Salva con nome

Salva con nome

Dai labirinti sotterranei di una memoria legata a un
passato anche remoto, o addirittura pre-natale, affiorano
brandelli di messaggi, volti e nomi di figure parentali,
eventi di presenze ormai inghiottite dal tempo e
dai paesaggi che li videro agire e soffrire, nella irredimibile
solitudine dei loro destini. Antonella Anedda
in Salva con nome ci conduce, con fermezza di voce
asciutta e tagliente – cucendo con pazienza le proprie
parole, come su un ramo il comporsi delle foglie – in
una dimensione inquieta tra l’atemporale e l’onirico,
dove le immagini si affacciano, quasi spettrali, pronte
a dissolversi a contatto con l’aria. Solo il nome, solo la
forza della parola riesce a salvarle: una parola, peraltro,
sempre fortemente radicata nelle cose, nella realtà,
nell’origine, come vediamo anche dall’uso, pur molto
controllato, della lingua sarda. Una realtà che riesce a
evidenziarsi attraverso i numerosi frammenti sparsi
di una minuta quotidianità domestica, dai particolari
di una condizione di precarietà ineludibile dove l’idea
della morte – o la sua presenza condotta dal ricordo o
dall’ansia – coesiste stabilmente, compenetrata nelle
cose e negli esseri su cui gli occhi della poesia vengono
a posarsi. Eppure, nel suo “cercare / morti in vita”,
Antonella Anedda diffonde una serie di messaggi di
consapevole vitalità, di evoluzione solidale, collocando,
nella varietà sorprendente in cui si realizza l’originale
collage finale di questo libro – nel passaggio dal
verso alla prosa, nelle differenti strutture del verso,
fino alla pluralità di voci dei suoi Cori – una serie di
reperti, di piccoli cimeli affettivi, di fotografie di volti
e cose che, come nelle opere del grande W.G. Sebald,
non sono semplici illustrazioni d’accompagnamento
ma vere e proprie parti essi stessi del testo. Nella lirica
complessa e profonda di Antonella Anedda, nel rigore
intellettuale e nell’esigenza di pensiero dei suoi percorsi
poetici, incontriamo “la memoria che scroscia”,
l’acqua che inghiotte ma anche la capacità di osservare
o sognare se stessi come dall’esterno. Nella lotta incessante
contro il tempo che tende a dominarci, forse
solo la lucidità della poesia riesce a trovare l’energia e
il sostegno morale per non cedere, per non affondare.

Antonella Anedda

Antonella Anedda (Angioy), nata a Roma, è laureata in storia dell'arte moderna. Dopo il libro di esordio Residenze invernali (1992) ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Notti di pace occidentale (1999, Premio Montale 2000), Il catalogo della gioia (finalista al Premio Viareggio 2003) e Dal balcone del corpo (2007, con cui ha vinto i premi Dedalus, Dessì e Napoli). Tra i saggi si ricordano: Cosa sono gli anni (1997), La luce delle cose (2000), La lingua disadorna ( 2001), Come solitudine (2003) e La vita dei dettagli (2009).
Di Philippe Jaccottet ha curato il volume La parola Russia (2004).
Sue traduzioni da poeti classici e moderni sono raccolte nel volume Nomi distanti (1998). I suoi libri sono tradotti in varie lingue.


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Salva con nome

Antonella Anedda

Salva con nome

Collana: Lo Specchio
ISBN: 9788804617631
128 pagine
Prezzo: € 16,00
Formato: 13,5 x 20,5 - Brossura con alette
In vendita da: 27 marzo 2012

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