Walt Whitman

Un Meridiano per il bardo d’America

a cura di Redazione Oscar

Foglie d’erba rappresenta la monumentale opera di una vita. Oggi torna in libreria con una veste completamente rinnovata, grazie al Meridiano curato da Mario Corona, che oltre a firmare una preziosa Introduzione, la Cronologia e il cospicuo apparato di commento, offre al lettore una nuova e integrale traduzione delle celebri poesie di Whitman e di alcuni scritti in prosa imprescindibili, per gettare nuova luce su un poeta ormai classico della tradizione mondiale. Whitman è infatti l’autore inquieto che ha saputo incarnare il mito della modernità, le attese, le delusioni, le speranze, le contraddizioni dell’America di fine Ottocento, immergendo il suo canto nella natura e nello slancio estremo della civiltà.

Whitman, tramite l’uso di versi lunghi e iconici e di cataloghi immensi di gente, città, corpi, aggettivi e nomi – tecnica questa mutuata dalla Bibbia di Re Giacomo – auspicava che "Foglie d’erba" diventasse il Sacro Graal dell’esistenza americana, una raccolta che da ultimo avrebbe unificato un Paese spaccato in due, trovando posto in ogni salotto d’America, fino a sostituire la Bibbia stessa.

Ocean Vuong, su «la Lettura», 17 settembre 2017

Foglie d’erba

Walt Whitman

Foglie d'erba è il libro di una vita che, come un albero, cresce su se stesso attraverso varie edizioni, ciascuna caratterizzata da ritocchi, tagli, accrescimenti, spostamenti, espunzioni o nuove riammissioni. Un libro che nella sua veste iniziale conteneva 12 poesie e che nella versione ultimativa qui presentata - quella stabilita da Whitman in punto di morte - arriva a contarne 389, dimostra...

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Il Meridiano curato da Mario Corona

Mario Corona racconta con questo Meridiano la complessa vicenda che riguarda le edizioni licenziate in vita dall’autore tra il 1855 e il 1891-92: grazie al suo lavoro, Foglie d’erba s’impone dunque alla lettura per la congerie di ritocchi, tagli, accrescimenti, spostamenti che ne animano l’intima natura. Un libro che cresce su di sé come un albero: se il primo volumetto stampato a Brooklyn conteneva solo 12 poesie, la celebre “Deathbed Edition” arriva a contarne 389, dimostrando in maniera piena e convincente tutta la carica esplosiva, la sensualità, l’innovazione linguistica e la pluralità di registri dispiegati nella voce del poeta. «È questa l’edizione ritenuta dall’autore definitiva – ricorda Corona nella Nota all’edizione – e proclamata a gran voce come l’unica conforme ai suoi propositi, quindi non modificabile».


Riproduzione del frontespizio originale della “Deathbed Edition” (1891-92) contenuta nel Meridiano.

«Quanto alla traduzione, – continua Corona – già nell’approntare la prima versione italiana delle esili Foglie d’erba del 1855, pubblicata da Marsilio nel 1996, mi ero reso conto che il testo originale, pur rifuggendo quasi sempre dalla metrica tradizionale, presentava rilevanti caratteristiche foniche, ritmiche e tonali di vario tipo, spesso recondite o peculiari, che solo una lettura a alta voce riusciva a mettere in piena evidenza».

Ecco allora come risuona la sostanza incandescente nei primi celeberrimi versi del Canto di me stesso:

 

Song of Myself, 1 - Canto di me stesso, 1
I celebrate myself, and sing myself,
And what I assume you shall assume,
For every atom belonging to me as good belongs to you.
I loafe and invite my soul,
I lean and loafe at my ease observing a spear of summer grass.
My tongue, every atom of my blood, form’d from this soil, this air,
Born here of parents born here from parents the same, and their parents the same,
I, now thirty-seven years old in perfect health begin,
Hoping to cease not till death.
IO CELEBRO me stesso, e canto me stesso,
E quel che io do per scontato anche voi lo dovete dare per scontato,
Poiché ogni atomo che appartiene a me appartiene tal quale a voi.
Pigramente indugio e invito l’anima mia,
Mi chino e indugio a piacer mio osservando uno stelo d’erba estiva.
La mia lingua, ogni atomo del mio sangue, formati da questo suolo, da quest’aria,
Nato qui da genitori nati qui come i loro genitori e progenitori,
Io, all’età di trentasette anni in perfetta salute incomincio,
Sperando di non smettere fino alla morte.

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