La soffitta

La soffitta

Metà illustrato, metà fumetto, una storia dal sapore inquietante, tra intolleranze alimentari, ossessione per il sesso e per il denaro, messe nere, poesia, esperimenti non autorizzati, alieni e l’oscuro abisso della psiche umana.

Pasquale Todisco

SQUAZ, ovvero Pasquale Todisco (Taranto 1970), è illustratore e disegnatore di fumetti, collaboratore di molte testate nazionali da «Rolling Stone» a «Linus». Ha pubblicato diversi libri a fumetti e ha disegnato copertine di album musicali. Fa parte del collettivo multimediale Action30 con cui si è esibito in diversi teatri europei. Insieme ad AkaB è tra i fondatori del collettivo Dummy.

Gabriele Di Benedetto

AKAB ("notte" in antico maya), ovvero Gabriele Di Benedetto (Milano 1976), si occupa di pittura, cinema, animazione e fumetto. Tra i fondatori dello Shok Studio, ha collaborato con le più importanti case editrici di fumetti statunitensi (Marvel, DC Comics, Dark Horse). Il suo primo lungometraggio, Mattatoio (2003), è stato selezionato alla 60° Mostra del Cinema di Venezia. Ha pubblicato numerosi libri illustrati e a fumetti.


Intervista all'autore

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Parliamo un po’ de La soffitta. Com’è nato il progetto?

Squaz: Tutto è partito da una serie di miei disegni realizzati un po’ a ruota libera. Inizialmente avevo pensato di raggiungere un numero di tavole sufficiente per organizzare una mostra, ma strada facendo mi è parso che quelle tavole contenessero una narrazione di qualche tipo. E di un tipo a me ignoto, per giunta. Come se effettivamente stessi cercando di raccontare qualcosa a mia stessa insaputa. Allora ho pensato di farne un libro. A quel punto però i miei tentativi di abbinare un testo scritto da me si sono rivelati insoddisfacenti. Avevo l’impressione di razionalizzare troppo, mentre le immagini erano esplosive, forti. Temevo di raffreddarle, di togliere loro potenza. Allora ho chiesto aiuto ad AkaB.

AkaB: Vado a memoria (quindi totalmente inaffidabile). Eravamo a casa mia con Ponticelli e Squaz per ragionare su un progetto da fare insieme, e Squaz mi ha parlato delle illustrazioni per la mostra, chiedendomi se potevo scriverci un testo. Gli ho detto sì e me le ha mandate, quando le ho viste mi sono sembrate slegate tra loro e in nessun modo accomunabili da qualche elemento comune. Poi sono andato a fare un pisolino (uno dei pochi privilegi nel fare il mio mestiere è che posso dormire quanto e quando voglio) e al risveglio avevo la prima frase in testa. Scritta quella, il resto è uscito tutto insieme come il sangue dal costato di Gesù Cristo.

In che modo le modalità atipiche di lavorazione si sono riflesse sul prodotto finale?

AkaB: Non saprei dire, i disegni sono già una forma di scrittura (!), quindi in qualche modo sono stati loro a dettare le parole. Questa cosa mi ha fatto pensare che sia nella storia di ogni singolo uomo, sia in quella della intera umanità, il disegno viene sempre prima della parola. Basti pensare ai bambini o a gli uomini delle caverne.

Squaz: Sul fatto che si tratti davvero di una modalità atipica potremmo parlarne a lungo. Forse per il fumetto può essere vero, ma è vero anche che né io né AkaB ci rapportiamo esclusivamente al fumetto ed ai suoi codici. In realtà, molte canzoni nascono proprio in questo modo, partendo cioè dalla musica. E forse è proprio una specie di strana “qualità musicale” che si è trasferita nel nostro lavoro. In senso più tecnico invece, saltano fuori occasionalmente delle piccole incongruenze. Bizzarrie, capricci, parti del discorso che vengono abbandonate e mai più riprese e, in modo speculare, dettagli delle illustrazioni che non hanno una stretta attinenza con la storia. Ma questi più che essere dei difetti sono proprio il DNA di questo libro, aspetti congeniti. Non ci interessava certo realizzare la “storia ad orologeria” dove ogni dettaglio è funzionale alla narrazione, per intenderci. Ne è venuto fuori un libro disfunzionale, che credo ci rappresenti abbastanza fedelmente.

Parliamo un po’ di voi. Insieme con il precedente Le 5 Fasi, La soffitta rispecchia il vostro interesse artistico e narrativo nei confronti di un certo tipo di immaginario – tenuto conto delle dovute differenze tra l’approccio di Squaz e quello di AkaB. Di cosa vi siete nutriti per partorire questo mondo grottesco e deviato?

AkaB: Di realtà.

Squaz: Sì, il nostro rispettivo approccio è abbastanza diverso. Ma credo che, al di là delle ovvie differenze stilistiche, ci siano molte cose in comune tra me ed AkaB. Mi riferisco in particolare al modo di avvicinarsi alla creazione artistica, anche se poi ognuno di noi trova soluzioni diverse alle stesse domande. Sia ne Le 5 Fasi sia ne La soffitta c’è la stessa voglia di mettersi in gioco, per esempio. Di uscire dalla cosiddetta “comfort zone” e di farlo insieme ad altri. Nel caso de La soffitta, quello che mi interessava era non fare sconti al lettore. Non ammiccare, non cercare la sua comprensione, non ironizzare, né prendere le distanze da ciò che si racconta. Nell’epoca dei meme, dove ci si nasconde dietro una battuta per liquidare argomenti anche complessi, io qui non volevo proprio nascondermi. E di meme ne inventerei uno al giorno, vista la mia estrazione Pop… Dal punto di vista del disegno invece, è da molto tempo ormai che non mi chiedo più da dove prendo le cose.

Come giudicate lo stato di salute del fumetto in Italia? Decenni dopo la stagione delle riviste, si stanno ri-creando degli spazi significativi – intendo soprattutto a livello di circolazione – per un fumetto che si discosta dai canoni del popolare da edicola?

Squaz: Credo che gli spazi più significativi si stiano creando nella testa delle persone. Nel senso che, tra mille altre cose, c’è sempre più spazio anche per il fumetto. Lo dimostrano ad esempio le decine di fiere e mostre mercato dedicate al settore, alcune decisamente non orientate al fumetto commerciale. Dal punto di vista editoriale, vedo sempre più spazio ai fumetti sulle pagine dei giornali. Ci sono le rubriche a fumetti, c’è il graphic journalism, ci sono i quotidiani con gli inserti. E nella maggior parte dei casi il tipo di fumetto è proprio quello più artistico e meno convenzionale. Per gente come me e AkaB è una grossa opportunità. Devo dire però che il fumetto popolare da edicola e quello indipendente sono in contatto, e lo sono sicuramente più oggi di un tempo. Almeno, da noi in Italia. Parlo certamente di collaborazioni, di scambi tra i due mondi, ma anche del fatto che sono sempre stato d’accordo sulla teoria di Alan Moore secondo la quale il fumetto seriale e quello alternativo sono vagoni dello stesso treno, anche quando apparentemente sembrano andare in direzioni opposte.

AkaB: Direi proprio che scoppia di salute, forse anche troppo. Non so se durerà, quello che so è che il fumetto ha sempre avuto grande attenzione nei periodi in cui il pensiero fascista torna a dominare.

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La soffitta

Pasquale Todisco, Gabriele Di Benedetto

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