‘Lettera a una professoressa’: Don Milani e l’idea di una scuola migliore

Rileggere Don Milani per il ritorno sui banchi di scuola

a cura di Redazione Oscar

Il ritorno a scuola è sempre un momento topico di costruzione del nuovo: nuovi inizi, nuovi progetti, nuove sfide.
È l'occasione per condividere e ripensare l'importanza della scuola e degli insegnanti in un'Italia che ha sempre più bisogno di loro come presidio attivo sul futuro.
È qui che può essere scoperto e riletto Don Lorenzo Milani, scomparso cinquantadue anni fa, un mese dopo la pubblicazione di Lettera a una professoressa, il libro-icona sulla scuola tradotto in tutto il mondo.

La figura di don Lorenzo Milani vive un importante momento di riscoperta e valorizzazioneDella sua attività di sacerdote e di educatore, anzi di sacerdote che non può prescindere dall’istruire il gregge a lui affidato, hanno negli ultimi anni dato testimonianza anche personalità d’eccezione come Papa Francesco I e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Lettera a una professoressa (e a un professore)
lo speciale de La Repubblica ispirato a Don Milani

Rifacendosi al pensiero e alla vita di Don Milani, La Repubblica inaugura uno speciale che si rivolge a insegnanti e studenti con una serie di interventi, consigli, messaggi.
I primi due contributi, a firma di Stefano Massini e di Eraldo Affinati. Il primo presenta una riflessione su una letteratura più umana, mentre il secondo dodici consigli per una professoressa, dal "Non gettare mai nel cestino le risposte sbagliate" a "Incarnare il limite". 
"Una volta chiesero a Don Milani quale sarà "il giorno glorioso" per chi fa l'educatore. E lui disse: quando ci prenderemo una bastonata. Arriva sempre un momento in cui il ragazzo acquista autonomia. Se ne va. Ti abbandona. Il nostro è "il mestiere dei fiaschi". Per questo assomiglia alla vita. - scrive Affinati. 

Dunque la posta in palio non è più la fatidica maturità dell'allievo quanto la sua autonomia di essere pensante, connesso o no, dotato o no di smartphone, cioè realmente padrone di sé come scrive Nicholas Carr. Cos'è questo, se non un nuovo statuto umanistico? Cara professoressa, spetta a voi irradiarlo, ed è una missione a mio vedere entusiasmante. Quanto a noi, non c'è compito più importante che sostenere, da fuori, senza mezzi termini, senza esitazioni, la battaglia giornaliera di chi sale in cattedra, dalle elementari ai licei, dagli istituti professionali alle scuole serali, perché l'educazione è il baluardo oltre cui c'è il buio. (Stefano Massini)

Una scrittura collettiva

Il lungo e paziente lavoro condotto sugli scritti di don Milani da Alberto Melloni e dai suoi collaboratori della Fondazione Fscire ha condotto alla pubblicazione dell’“Opera omnia” nei Meridiani Mondadori: un’edizione non solo critica e commentata, ma anche riconosciuta come Edizione Nazionale. Nel 2017 è anche uscito negli Oscar Moderni Lettera a una professoressa.
Il testo della Lettera è accompagnato da un profilo di Don Milani a firma di Pietro Citati e da un’ampia Postfazione (La lezione di Dio) di Alberto Melloni, che ricostruisce giorno per giorno, grazie alle lettere di Milani, la nascita del libro. 


Lettera a una professoressa è paradossalmente l’opera più nota di don Milani benché in copertina il suo nome non compaia: l'autore è indicato infatti come “Scuola di Barbiana”, la scuola popolare che Milani aveva organizzato nel piccolo paese toscano (il comune di Vicchio, nel Mugello) di cui era parroco.
Questo libro-manifesto, che ha reso celebre in tutto il mondo don Milani e la sua scuola e ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società, è il frutto di un significativo lavoro di scrittura collettiva.
Per mesi, infatti, i ragazzi della scuola lavorano alla ricerca e all’analisi di dati socioeconomici sul grado di istruzione delle famiglie, sul numero di bocciati in rapporto alla professione del padre e in generale alla situazione della famiglia di provenienza, sull’abbandono scolastico, sul successo professionale.

Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che «respingete». Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

Da lettera di protesta a pamphlet sul ruolo dell'educazione nella società

Quella che nasce come lettera di protesta contro la bocciatura di due ragazzi della scuola che avevano iniziato a frequentare le magistrali, nel desiderio di diventare maestri e seguire così l’esempio di Milani, si trasforma in un documentatissimo pamphlet: una violenta, durissima requisitoria contro la scuola come luogo in cui si perpetuano e si difendono le differenze di classe. Il problema delle bocciature rappresenta in realtà solo un aspetto marginale del problema: il vero nodo che la lettera affronta è il fatto che l’articolo 3 della Costituzione nella scuola non è applicato, anzi totalmente disatteso e avversato. 
La scuola non può perdere i ragazzi difficili – afferma don Milani: altrimenti non è più scuola, «è un ospedale che cura i sani e respinge i malati».



Alla base dell’educazione impartita da don Milani sta la lingua: impossibile predicare il Vangelo se i parrocchiani faticano a capire l’italiano. La ricchezza linguistica, il possesso delle parole, la comprensione dell’italiano sono fondamento di democrazia.

Da ciò anche il lavoro di cesello sul testo della lettera, che viene limata, semplificata, resa accessibile a chiunque abbia fatto la quinta elementare. Devono poterla leggere i genitori dei ragazzi bocciati, perché nessuno possa essere escluso dal godimento di un diritto che è la stessa Costituzione a garantirgli.
A distanza di cinquant’anni la Lettera a una professoressa continua a rivolgere alla classe docente il suo appassionato appello morale e civile: il rivoluzionario messaggio di un sacerdote convinto che le leggi vanno rispettate quando sono la forza del debole e non quando sanciscono il predominio dei forti, e che un maestro amante del vero e del giusto può cambiare il mondo.

L'appassionata video-recensione di Pier Paolo Pasolini a "Lettera a una professoressa"

Le opere di Don Lorenzo Milani