The Beatles: La storia di Yellow Submarine

a cura di Redazione Oscar

In principio era un sottomarino giallo...

In principio era un sottomarino giallo. O meglio, era la canzone “Yellow Submarine” dell’album Revolver, long play dei Beatles pubblicato nell’agosto 1966. Presentato dall’iconica copertina di Klaus Voorman, fu un disco spartiacque che sancì passaggio dai touring years alla sperimentazione in studio, più o meno catalizzata da facilitatori psicotropi. E fu un successo. Il settimo album dei Fab Four apparve a pubblico e critica come un prodotto culturale tanto sofisticato quanto accessibile, in grado di cogliere lo Zeitgeist della swinging london e degli anni Sessanta attraverso un’esplosione di suoni, influenze e colori.

Yellow Submarine

La traccia è cantata da Ringo Starr ed è firmata Lennon-McCartney, come quasi tutte le produzioni del quartetto, anche se risulta essere opera quasi esclusiva del solo McCartney. Come ricorda John Lennon in unintervista del 1980, «Yellow Submarine è una creatura di Paul. Donovan [cantante scozzese amico dei Beatles] ha dato una mano col testo. Anche io ho contribuito. Noi abbiamo virtualmente dato vita alla canzone in studio, ma basandoci sull’ispirazione di Paul. La sua idea. Il suo titolo… scritto per Ringo». Era necessario che la canzone risultasse semplice sia dal punto di vista vocale – Ringo era il cantante meno dotato dei quattro – sia testuale:

«doveva essere una sorta di favola. E l’unico modo era renderla comprensibile anche dai bambini, ma fruibile da chiunque. Una canzone a più livelli»

spiega McCartney in un’intervista del 1967.
Nonostante le rassicurazioni di Paul, secondo cui «non c’è nulla da interpretare, come in ogni altra canzone dei bambini», i fan iniziano fin da subito a leggervi significati più o meno allegorici. C’è chi la interpreta come un inno al consumo di sostanze stupefacenti, e leggenda vuole che Yellow Submarine fosse proprio il nome di un tipo di anfetamina diffusa all’epoca. C’è chi la intende invece come un’ambigua dichiarazione di quattro ragazzi intrappolati dalla popolarità, rinchiusi in un sommergibile giallo che naviga in un «sea of green», ossia le banconote. Altri ancora la leggono (o meglio, ascoltano) come una critica alla guerra in Vietnam attraverso la riappropriazione giocosa di uno dei simboli della guerra fredda, il sottomarino nucleare. Dispute ermeneutiche a parte, tutti sono concordi nell’apprezzare l’atmosfera allegra e trasognata della canzone, la melodia orecchiabile, e la ricchezza immaginifica. Quella del marinaio che solca i mari in un sommergibile giallo è una storia che piace a grandi e piccoli. Qualcuno inizia a pensare a come raccontarla in un film.

Guarda il videoclip della canzone

Yellow Submarine: un classico del cinema d'animazione

La creazione della pellicola animata Yellow Submarine ha inizio quando il produttore televisivo Al Brodax sottopone il progetto al manager dei Fab Four, Brian Epstein.
George Dunning viene nominato regista, mentre la direzione dell’animazione è affidata a Robert Balser e Jack Stokes. I tre comandano un team che comprende più di 200 persone tra artisti e animatori. Il direttore artistico è di Heinz Edelmann, illustratore e designer tedesco responsabile per il look psichedelico e pop del film. Come spiega Edelmann,

«fin dal principio ho inteso il film come una serie di cortometraggi connessi tra loro. Quindi lo stile dovrebbe cambiare ogni cinque minuti o giù di lì, per tenere vivo l’interesse fino alla fine».

Come il brano da cui è tratto, e alla colonna sonora che ha ispirato, è un’opera polisemica che si presta a letture e fruizioni differenti, che spaziano dalla fiaba musicale per bambini all' allucinogena celebrazione dei tardi anni Sessanta, quelli del movimento hippie e della "summer of love".
E che oggi, a cinquant’anni dall’uscita, non ha perso una briciola del fascino originale.

Il graphic novel

È proprio in occasione del cinquantennale che esce l’adattamento del graphic novel di Yellow Submarine, pubblicato in Italia da Mondadori Oscar Ink. Scritto e disegnato dallo statunitense Bill Morrison, The Beatles: Yellow Submarine si inserisce all’interno delle celebrazioni che riportano in vita lo spirito di Pepperland e della "Beatlemania", riprendendo fedelmente l’atmosfera giocosamente visionaria della pellicola e delle sue canzoni.

Yellow Submarine

 

The Beatles – Yellow Submarine

The Beatles

Unitevi ai Fab Four e viaggiate fino a Pepelandia con John, Paul, George e Ringo mentre combattono per liberare quella terra dal malvagio dominio dei nemici della musica: il capo dei Biechi Blu, il suo esercito di Turchi Azzannanti, Melofori e Glove, il guanto volante.

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Tavole psichedeliche

Le prime tavole del fumetto risalgono a inizio 1999, quando Morrison – grandissimo fan dei Fab Four – viene contattato dalla casa editrice statunitense Dark Horse per realizzare un adattamento di 48 pagine. Il fumetto sarebbe dovuto essere pubblicato nel settembre 1999, in occasione dell’uscita del DVD di Yellow Submarine. Per qualche motivo, però, il progetto viene chiuso da Apple Records e Dark Horse, e Morrison si ritrova con 26 tavole disegnate e inchiostrate.

Queste tavole rimangono in un cassetto per quasi vent’anni, quando un nuovo accordo tra Apple Corps e la casa editrice britannica Titan Comics permette a Morrison – nel mentre diventato direttore di MAD Magazine – di portare finalmente a termine il lavoro. Anzi, persino di espanderlo, perché il numero di pagine disponibili viene raddoppiato. Grazie anche all’insostituibile operato degli inchiostratori Andrew Pepoy e Tone Rodriguez, e del colorista Nathan Kane, il graphic novel viene così alla luce in tutto il suo psichedelico splendore.

Il mito dei Beatles

The Beatles: Yellow Submarine si colloca così come nuovo, importante tassello della mitologia beatlesiana, che a mezzo secolo di distanza si conferma fertile universo immaginifico in grado di superare l’esperienza musicale e cinematografica dei Fab Four. Il graphic novel conferma come i ragazzi di Liverpool abbiano trasceso lo status di musicisti per diventare parte del patrimonio culturale collettivo. Nelle parole di Morrison,

«penso che la cosa migliore della musica dei Beatles, e il particolare di quella presente nel film, sia che è conosciuta da tutti. Sono canzoni amatissime che fanno parte di noi. Penso che chi legge il fumetto possa farle risuonare nella propria testa, anche se non possiede uno stereo».

E salire così su un sommergibile giallo, e fare ancora una volta ritorno alla terra magica e colorata Pepperland.