Sanderson: Giuramento – Capitolo 32

a cura di Redazione Oscar

"Cronache della Folgoluce"
Giuramento. Capitolo 32

Brandon Sandersonacclamato campione della narrativa fantastica contemporanea è autore della Saga «Cronache della Folgoluce», la più ambiziosa e spettacolare saga epic fantasy del secolo.
Oscarmondadori.it propone ai fedeli lettori della saga la Prima Parte di Giuramento.

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Giuramento Capitolo 32:

Giuramento capitolo 32


Poiché proprio io, tra tutti, sono cambiato.



Da Giuramento, prefazione


Shallan si sistemò nel salotto di Sebarial. Era una stanza di pietra dalla forma strana, con una mansarda sopra – a volte lui vi faceva salire dei musicisti – e una cavità poco profonda nel pavimento, che l’altoprincipe ribadiva di voler riempire con acqua e pesci. Shallan era piuttosto certa che facesse quelle affermazioni solo per irritare Dalinar con la sua presunta stravaganza.
Per il momento, avevano coperto il foro con assi, e Sebarial avvisava di tanto in tanto le persone di non passarci sopra. Il resto della stanza era decorato in modo fastoso. Shallan era quasi sicura di aver visto quegli arazzi in un monastero nel campo militare di Dalinar, e oltre a essi c’erano mobili lussuosi, lampade dorate e ceramiche.
E un mucchio di assi scheggiate che coprivano una fossa. Scosse il capo. Poi – raggomitolata su un divano sotto un ammasso di coperte – accettò di buon grado una coppa di tè agli agrumi fumante da Palona. Ancora non era riuscita a sbarazzarsi del gelo persistente che aveva provato nell’incontro con Re-Shephir poche ore prima.
«C’è altro che posso portarti?» chiese Palona.
Shallan scosse il capo, così l’Herdaziana si accomodò nuovamente su un di- vano lì vicino, tenendo in mano un’altra tazza di tè. Shallan sorseggiò la bevanda, grata per la compagnia. Adolin l’aveva esortata a dormire, ma l’ultima cosa che lei voleva era restare da sola. Lui l’aveva affidata alle cure di Palona, poi era rimasto con Dalinar e Navani per rispondere alle loro ulteriori domande.
«Allora...» disse Palona. «Com’era quella cosa?»
Come spiegare? Lei aveva toccato la folgorata Madre di Tenebra. Un nome uscito dalle antiche tradizioni, una dei Disfatti, i principi dei Nichiliferi. La gente cantava di Re-Shephir nella poesia e nell’epica, descrivendola come una figura cupa e bellissima. I dipinti la raffiguravano come una donna vestita di nero, con gli occhi rossi e uno sguardo lussurioso.
Sembrava un esempio perfetto di quanto in realtà ricordassero poco su quelle cose.
«Non era come nelle storie» mormorò Shallan. «Re-Shephir è uno spren. Uno spren enorme e terribile che vuole disperatamente comprenderci. Così ci uccide, imitando la nostra violenza.»
C’era un mistero più profondo oltre quello: mentre era intrecciata con Re-Shephir lei aveva colto una traccia di qualcos’altro. Shallan era indotta a domandarsi se quella spren non stesse semplicemente tentando di capire l’umanità, quanto invece cercando qualcosa che lei stessa aveva perso.
Era possibile che – in un tempo lontano, oltre qualunque ricordo – quella creatura fosse stata umana?
Non lo sapevano. Non sapevano nulla. Dopo il primo rapporto di Shallan, Navani aveva assegnato alle sue studiose il compito di cercare informazioni, ma lì il loro accesso ai libri era ancora limitato. Perfino potendo avvalersi del Palanaeum, Shallan non era ottimista. Jasnah aveva svolto ricerche per anni per trovare Urithiru e già allora buona parte di ciò che aveva scoperto era risultato inaffidabile. Erano semplicemente passati troppi anni.
«E pensare che è stata qui, tutto questo tempo» disse Palona. «Nascosta laggiù.»
«Era prigioniera» sussurrò Shallan. «Alla fine è fuggita, ma è accaduto secoli fa. Da allora ha aspettato qui.»
«Be’, dovremmo trovare dove sono trattenuti gli altri e assicurarci che loro non possano uscire.»
«Non so se gli altri siano mai stati catturati.» Shallan aveva avvertito isolamento e solitudine in Re-Shephir, la sensazione di essere strappata via mentre gli altri fuggivano.
«Perciò...»
«Sono là fuori, come sono sempre stati» disse Shallan. Si sentiva esausta e le sue palpebre calavano, smentendo in tal modo la sua insistenza con Adolin di non essere stanca in quel senso.
«Di certo li avremmo scoperti oramai.»
«Non lo so» disse Shallan. «A noi risulteranno... semplicemente normali. Nel modo in cui le cose sono sempre state.»
Sbadigliò, poi annuì distrattamente mentre Palona continuava a parlare e i suoi commenti degeneravano in lodi a Shallan per ciò che aveva compiuto. Adolin si era comportato nello stesso modo, cosa che non le era dispiaciuta, e Dalinar era stato gentilissimo con lei, invece di essere la solita inamovibile roccia travestita da essere umano.
Non aveva confessato loro quanto era arrivata vicina al punto di rottura e quanto era terrorizzata di poter rincontrare un giorno quella creatura.
Ma... forse si meritava un po’ di lodi. Era stata una ragazzina quando ave- va lasciato la sua casa in cerca di salvezza per la sua famiglia. Per la prima volta da quel giorno sulla nave, mentre osservava Jah Keved scomparire dietro di lei, ebbe l’impressione di poter davvero dominare tutto ciò. Come se avesse trovato una certa stabilità nella vita, un controllo su se stessa e su ciò che la circondava.
Sorprendentemente, si sentiva una specie di adulta.
Sorrise e si raggomitolò nelle coperte, bevendo il suo tè e – per il momento – togliendosi dalla mente il fatto che praticamente un’intera truppa di soldati l’aveva vista senza il guanto. Era una specie di adulta. Poteva gestire un piccolo imbarazzo. In effetti si sentiva sempre più sicura che, tra Shallan, Veil e Radiosa, sarebbe stata capace di affrontare qualunque cosa la vita le avesse scagliato contro. Un trambusto all’esterno la indusse a mettersi seduta, anche se non sembrava nulla di pericoloso. Del chiacchiericcio, qualche esclamazione chiassosa. Non fu granché sorpresa quando Adolin entrò, si inchinò a Palona – era proprio beneducato – e corse da lei, la divisa ancora spiegazzata per averci indossato sopra la Stratopiastra.
«Niente panico» disse. «È una cosa buona.»
«Una cosa?» domandò lei, sempre più allarmata.
«Be’, qualcuno è appena arrivato alla torre.»
«Oh, quello. Sebarial ha diffuso la notizia: il piccolo pontiere è tornato.»
«Lui? No, non è quello di cui sto parlando.» Adolin cercò le parole mentre delle voci si avvicinavano e diverse altre persone facevano il loro ingresso nella stanza.
Davanti a tutti c’era Jasnah Kholin.



FINE DELLA
PRIMA PARTE