Don Lorenzo Milani: il sacerdote che voleva cambiare il mondo

a cura di Redazione Oscar

"Lettere a una professoressa"

Il 26 giugno 1967, 50 anni fa, moriva a Firenze don Lorenzo Milani, un mese dopo la pubblicazione di Lettera a una professoressa il libro-icona sulla scuola tradotto in tutto il mondo.

Sono passati cinquant’anni dalla sua scomparsa e oggi la figura di don Lorenzo Milani vive un importante momento di riscoperta e valorizzazione. Della sua attività di sacerdote e di educatore, anzi di sacerdote che non può prescindere dall’istruire il gregge a lui affidato, hanno recentemente dato testimonianza due personalità d’eccezione: papa Francesco e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Don Milani era un educatore appassionato con una visione della scuola che risponde alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi. Papa Francesco Il deficit di conoscenza oggi, non meno che negli anni di don Milani, si traduce in un deficit di opportunità, spesso anche in una negazione di dignità, e dunque in un moltiplicatore di ingiustizia e di diseguaglianza.

Sergio Mattarella

Una scrittura collettiva

Il lungo e paziente lavoro condotto sugli scritti di don Milani da Alberto Melloni e dai suoi collaboratori della Fondazione Fscire ha condotto alla pubblicazione dell’“opera omnia” nei Meridiani Mondadori: un’edizione non solo critica e commentata, ma anche riconosciuta come Edizione Nazionale.

All’indomani dell’evento “Don Milani. Insegnare a tutti” – che si è tenuto il 5 giugno 2017 al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e che ha visto tra gli altri la presenza del ministro Valeria Fedeli e di direttori di quotidiani nazionali, e la testimonianza di Adele Corradi, che di don Milani fu la più stretta collaboratrice – esce negli Oscar Moderni Lettera a una professoressa.

Il testo della Lettera è accompagnato da un profilo di don Milani a firma di Pietro Citati e da un’ampia Postfazione (La lezione di Dio) di Alberto Melloni, che ricostruisce giorno per giorno grazie alle lettere di Milani la nascita di questo libro-icona.

Lettera a una professoressa è paradossalmente l’opera più nota di don Milani benché in copertina il suo nome non compaia: come autore è indicato infatti “Scuola di Barbiana”, la scuola popolare che don Milani aveva organizzato nel piccolo paese toscano (Barbiana, nel comune di Vicchio, nel Mugello) di cui era parroco.

Questo libro-manifesto, che ha reso celebre in tutto il mondo don Milani e la sua scuola e ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società, è il frutto di un significativo lavoro di scrittura collettiva.

Per mesi, infatti, i ragazzi della scuola lavorano alla ricerca e all’analisi di dati socioeconomici sul grado di istruzione delle famiglie, sul numero di bocciati in rapporto alla professione del padre e in generale alla situazione della famiglia di provenienza, sull’abbandono scolastico, sul successo professionale.

Nella scuola don Milani vede la frontiera tra ingiustizia e giustizia.

Alberto Melloni

Da lettera di protesta a pamphlet

Quella che nasce come lettera di protesta contro la bocciatura di due ragazzi della scuola che avevano iniziato a frequentare le magistrali, nel desiderio di diventare maestri e seguire così l’esempio di Milani, si trasforma in un documentatissimo pamphlet: una violenta, durissima requisitoria contro la scuola come luogo in cui si perpetuano e si difendono le differenze di classe. Il problema delle bocciature rappresenta in realtà solo un aspetto marginale del problema: il vero nodo che la lettera affronta è il fatto che l’articolo 3 della Costituzione nella scuola non è applicato, anzi totalmente disatteso, anzi avversato.

L’articolo 3 infatti recita:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Il diritto allo studio sta a fondamento della democrazia

La scuola non può perdere i ragazzi difficili – afferma don Milani: altrimenti non è più scuola, «è un ospedale che cura i sani e respinge i malati».



Alla base dell’educazione impartita da don Milani sta la lingua: impossibile predicare il Vangelo se i parrocchiani faticano a capire l’italiano. La ricchezza linguistica, il possesso delle parole, la comprensione dell’italiano sono fondamento di democrazia.

Da ciò anche il lavoro di cesello sul testo della lettera, che viene limata, semplificata, resa accessibile a chiunque abbia fatto la quinta elementare. Devono poterla leggere i genitori dei ragazzi bocciati, perché nessuno possa essere escluso dal godimento di un diritto che è la stessa Costituzione a garantirgli.
A distanza di cinquant’anni la Lettera a una professoressa continua a rivolgere alla classe docente il suo appassionato appello morale e civile: il rivoluzionario messaggio di un sacerdote convinto che le leggi vanno rispettate quando sono la forza del debole e non quando sanciscono il predominio dei forti, e che un maestro amante del vero e del giusto può cambiare il mondo.

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Lettera a una professoressa

Scuola di Barbiana, Lorenzo Milani

Manifesto che ha reso celebre in tutto il mondo don Milani e la scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società, nonostante travisamenti e strumentalizzazioni. Frutto di una scrittura collettiva sostenuta da un imponente lavoro preparatorio e di cesello linguistico, questo libro-icona rivendica il diritto allo studio di fronte a una real...

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