Etica e letteratura

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Recensioni

“L'autore instaura un sottile gioco con il lettore, mescolando elementi reali all'invenzione letteraria e la sua scelta della scrittura in prima persona, in qualità di narratore, testimone, cronista, aumenta l'illusione della veridicità della narrazione. L'alter ego dell'autore, singolare viaggiatore e al contempo investigatore, spesso svolge indagini minuziose mirate a capire vicende misteriose legate ai luoghi visitati, senza che però gli indizi raccolti permettano di dipanare i fili della matassa, sciogliere i dubbi e gli interrogativi, identificare moventi e fini, giungere a interpretazioni univoche, costruendo consapevolmente una narrazione ricca di rimandi culturali, letterari e artistici che rende più fitto il mistero che ci circonda, di cui si sente tangibile la presenza. I racconti di Herling sono stati definiti dalla critica metafisici, poiché attraverso l'indagine del reale e del verosimile cercano di penetrare, di cogliere le ragioni ultime celate che sfuggono alla ragione. ”

Krystyna Jaworska - La Stampa,

“La forza delle parole di Gustaw Herling va dritta al petto di ogni italiano che ha conservato una storia possibile dell'Italia e l'onestà intellettuale per guardare nello sconquasso intellettuale e morale della stanca e malata democrazia che miracolosamente sopravvive. È solo un assaggio di un'opera sterminata (più di 3mila pagine) di letteratura civile che sarebbe piaciuta a Croce.”

Giancristiano Desiderio - Il Giornale,

“Finalmente, si apre un'altra breccia nel muro di ignoranza, ostilità e conformismo che in Italia ha ostacolato la diffusione di un pensiero libero, l'attenzione per testimonianze inascoltate che avrebbero potuto far capire meglio le dinamiche e gli orrori dei totalitarismi del XX secolo. Finalmente perché la decisione di pubblicare uno dei prestigiosi Meridiani della Mondadori dedicato alla figura e alle opere di Gustaw Herling suona come un risarcimento tardivo ma doveroso per uno scrittore polacco in esilio in Italia che ha vissuto in una nicchia intellettualmente fervida ma appartata senza che i suoi straordinari libri entrassero, come meritavano, di prepotenza nel dibattito culturale e politico italiano. ”

Pierluigi Battista, Corriere della Sera,

“Rifacendosi alla propria esperienza nel Gulag, e alle considerazioni di Salamov, Herling concludeva la sua conversazione sostenendo che il rimedio contro il Male sia la solitudine: «Secondo Salamov, l'unica cosa che difende dal Male, nella cui esistenza crede fermamente dopo l'esperienza della Kolyma, è la solitudine. (...) Pure io, sebbene fossi molto giovane allora, ventuno, ventidue anni, mi resi conto istintivamente che solo così potevo salvarmi dal terribile male dei campi di concentramento.(...) Avevo amici, ma mi sentivo più forte quando ero solo. Quando tutti si addormentavano, io restavo sveglio, e solo, e quelli erano per me i momenti più belli. (...) Ritrovavo la mia identità originaria rimanendo sveglio. La solitudine era allora una vera difesa contro il Male».”

Francesco M. Cataluccio, Il Sole 24 Ore,

“Il suo capolavoro, Herling se lo scrisse prima dentro come in presa diretta, poi annotò ciò che aveva vissuto, trattenendolo sulla carta per non perdere il filo di un'esperienza drammatica che lo aveva messo in contatto con il Male e con la parte più intima di sé. Fatta di un senso etico profondissimo, che lo avrebbe guidato nella sua vita verso la «religione della libertà» di Benedetto Croce, di cui avrebbe sposato la terza figlia, Lidia. E il Male conosciuto nel gulag fece di lui uno scrittore capace di interrogare le nostre coscienze come sanno fare pochi. Solo i grandissimi.”

Il Mattino,

“Raccontare l'orrore. Ci sono scrittori che lo fanno non avendolo vissuto (e allora è orrore anche quello proposto da Poe, dai tanti autori di storie gotiche, e, oggi, da King). Ma ce ne sono altri, come Gustaw Herling (o Primo Levi), che lo fanno avendolo vissuto e sofferto sulla propria pelle e conservato nella propria coscienza, fino alla fine. L'orrore imposto dagli uomini ad altri uomini, dove di soprannaturale c'è poco.”

Stella Cervasio, La Repubblica,

“La sua esperienza ne faceva un testimone diretto del Gulag e delle analogie tra il regime nazista e quello sovietico, il che gli aveva procurato forme di ostracismo anche in Italia. «Solo negli anni Novanta - ricorda la figlia Marta, che ha curato la ricchissima cronologia inclusa nel Meridiano - la sua opera è stata riscoperta e valorizzata, soprattutto per merito di Francesco M. Cataluccio».”

Antonio Carioti, Corriere della Sera,

“Quando si leggono i giornali o si guarda la tv, si capisce che esso si è talmente propagato da rendere superati i vecchi concetti del Bene e del Male. Oggi il Bene e il Male non sono più riconoscibili in modo preciso, questa è la cosa più terribile». Qui Herling si accostava alle tesi di Dostoevskij e Solov'ëv e, come scrive Fofi nel suo intervento, faceva «trapelare una sua inquietudine mai risolta, che andava oltre la Storia con la maiuscola e riguardava il Male tout court, il Male che è nella Storia e che, prima che nella Storia, è in noi. Il Male di cui l'uomo è impastato».”

Roberto Righetto, Avvenire,

“E’ un risarcimento che l’editoria italiana doveva su tutti a chi ha raccontato tra i primissimi la condizione umana di chi era prigioniero in un lager sovietico, a un polacco che ha combattuto in prima fila nella micidiale battaglia volta a strappare Cassino ai tedeschi, a questo grande intellettuale europeo che nel secondo Dopoguerra aveva sposato Lidia Croce (la più giovane delle quattro figlie di Benedetto Croce) e che dal 1955 aveva vissuto a Napoli fino a immergersi nella cultura italiana e nelle sue topografie.”

Giampiero Mughini, Il Foglio,

“Quello che Herling detesta di più è lo snobismo degli squisiti letterati, il nichilismo estetizzante di Cioran, il dandysmo libero-pensatore di Gide (il «Gide-tonic»), i devoti di Proust che ne trattengono solo la superficie mondana. Per lui la letteratura è intrecciata con l'etica. Certo, al di là dei totalitarismi resta il mistero e lo scandalo del male nel cuore umano. Per combatterlo occorre credere nel bene.”

Filippo La Porta, Left,

“Questo formidabile scrittore polacco, vissuto a lungo in Italia dove sposò la figlia di Benedetto Croce, avrebbe potuto dire qualcosa della furia con cui a sinistra è stata accolta la risoluzione del Parlamento europeo che ha equiparato nazismo e comunismo.[...] Herling ricorda, per esempio, una seduta parlamentare del 1925 nella quale Antonio Gramsci denunciava concitato le violenze fasciste, e ricorda la replica di Benito Mussolini: e voi comunisti, non usate violenza in Russia? Esiste una violenza storica che ha con sé le masse, rispose Gramsci, e Mussolini lo liquidò: appunto, e qui in Italia le masse sono con noi. ”

Mattia Feltri, La Stampa,

“Ps. Gran parte del Meridiano è occupato dal Diario scritto di notte, non appunti personali, ma culturali e politici della vita italiana ed europea, ed era sempre lo stesso Herling, il ventenne che combatteva per la libertà contro gli estremismi, di destra o di sinistra. E dunque sgradito a tutti.”

Mattia Feltri, Vanity Fair,

Gustaw Herling

Kielce, Polonia, 1919 - Napoli 2000. Narratore e saggista, protagonista dei grandi dibattiti intellettuali del Novecento, è fra i più importanti scrittori polacchi.


Leggi l'approfondimento sui 50 anni dei Meridiani

I 50 anni dei Meridiani Mondadori, storia di una biblioteca ideale

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Etica e letteratura

Gustaw Herling

Etica e letteratura

Collana: I Meridiani
ISBN: 9788804714200
1856 pagine
Prezzo: € 80,00
Formato: Cartaceo
In vendita da: 24 settembre 2019

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