George Orwell: la letteratura è una palestra di libertà

a cura di Redazione Oscar

Ciò che soprattutto ho cercato di fare negli ultimi dieci anni è stato trasformare la scrittura politica in arte. Il mio punto di partenza è sempre un senso di partigianeria, un senso d'ingiustizia. Quando mi accingo a scrivere un libro io non mi dico «Voglio produrre un'opera d'arte». Lo scrivo perché c'è qualche bugia che voglio smascherare, qualche fatto su cui voglio attirare l'attenzione, e il mio primo pensiero è quello di farmi ascoltare.

Ci sono scrittori che hanno intrecciato a tal punto letteratura e vita, da rendere quasi impossibile distinguere oggi l'uomo dal romanziere. George Orwell è uno di loro.

Questa connessione inestricabile tra vita vissuta e vita scritta si respira nei suoi romanzi, nelle raccolte di saggi, nelle scelte personali e in quelle di impegno sociale e civile.
Basti pensare a Giorni in Birmania, nato dal suo lavoro di membro nella polizia coloniale; a Omaggio alla Catalogna che ha origine dalla militanza come urgenza in un momento cruciale della sua storia; a Senza un soldo a Parigi e Londra, ispirato al periodo in cui l'autore fece realmente esperienza della miseria e degli incontri a essa legati.

In questo filone di libri fortemente "personali" si inscrive anche Letteratura palestra di libertà, una raccolta di saggi degli anni ’30 e ’40 che offre un'interessante campionatura dei suoi gusti letterari e che delinea al tempo stesso un ritratto unico dell'autore.
Non solo: il libro è una riflessione a tutto tondo sul romanzo contemporaneo, sul ruolo della letteratura nella società e sul modo con cui questa dialoga con la politica, le istituzioni, il popolo. 


Problematicamente Orwell contrappone la propria condizione a quella di Dickens dicendo: "era un romanziere popolare e capace di scrivere della gente comune. Lo furono anche tutti i tipici romanzieri inglesi dell'Ottocento. Si trovavano a proprio agio nel mondo in cui vivevano, mentre oggi uno scrittore è tanto disperatamente isolato che il tipico romanzo moderno è un romanzo che parla di un romanziere". 

Un libro per seguire l'evoluzione
del pensiero critico di Orwell


Letteratura palestra di libertà è una raccolta che fa emergere la grandezza del pensiero di Orwell nella sua ricchezza di sfumature e anche di contraddizioni: gli anni '30 e '40 non furono solo decisivi nella parabola esistenziale dell'autore, allora poco che più che trentenne, ma soprattutto per gli sviluppi storici dell'Europa, in fiamme tra l'emergere dei totalitarismi e le guerre.
Se nel 1946, infatti, lo scrittore dichiarò "ogni riga di lavoro serio che ho prodotto a partire dal 1936 l'ho scritta, direttamente e indirettamente, contro il totalitarismo", alcuni saggi contenuti nella raccolta ci mostrano un Orwell non sempre engagé, come scrive Guido Bulla nella sua introduzione al volume.


Per Orwell l'impegno era fondamentale, ma temeva che lo scrittore diventasse alla lunga un propagandista, anche perché la scrittura stessa ha una doppia valenza all'interno della società: a volte positiva e liberatrice, altre oscura e oppressiva (il personaggio di O'Brien insegna...).
Per questo Orwell non ha mai smesso di rivendicare la sostanziale libertà dello scrittore come "battitore libero". 

I buoni romanzi non li scrivono i cani da fiuto dell'ortodossia né la gente contrita per la propria eterodossia. I buoni romanzi li scrive la gente che non ha paura.

I mestieri del libro vissuti da George Orwell


I testi raccolti in Letteratura palestra di libertà raccontano il rapporto che Orwell aveva con la letteratura. Agli interventi critici e alle riflessioni di ampio respiro l'autore alterna la rievocazione di episodi di vita.
In questo senso si può leggere il libro anche come un catalogo personale delle tante occasioni in cui lui ha lavorato con i libri e li ha vissuti


ORWELL LIBRAIO
Sì, per chi non lo sapesse: Orwell per un periodo ha lavorato in un negozio di libri usati tra Hampstead e Camden Town, un luogo che i più immagineranno come un paradiso di bibliofili, ma del quale lui racconta i risvolti più inediti con ironia e lucidità.
"La nostra libreria offriva anche volumi eccezionalmente interessanti, ma dubito che uno su dieci dei nostri clienti fosse in grado di distinguere un buon libro da uno brutto", esordisce.
Poi, come in un inventario bibliografico, ci offre il catalogo dei tipi umani frequentatori della libreria: l'adorabile vecchietta che nel 1897 ha letto un libro di cui, ovviamente, non ricorda il titolo né l'autore; il signore decaduto che puzza di croste di pane raffermo; il cliente sempre in ritardo con i pagamenti.
Nel raffigurare tutti loro, ecco che ci offre un ritratto anche di sé, confessando che, dopotutto, il libraio non era proprio il ruolo perfetto per lui che i libri amava più viverli senza l'obbligo di spolverarli e riordinarli, senza l'ansia del credito ai clienti o i tentativi di convincimento dei clienti. Sono pagine che aprono uno spaccato sulla Londra di inizio Novecento e contemporaneamente sull'intima quotidianità del giovane Orwell, che immaginiamo imbronciato tra gli scaffali, intenso a riflettere su vittoriniani "più alti doveri". 


ORWELL CRITICO
Letteratura palestra di libertà dà testimonianza anche dell'Orwell recensore, con i numerosi interventi critici che lo pongono a diretto dialogo con altri maestri della letteratura come Dickens, Eliot, Miller, Kipling...
Come critico Orwell ha un piglio fine, lucido, preciso, tagliente. Non cede mai a classificazioni semplicistiche: coglie i limiti dell'ispirazione di Dickens, cresciuto nella piccola borghesia urbana, ma esalta il lato sovversivo del suo senso morale; racconta la visione di Kipling, profeta dell'imperialismo britannico poi deluso dal decadente sogno dell'Impero; boccia Il nocciolo della questione di Graham Greene definendone del tutto "ridicola" la trama; si entusiasma per la prima produzione di Eliot. Lo ritroviamo sotto infinite pile di volumi, intento a chiedersi se riuscirà mai a scrivere di tutti e soprattutto se ne valga davvero la pena.
Nel saggio Gli scrittori e il Leviatano si ritrova, invece, un Orwell intento a discutere il complesso rapporto tra arte e propaganda, temi presenti anche nella raccolta Verità/Menzogna


ORWELL SCRITTORE
In filigrana, dietro il suo discorso sul mondo esterno e sui libri degli altri, emerge il suo ritratto di uomo scrittore.
Perché scrivo è un saggio illuminante in cui Orwell racconta quelle che secondo lui sono le principali ragioni dello scrivere per gli autori:
- il puro e semplice egoismo;
- l'entusiasmo estetico;
- l'impulso storico;
- l'intento politico.
E poi riporta la lente d'ingrandimento su di sé, sul proprio senso dell'ingiustizia, sui tentativi di interpretazione del mondo. Ecco che si sentono in sottofondo le parole di 1984 e de La fattoria degli animali


E POI... UNA CURIOSITÀ: LIBRI CONTRO SIGARETTE
Voi cosa rispondereste a chi vi dice che la lettura è un hobby troppo costoso? Orwell non si è limitato a una generica presa di posizione, ma ha cominciato a inventariare i propri libri e a calcolarne il prezzo complessivo.
Le stime sono confluite in un fine contributo critico che si intitola Libri contro sigarette, in cui cataloga tutti i volumi in suo possesso (circa 900) e il loro costo totale (165 sterline e 15 scellini).
Il costo speso per i libri, unito a quello di altre spese di lettura come periodici e biblioteche, porta a un totale annuale di 25 sterline che sembrano parecchie finché non paragonate a spese di altra natura, come il tabacco.
Qui parte il confronto serrato tra libri e sigarette e sì, senza tanti misteri, alla fine hanno vinto i libri.

Orwell

Letteratura palestra di libertà

George Orwell

Che cosa spinge gli uomini a scrivere? Leggere è davvero un hobby costoso, destinato alle élite e non alle masse? Qual è il legame tra linguaggio e azione politica, quale il confine tra arte e propaganda? Letteratura palestra di libertà raccoglie scritti degli anni '30 e '40 nei quali Orwell affronta il senso della letteratura e del rapporto con i libri unendo l'esegesi dei testi alla rievo...

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Tutti i libri di George Orwell negli Oscar Mondadori

George Orwell su verità e menzogna

Dal 1934 alle soglie degli anni '50 George Orwell scrisse una serie di illuminanti riflessioni su quello che può considerarsi il concetto fondamentale della sua intera opera: la verità.  I suoi pensieri hanno preso corpo nel flusso narrativo delle opere più note di narrativa e saggistica come La fattoria degli animali (1945), Giorni…

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