I “Cento racconti” di Ray Bradbury, “umanista del futuro”

a cura di Redazione Oscar

Bradbury, fiore all'occhiello del catalogo Oscar

Ray Bradbury

Ray Bradbury, morto a oltre novant’anni il 4 giugno 2012, è stato definito un “umanista del futuro”. I suoi romanzi Cronache marziane (1950) e Fahrenheit 451 (1951) continuano a godere di immensa popolarità, ma non bisogna dimenticare le sceneggiature per il cinema e la TV, fra cui quella del Moby Dick di John Huston, una serie di opere teatrali e poetiche, e soprattutto un corpus di racconti che hanno tracciato nuove strade nell’immaginario.

La sua eredità di libri straordinari è uno dei fiori all’occhiello del catalogo Oscar Mondadori:  la nuova traduzione di Fahrenheit 451 di Giuseppe Lippi ha inaugurato, nel 2016, la serie degli Oscar Moderni.

Le opere più famose di Bradbury

I "Cento Racconti"

Fondamentale per conoscere la narrativa breve di Bradbury – spiega Giuseppe Lippi – è Cento racconti, autoantologia 1943-1980, che propone una scelta delle sue più poetiche e appassionanti short stories, ordinate secondo un criterio non cronologico ma di assonanze e rimandi. Oltre che una autoantologia, questo volume costituisce anche un’autobiografia letteraria, una sorta di testamento per nuove generazioni di lettori.

 

Cento racconti

Ray Bradbury

«I racconti sono qui. Ce ne sono cento, quasi quarant'anni della mia vita. Contengono metà delle verità sgradevoli sospettate a mezzanotte e metà di quelle gradevoli riscoperte a mezzogiorno.» Con queste parole Ray Bradbury ha suggellato la sua prima imponente antologia di racconti, uscita nel 1980 da Knopf con il titolo The stories of Ray Bradbury. Scelte e ordinate dall'autore, queste ce...

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Ray Bradbury non ha scritto soltanto meravigliose storie di fantascienza, visioni sospese nel futuro che in effetti si svolgono sulla soglia dell’eternità. Ha pubblicato racconti autobiografici, bozzetti di famiglia, ritratti di vita americana nel XX secolo; racconti del brivido, del mistero, alcuni celebri horror basati sulle nostre incertezze fondamentali.
Così in Gioco d’ottobre la festa si tramuta in un rituale antico e raccapricciante, in Donna che urla si può ascoltare una disperata canzone d’amore, mentre nella Giostra nera il male assume forme stravaganti e addirittura grottesche. Ma circhi, giochi di prestigio, maghi e illusionisti, i funamboli dell’esistenza che sono così tipici del mondo provinciale bradburiano – e più che provinciale, intimo come può esserlo un ricordo – si caricano di un tale pathos che non basta un pianeta a contenerli.
Lo sapeva bene Federico Fellini, che di Bradbury fu amico e con cui divideva l’amore per l’autobiografia fantasiosa: così non c’è da stupirsi che, dopo averlo letto, volesse fare anche lui un film di fantascienza. Il progetto sopravvive ancora, in forma fantastica, in una memorabile sequenza di Otto e mezzo, e forse è proprio su quell’astronave – partita dalla campagna romana e approdata al settimo cielo – che viaggiano ancora alcuni dei più intrepidi esploratori del cosmo, cugini di quelli che Ray Bradbury aveva inviato su Marte alla ricerca di illusioni perdute.

Ray Bradbury

La locandina del film "8 e mezzo" di Federico Fellini (1963)

Ma si può recuperare un’illusione? E a che prezzo? Bisogna reinventarla, farne una “storia”:
«I miei racconti parlano da soli e contengono, almeno per metà, le verità sgradevoli che sospettiamo a mezzanotte. L’altra metà è fatta di scoperte più piacevoli, quelle che vengono a mezzogiorno del giorno dopo».

In ogni caso sono storie che non offrono risposte, non pretendono di ammaestrare, quanto di “farci sentire” il wonder e il terror cari al loro autore.

Da non perdere!

Fahrenheit 451. Il graphic novel

In libreria dal 26 giugno

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