1968-2018: 50 anni fa ci lasciava Quasimodo

a cura di Redazione Oscar

“Lirici greci” e premio Nobel

Quasimodo era un poeta che mi piaceva molto, così lo conobbi e diventammo amici. Lui sperava da tempo di ottenere il premio Nobel, sicché nelle settimane che precedevano la concessione del premio non facevamo che parlare di quell’argomento quando ci incontravamo a Milano. Uno di quei giorni, tra un boccone e l’altro, mi fece una strana domanda.
Mi chiese: «Secondo te qual è il mio libro migliore?».
La domanda mi sorprese. «Perché mi chiedi questo?», gli risposi.
E lui: «Sei molto più giovane di me e fai un altro mestiere, ma sei un mio lettore. Mi interessa molto il giudizio di un giovane lettore e conoscere la tua scelta. Capisco che devi pensarci su. Ci rivedremo qui domani e mi darai la tua risposta, ci tengo molto».
Gli risposi: «Non ho bisogno di pensarci affatto, te lo dico subito: i lirici greci da te tradotti».
«È una traduzione, non è un’opera mia, lo dici tu stesso. Io voglio sapere un libro di poesie scritto da me che a te piaccia e perché».
«Te l’ho già detto, sono i lirici greci».
«Ma abbiamo detto che si tratta di una traduzione».
«Amico mio, non esiste una traduzione specialmente quando si tratta di greco antico e di frammenti. Non penserai che i due versi con i quali Saffo descrive il suo rapporto con Eros scritti nel testo originale siano i medesimi che tu hai trasferito alla lingua italiana di oggi. Io conosco poco il greco antico originale che peraltro sta nella pagina di sinistra del tuo libro come tutte le altre poesie di quei lirici come Alceo, Alcmane e i numerosi altri che tu hai tradotto. È un’opera assolutamente originale e quindi se mi chiedi il tuo libro più bello io indico quello. È assolutamente tuo, Saffo e gli altri sono la materia prima di cui ti servi ma dalla materia prima esce un prodotto compiuto e l’autore è Quasimodo».
Lui restò molto pensieroso. Passarono un paio di settimane e ci rivedemmo di nuovo. Mi abbracciò e mi disse: «Ho riletto i miei lirici greci, hai ragione, se mi daranno il Nobel forse me lo daranno per questo».
Il Nobel venne qualche anno dopo.

Eugenio Scalfari, «l’Espresso», 28 agosto 2016

Guarda l'intervista a Quasimodo (1959)

Salvatore Quasimodo riceve la telefonata del Nobel, e legge le poesie "Dalla natura deforme" e "Lettera alla madre".

Con fuoco classico

«Il desiderio d’una lettura diretta dei testi di alcuni poeti dell’antichità mi spinse, un giorno, a tradurre le pagine più amate dei poeti della Grecia.»

Ma quale è, in sostanza, l’operazione che Quasimodo compie sui greci? Sceglie anzitutto un gruppo di liriche e di frammenti, di testi in vari casi pervenuti fino a noi incompleti; li traduce forse anche sedotto dal casuale stato frammentario, e quindi da quella apparente alogicità, da quell’incerto anticontenutismo e asintattismo che hanno un’aria involontariamente così moderna, attuale. Li adatta; li trasforma, anzi, in completa autonomia; li unisce, persino, a dar l’impressione di una lirica unitaria che in realtà è inesistente.
La scelta lascia da parte i poeti corali, come Pindaro e Bacchilide, mentre privilegia i poeti del canto monodico, i melici; e di questi poi tralascia i pezzi gnomici, oratori, polemici, per quelli più “puri” o “lirici”. Preferenze significative, che si precisano, poi, nel lavoro di traduzione, alla luce delle possibilità e aperture che il frammento presenta ai fini dell’immediatezza poetica, o meglio dell’illuminazione lirica immediata.
Quasimodo tenta «l’approssimazione più specifica d’un testo: quella poetica».
Quasimodo sceglie i testi più lirici, più adatti alla trascrizione in italiano moderno, più pronti, soprattutto, ad adattarsi al suo linguaggio, alla sua metrica.

Gilberto Finzi, “Quasimodo traduttore di classici”, 1979

La motivazione del Nobel per la Letteratura

Per la sua poesia lirica che con fuoco classico esprime l’esperienza tragica nella vita dei nostri tempi.

Fondazione Nobel, Stoccolma, dicembre 1959

Guarda la cerimonia di premiazione - Stoccolma 1959

La dichiarazione del poeta

Il poeta è solo: il muro di odio si alza intorno a lui con le pietre lanciate dalle compagnie di ventura letterarie. Da questo muro il poeta considera il mondo, e senza andare per le piazze come gli aedi o nel mondo «mondano» come i letterati, proprio da quella torre d’avorio, così cara i seviziatori dell’anima romantica, arriva in mezzo al popolo, non solo nei desideri del suo sentimento, ma anche nei suoi gelosi pensieri politici.

dal discorso del Nobel, dicembre 1959

Lirici greci

Salvatore Quasimodo

Un vertice di limpida bellezza atemporale: in estrema sintesi è questo il prodigio poetico di un'opera che va oltre il mutare degli orientamenti estetici e che è stata capace di stupire ed emozionare generazioni di lettori come raramente accade, o come accade solo ai veri classici. La celebre versione dei Lirici greci di Salvatore Quasimodo è un duplice capolavoro, per la mirabile essenziali...

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