Sanderson: Giuramento – Capitolo 22

a cura di Redazione Oscar

"Cronache della Folgoluce"
Giuramento. Capitolo 22

Brandon Sandersonacclamato campione della narrativa fantastica contemporanea è autore della Saga «Cronache della Folgoluce», la più ambiziosa e spettacolare saga epic fantasy del secolo.
Oscarmondadori.it propone ai fedeli lettori della saga la Prima Parte di Giuramento.

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Giuramento Capitolo 22:

Giuramento capitolo 22


Non sono un filosofo che vi affascini con domande profonde.



Da Giuramento, prefazione


Mraize. Il suo volto era attraversato da una rete di cicatrici, una delle quali gli deformava il labbro superiore. Invece dei suoi soliti vestiti alla moda, indossava un’uniforme di Sadeas, con una corazza e un semplice elmo a calotta. Sembrava in tutto simile agli altri soldati che avevano superato, tranne che per quella faccia.
E per il pollo che aveva sulla spalla.
Un pollo. Era una delle varietà più strane, tutto verde e slanciato, con un becco aguzzo. Assomigliava più a un predatore che alle creature goffe che Shallan aveva visto ingabbiate e in vendita al mercato.
Sul serio, chi andava in giro con un pollo come animale da compagnia? I polli erano cibo, giusto?
Adolin notò l’animale e sollevò un sopracciglio, Mraize dal canto suo non manifestò di conoscere Shallan. Era incurvato come gli altri soldati, con in mano un’alabarda e lo sguardo torvo su Adolin.
Ialai non aveva fatto preparare sedie per loro. Sedeva con le mani in grembo, la manosalva nella manica sotto la manofranca, illuminata da lampade su piedistalli su ciascun lato della stanza. Aveva un’aria particolarmente vendicativa in quell’innaturale luce tremolante.
«Sapevate» esordì Ialai «che quando gli spinabianca uccidono una preda, mangiano e poi si nascondono vicino alla carcassa?»
«È uno dei pericoli nel dar loro la caccia, luminosità» rispose Adolin. «Presumi di essere sulla pista della bestia, ma quella potrebbe essere in agguato nelle vicinanze.»
«Ero solita interrogarmi su un tale comportamento finché non mi sono resa conto che la preda uccisa attira i mangiacarogne, e lo spinabianca non è schizzinoso. Quelli che vengono a banchettare con i suoi avanzi diventano loro stessi un altro pasto.»
A Shallan l’implicazione di quelle parole sembrava chiara. “Perché sei tornato sulla scena del delitto, Kholin?”
«Luminosità,» disse Adolin «vogliamo che voi sappiate che prendiamo l’omicidio di un altoprincipe molto sul serio. Stiamo facendo tutto il possibile per impedire che questo accada di nuovo.»
“Oh, Adolin...”
«Ma senza dubbio» disse Ialai. «Gli altri altiprincipi ora hanno troppa paura per opporsi a voi.»
Sì, c’era proprio caduto con tutte le scarpe. Ma Shallan non si sostituì a lui: l’incarico era di Adolin e lui l’aveva invitata come sostegno, non perché parlasse al posto suo. Sinceramente, lei non avrebbe fatto molto meglio. Avrebbe solo commesso errori diversi.
«Sapete indicarci qualcuno che avrebbe avuto l’opportunità e il movente per uccidere vostro marito?» chiese Adolin. «A parte mio padre, luminosità.»
«Dunque perfino voi ammettete...»
«È strano» sbottò Adolin. «Mia madre ha sempre detto di pensare che foste intelligente. Lei vi ammirava e avrebbe desiderato avere la vostra arguzia. Eppure, io non ne vedo alcuna prova. Sinceramente, pensate davvero che mio padre avrebbe sopportato gli insulti di Sadeas per anni – che si trattasse del suo tradimento sulle pianure o di aver subito quel fallimento nel duello – solo per assassinarlo ora? Quando era stato dimostrato che Sadeas si sbagliava sui Nichiliferi e ormai la posizione di Dalinar era sicura? Sappiamo entrambi che non c’è mio padre dietro la morte di vostro marito. Affermare altrimenti è pura idiozia.»
Shallan sussultò. Non si era aspettata quello dalle labbra di Adolin. Cosa sbalorditiva, le sembrò precisamente quello che avrebbe dovuto dire. Sfrondare il linguaggio di corte. Esprimere la verità, semplice e sincera.
Ialai si sporse in avanti, esaminando Adolin e rimuginando sulle sue parole.
Se c’era una cosa che Adolin poteva trasmettere era l’autenticità.
«Vai a prendergli una sedia» ordinò Ialai a Mraize.
«Sì, luminosità» disse lui, la voce impastata con un accento rurale con influssi di herdaziano.
Ialai poi guardò verso Shallan. «E tu. Renditi utile. Ci sono dei tè che si stanno riscaldando nella stanza laterale.»
Shallan storse il naso per quel trattamento. Non era più una qualche pupilla irrilevante a cui impartire ordini. Però Mraize si avviò barcollando nella stessa direzione in cui era stato detto di andare a lei, perciò Shallan sopportò quell’affronto e lo seguì.
La stanza accanto era molto più piccola, intagliata nella stessa pietra delle altre, ma con uno schema soffuso di stratificazioni. Sfumature di arancione e rosso si fondevano in modo così uniforme che si poteva quasi fingere che il muro fosse di un’unica tonalità. Gli uomini di Ialai usavano quel locale come magazzino, come risultava evidente dalle sedie in un angolo. Shallan ignorò le caraffe di tè che si stavano riscaldando su fabrial sopra il bancone e si avvicinò a Mraize.
«Cosa ci fai qui?» gli sibilò.
Il suo pollo pigolò piano, come agitato.
«Sto tenendo d’occhio quella» disse, indicando l’altra stanza con un cenno del capo. Lì la sua voce divenne raffinata, perdendo quell’accento rurale. «Abbiamo interesse per lei.»
«Non è una di voi?» chiese Shallan. «Non è... un Sanguispettro?»
«No» rispose lui stringendo gli occhi. «Lei e suo marito erano una variabile troppo incerta per ricevere un invito. Hanno le proprie motivazioni; non credo che siano in linea con quelle di chiunque altro, umano o ascoltatore.»
«Il fatto che siano crem non c’entra nulla, suppongo.»
«La moralità è un tema che non ci interessa» asserì Mraize con calma. «Solo lealtà e potere sono rilevanti, poiché la moralità è effimera come il tempo che cambia. Dipende dall’angolo dal quale la giudichi. Lavorando con noi, vedrai che ho ragione.»
«Io non sono una di voi» sibilò Shallan.
«Insisti su questo punto» disse Mraize, prendendo una sedia «ma sei stata molto disinvolta nell’usare il nostro simbolo la notte scorsa.»
Shallan si immobilizzò, poi arrossì ferocemente. Dunque lui lo sapeva? «Io...»
«La tua caccia è degna» disse Mraize. «E ti è concesso di contare sulla nostra autorità per raggiungere i tuoi obiettivi. È un beneficio derivante dalla tua appartenenza, fintantoché non ne abusi.»
«E i miei fratelli? Dove sono? Hai promesso di consegnarli a me.»
«Pazienza, piccolo coltello. Sono passate solo poche settimane da quando li abbiamo salvati. Vedrai che la mia parola su tale questione sarà onorata. A ogni modo, ho un incarico per te.»
«Un incarico?» disse bruscamente Shallan, e il pollo le pigolò di nuovo contro. «Mraize, non ho intenzione di svolgere alcuna missione per voi. Avete ucciso Jasnah.»
«Una combattente del nemico» precisò Mraize. «Oh non guardarmi così. Sai benissimo di cos’era capace quella donna e in cosa si è invischiata attaccandoci. Biasimi forse il tuo splendidamente morale Spinanera per ciò che ha fatto in guerra? Per le innumerevoli persone che lui ha massacrato?»
«Non sviare l’attenzione dai tuoi atti malvagi mettendo in luce le mancanze degli altri» ribatté Shallan. «Non ho intenzione di portare avanti la vostra causa. Non m’interessa quanto esigi che io Animuti per te: non lo farò.»
«Così rapida a insistere, eppure riconosci il tuo debito. Un Animutante perduto, distrutto. Ma noi perdoniamo queste cose, per le missioni compiute. E prima che tu possa obiettare di nuovo, sappi che l’incarico che ti richiediamo è uno che hai già intrapreso. Di sicuro hai percepito l’oscurità in questo posto. È... sbagliato.»
Shallan si guardò attorno per la stanzetta, dove alcune candele sul ripiano facevano guizzare le ombre.
«Il tuo incarico» disse Mraize «è di mettere al sicuro questo luogo. Urithiru deve rimanere forte perché possiamo usare a dovere l’avvento dei Nichiliferi.»
«Usarli?»
«Sì» confermò Mraize. «Questo è un potere che controlleremo, ma non dobbiamo lasciare che alcuna fazione ottenga ancora il dominio. Metti al sicuro Urithiru. Dai la caccia all’oscurità che avverti ed eliminala. Questo è il tuo compito. E in cambio ti pagherò con informazioni.» Si sporse più vicino a lei e pronunciò un’unica parola. «Helaran.»
Sollevò la sedia e uscì, adottando un’andatura più barcollante, incespicando e quasi lasciando cadere la sedia. Shallan rimase lì sbalordita. Helaran. Suo fratello maggiore, morto ad Alethkar, dove si era trovato per ragioni misteriose.
Tempeste, cosa sapeva Mraize? Lei lo seguì con uno sguardo truce, oltraggiata. Come osava sbeffeggiarla con quel nome?
“Non concentrarti su Helaran in questo momento.” Quelli erano pensieri pericolosi e ora non poteva diventare Veil. Shallan versò del tè in un paio di tazze per sé e Adolin, poi prese una sedia sottobraccio e si fece strada goffamente verso l’uscita. Si mise a sedere accanto a Adolin, poi gli porse una tazza. Prese un sorso e sorrise a Ialai, che la guardò torva e poi ordinò a Mraize di portare una tazza anche a lei.
«Penso» disse Ialai a Adolin «che se desiderate sinceramente risolvere questo delitto, non dovreste guardare ai passati nemici di mio marito. Nessuno aveva l’opportunità o le motivazioni che trovereste nel vostro campo militare.»
Adolin sospirò. «Abbiamo stabilito che...»
«Non sto dicendo che sia stato Dalinar a farlo» affermò Ialai. Sembrava cal- ma, ma afferrò i bordi della sedia tanto forte da farsi sbiancare le nocche. E i suoi occhi... il trucco non poteva nascondere il rossore. Aveva pianto. Era davvero turbata.
A meno che non fosse una messinscena. “Potrei fingere di piangere,” pensò Shallan “se sapessi che sta venendo qualcuno a farmi visita e credessi che quella recita potesse rafforzare la mia posizione.”
«Allora cosa state dicendo?» chiese Adolin.
«La storia abbonda di esempi di soldati che hanno dato per scontati ordini invece inesistenti» disse Ialai. «Concordo sul fatto che Dalinar non accoltellerebbe mai un vecchio amico in un luogo buio. I suoi soldati potrebbero non avere tali inibizioni. Volete sapere chi ha commesso questo delitto, Adolin Kholin? Cercate fra i vostri stessi ranghi. Scommetterei il principato che da qualche parte nell’esercito dei Kholin c’è un uomo che ha pensato di rendere un servigio al suo altoprincipe.»
«E gli altri omicidi?» chiese Shallan.
«Non conosco la mente di questa persona» disse Ialai. «Forse ora ci ha preso gusto? In ogni caso, penso che possiamo concordare sul fatto che questo incontro non ha più alcuno scopo.» Si alzò in piedi. «Buona giornata, Adolin Kholin. Spero che condividerete le vostre scoperte con me, così che il mio stesso investigatore possa essere meglio informato.»
«Suppongo di sì» disse Adolin alzandosi in piedi. «Chi sta portando avanti la vostra indagine? Gli manderò i rapporti.»
«Il suo nome è Meridas Amaram. Credo che lo conosciate.»
Shallan rimase a bocca aperta. «Amaram? L’altomaresciallo Amaram?»
«Ma certo» confermò Ialai. «È tra i generali più illustri di mio marito.» Amaram. Aveva ucciso lui suo fratello. Shallan lanciò un’occhiata a Mraize, che mantenne un’espressione neutra. Tempeste, cosa sapeva? Lei non aveva ancora capito dove Helaran si fosse procurato la sua Stratolama. E soprattutto, cosa l’aveva portato a scontrarsi con Amaram?
«Amaram è qui?» chiese Adolin. «Da quando?»
«È arrivato con l’ultima carovana e la squadra di raccolta che avete portato attraverso la Giuriporta. Non l’ha comunicato alla torre, ma soltanto a me. Abbiamo provveduto a ciò di cui necessitava, dato che era rimasto bloccato fuori durante una tempesta con i suoi attendenti. Mi ha assicurato che tornerà presto in servizio e che la sua priorità sarà trovare l’assassino di mio marito.»
«Capisco» disse Adolin.
Guardò verso Shallan e lei annuì, ancora sconcertata. Assieme radunarono i suoi soldati che si trovavano appena all’interno della porta e uscirono in corridoio.
«Amaram» sibilò Adolin. «Il piccolo pontiere non sarà contento di questo. C’è una faida tra quei due.»
“E non solo tra lui e Kaladin.”
«All’inizio mio padre affidò ad Amaram il compito di rifondare i Cavalieri Radiosi» proseguì Adolin. «Se Ialai l’ha accolto dopo che era stato scredita- to così profondamente... Questo semplice gesto definisce mio padre un bugiar- do, non è così, Shallan?»
Lei si riscosse e prese un respiro profondo. Helaran era morto da parecchio tempo. Si sarebbe preoccupata di ottenere risposte da Mraize più tardi.
«Dipende da come lei fa circolare la faccenda» disse piano, camminando accanto a Adolin. «Ma sì, Ialai lascia intendere che Dalinar sia quantomeno troppo critico nel modo di trattare Amaram. Sta rafforzando la sua fazione come alternativa al governo di tuo padre.»
Adolin sospirò. «Avevo pensato che, senza Sadeas, forse le cose sarebbero state più facili.»
«C’è di mezzo la politica, Adolin, perciò per definizione le cose non possono essere facili.» Lo prese per il braccio, stringendo il suo attorno a quello di Adolin mentre superavano un altro gruppo di guardie ostili.
«Sono pessimo in queste cose» disse Adolin piano. «Lì dentro mi sono così irritato che per poco non le tiravo un pugno. Vedrai, Shallan. Rovinerò tutto.»
«Ah sì? Perché io penso che tu abbia ragione sul fatto che gli assassini siano più di uno.»
«Cosa? Davvero?»
Lei annuì. «Ho sentito alcune cose mentre ero fuori la scorsa notte.»
«Quando non stavi barcollando in giro ubriaca, intendi.»
«Sappi che sono un’ubriaca molto aggraziata, Adolin Kholin. Andiamo...» Si interruppe quando un paio di scrivane li incrociarono correndo nel corridoio, dirette verso le stanze di Ialai a velocità sconcertante. Delle guardie marciavano dietro di loro.
Adolin ne afferrò una per il braccio e per poco non provocò una zuffa quando l’uomo imprecò al vedere l’uniforme blu. Per fortuna, il tizio riconobbe il volto di Adolin e si trattenne; la sua mano si spostò dall’ascia che teneva appesa a un supporto al fianco.
«Luminobile» disse quello con riluttanza.
«Che succede?» chiese Adolin. Indicò con la testa lungo il corridoio. «Perché all’improvviso tutti stanno parlando a quel posto di guardia più avanti?»
«Notizie dalla costa» disse infine la guardia. «È stato avvistato un folgomuro a Nuova Natanan. Le altempeste. Sono tornate.»