per professioni come quella del regista che richiede, oltre a una preparazione tecnica, anche una preparazione culturale e umana di spessore che solo l’esperienza può darti. Non avere fretta, quindi, ma neanche aspettare che arrivi l’occasione. Occorre darsi da fare, crederci e fare di tutto per crearsi da soli le opportunità.
E poi, fare quello che si ama, battersi per ciò che appassiona seguendo il proprio istinto. La vita dura una mezz’oretta e bisogna cercare di spendere bene il proprio tempo.


 

Tutto a posto e niente in ordine

Lina Wertmuller

Dietro i suoi inconfondibili occhialetti bianchi, Lina Wertmüller ha saputo tratteggiare, con sguardo tagliente e acuto, un'Italia sempre in lotta con la propria identità: gaudente eppur cattolica, scugnizza ma anche insopportabilmente borghese, metallurgica e padronale.

In queste pagine ricche di humour e piene di energia, racconta le sue mille avventure professionali e umane, la fitta e gioi...

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