Hemingway e l’esplosione di Bollate

7 giugno 1918 - 7 giugno 2018

a cura di Redazione Oscar

Quell'esplosione, cent'anni fa

Il 7 giugno 1918

Un giovanissimo Hemingway, volontario della Croce Rossa, prestò soccorso in occasione dello scoppio della fabbrica di armi Sutter&Thévenot a Castellazzo di Bollate, alle porte di Milano. Le 59 vittime furono tutte  quasi tutte donne, molte giovanissime, che da più parti del Paese si trovavano a lavorare in questo luogo. Hemingway racconterà la tragedia anni dopo in un racconto della raccolta I Quarantanove racconti.
Unica testimonianza di un luogo non più esistente e di un episodio a lungo dimenticato, è la documentazione fotografica commissionata nel 1917 dalla Sutter & Thévenot al famoso fotografo milanese Luca Comerio: immagini che documentano gli ambienti della fabbrica e la vita che vi si svolgeva.

Il 7 giugno 2018

In occasione del centesimo anniversario della tragedia, verrà realizzato un momento celebrativo per ricordare e riflettere su temi importanti come la dignità, i diritti, il lavoro, la giustizia, il sacrificio, il ruolo civile e sociale delle donne. Nei giorni a ridosso della ricorrenza, verranno realizzate numerose attività volte a diffondere la conoscenza di questo importante episodio storico e a promuovere il grande valore culturale e naturalistico del territorio del Castellazzo di Bollate. Qui il programma delle celebrazioni.

Dal 5 al 21 giugno: la mostra dedicata presso la Biblioteca di Bollate

Segnaliamo in particolare la mostra La Fabbrica Dimenticata. Immagini e parole: Luca Comerio e Ernest Hemingway presso la Biblioteca di Bollate da martedì 5 a giovedì 21 giugno 2018.

Mostra ideata da Giordano Bordegoni e Giordano Minora con la collaborazione di Gian Mario Pasi. Con una sezione aggiuntiva Hemingway in Italia durante la Prima Guerra Mondiale. In mostra anche contributi fotografici e video relativi al fotografo Luca Comerio e alla sua collaborazione con Pirelli conservati presso la Fondazione Pirelli.

Una fabbrica che non c’è più. Un celebre fotografo e un grande scrittore americano in Italia. Nel 1917 Luca Comerio, uno dei pionieri della fotografia italiana, viene incaricato dalla ditta Sutter & Thévenot che produceva materiale bellico nella campagna di Castellazzo di Bollate, di documentare il lavoro nei vari reparti. La fabbrica scoppiò l’anno successivo e le fotografie sono diventate l’unica testimonianza delle vittime della tragedia. A raccontarla fu lo scrittore Ernest Hemingway.

I quarantanove racconti

Ernest Hemingway

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Le parole di Hemingway

Lo scrittore Ernest Hemingway, allora giovanissimo e non ancora famoso, si trovò a passare sul territorio di Bollate proprio in occasione della tragedia del 7 giugno 1918.
Arruolatosi volontario nella Croce Rossa Americana come guidatore di autoambulanze, il giovane Hemingway era per caso arrivato in treno da Parigi a Milano proprio la mattina stessa del drammatico evento. Nel primo pomeriggio, fu richiamato immediatamente in servizio e fu inviato sul luogo del disastro per prestare soccorso. Per il diciannovenne Ernest la vista dei corpi dilaniati dall’esplosione e soprattutto la scoperta che quasi tutte le vittime fossero donne fu un trauma tremendo. Da questa visione non si liberò mai, tanto da portarlo a scriverne, quattordici anni dopo, nel racconto Una storia naturale dei morti, contenuta nel volume I quarantanove racconti pubblicato per la prima volta a New York nel 1938 e per la prima volta in Italia nel 1947.
Ecco come Hemingway ricorda la terribile esperienza:

Arrivammo sul luogo del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi formicolanti di animaletti, che non potei osservare chiaramente a causa delle grandi nuvole di polvere sollevate dai camion. Arrivando nel luogo dove sorgeva lo stabilimento, alcuni di noi furono messi a piantonare quei grossi depositi di munizioni che, chissà perché, non erano saltati in aria, mentre altri venivano mandati a spegnere un incendio divampato in mezzo all’erba di un campo adiacente; al termine della quale operazione ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni e i campi circostanti per vedere se ci fossero dei corpi.

Ne trovammo parecchi e li portammo in una camera mortuaria improvvisata e, devo ammetterlo francamente, la sorpresa fu scoprire che questi morti non erano uomini ma donne.

A quei tempi le donne non avevano ancora cominciato a portare i capelli alla maschietta, come fecero poi per molti anni in America e in Europa, e la cosa più inquietante, forse perché era la più insolita, era la presenza e, cosa ancora più inquietante, l’assenza occasionale di queste lunghe capigliature. Ricordo che dopo aver frugato molto attentamente dappertutto per trovare i corpi interi ci mettemmo a raccogliere i brandelli. Molti di questi furono staccati da un fitto recinto di filo spinato che circondava l’area dove prima sorgeva la fabbrica, e dalle parti ancora esistenti del quale togliemmo molti di questi pezzi staccati che illustravano fin troppo bene la tremenda energia dall’alto esplosivo. Trovammo molti di questi brandelli nei campi, a una distanza considerevole, dov’erano stati portati dal loro stesso peso. 

Le drammatiche ore trascorse a Castellazzo di Bollate nella pietosa missione rappresentarono quindi per il futuro scrittore un impatto sconvolgente con la realtà della morte, destinato a lasciare una traccia profonda e indelebile nella sensibilità del suo animo. Due giorni dopo il giovane Hemingway lasciò Milano per proseguire il suo viaggio verso Schio, dove aveva sede la sezione della Croce Rossa Americana cui era stato assegnato.

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