“Lo Specchio” e la sua storia

a cura di Redazione Oscar

Anni Quaranta

“Lo Specchio” nasce nel 1940 per iniziativa di Alberto Mondadori. Dopo un decennio prevalentemente orientato alla pubblicazione di opere straniere o di letteratura di consumo, segna il rientro di Mondadori sul terreno della produzione letteraria nazionale. Per il suo carattere istituzionale diventa rapidamente una collana centrale nella costruzione del catalogo della Casa editrice. Nel 1940 escono nello “Specchio” Antonio Baldini (Beato fra le donne), Carlo Bernari (Quasi un secolo), Alba De Céspedes (Fuga), Giovanni Comisso (Felicità dopo la noia), Curzio Malaparte (Donna come me), Gianna Manzini (Rive remote), Alessandro Pavolini (Scomparsa d’Angela); a questi autori nel 1941 si aggiungono Massimo Bontempelli (Giro del sole), Alberto Moravia (Le ambizioni sbagliate), Alberto Savinio (Infanzia di Nivasio Dolcemare), nel 1942 Sibilla Aleramo (Andando e stando), Emilio Cecchi (Et in Arcadia ego), Giuseppe Dessì (Michele Boschino). A seguire: Dino Buzzati (I sette messaggeri, 1943; Il deserto dei Tartari, 1945), Indro Montanelli, Enrico Emanuelli, Bruno Barilli.

 

"I Poeti allo specchio" - 1942

La poesia fa il suo ingresso nello “Specchio” nel 1942, con Vincenzo Cardarelli (Poesie), Salvatore Quasimodo (Ed è subito sera), Giuseppe Ungaretti (L’allegria). L’indicazione “I poeti dello Specchio” compare nell’occhiello di collana. Seguono nel 1943 Leonardo Sinisgalli (Vidi le Muse) e di nuovo Ungaretti (Sentimento del tempo); nel 1944 i Lirici greci di Quasimodo.

Dopoguerra: la prosa lascia spazio alla poesia

A partire dal 1945 la veste grafica cambia. L’indicazione “I poeti dello Specchio” (e “I narratori dello Specchio”) appare in copertina; identico nelle due serie il particolare illustrativo (una mano femminile che apre un libro). Il titolo è in evidenza, scavato in bianco nel colore del fondino. Con lo stesso formato (cm 13x19,5) si hanno sia volumi cartonati sia brossure con alette.

Nell’immediato dopoguerra dall’intreccio dei nomi di Umberto Saba (Mediterranee, 1946) e Eugenio Montale (Ossi di seppia, 1948) con quelli di Ungaretti, Quasimodo e Cardarelli, si viene individuando non solo la fisionomia della collana ma anche il profilo della poesia italiana del Novecento. La prosa progressivamente scompare dallo “Specchio”, che diventa così il luogo per eccellenza della poesia, accentuando il suo carattere istituzionale grazie alla ricerca di un delicato equilibrio tra sperimentalismi e raffinata ricerca.

Anni Cinquanta

Grazie ad Anita Klinz, nel 1950 la veste grafica subisce una vera e propria rivoluzione. Scompaiono sia l’illustrazione della mano sia la testata “I poeti dello Specchio” (il riferimento alla collana sopravvive nell’occhiello interno). La copertina, minimale, riporta solo autore, titolo ed editore: abbandonata l’impostazione a epigrafe, tutto è allineato a bandiera sinistra (anche i testi all’interno), autore e titolo hanno lo stesso peso e la quarta di copertina è priva di testo. L’unico colore utilizzato è quello del titolo. Il formato rimane stabile (cm 13x19,5), i volumi sono cartonati con sovraccoperta. Con questa veste, a partire dagli anni Cinquanta, “Lo Specchio” accentua il suo carattere di vero e proprio laboratorio poetico, allargando il raggio d’azione verso le più interessanti esperienze di autori giovani via via affermatisi, tra i quali Bassani, Zanzotto, Scotellaro, Spaziani, Risi, Cattafi, Accrocca, Piccolo, Bellintani, Erba, Fortini, Giudici, Raboni, Majorino.

Sul fronte degli autori già affermati, entrano nel tempo Carrieri, De Libero, Pozzi, Sbarbaro, Vigolo, Valeri, Gatto, Bigongiari, Noventa, Betocchi, Sereni, Palazzeschi, Solmi, Moretti. Molti anche gli stranieri: da Emily Dickinson, Blake e Shakespeare, a Pound, Kavafis, Hikmet, Seferis, Alberti, Auden, Gunn. Non mancano celebri traduzioni, tra cui quelle di Diego Valeri (antologie di poeti tedeschi e francesi), quelle di Quasimodo e Ungaretti, il Quaderno di traduzioni di Montale.

Anni Settanta

Una nuova rivoluzione, firmata Bruno Munari, si ha nel 1970.

Il nome dell’autore, e non il titolo del libro, diventa il protagonista delle nuove copertine, ciascuna caratterizzata da un diverso colore. Il nome di collana “Lo Specchio” è avvicinato a quello dell’editore. Si mantiene l’impostazione asimmetrica del lettering, appoggiato a sinistra. Il formato (cm 13x20) è leggermente più largo del precedente. La brossura è cucita, la carta del rivestimento nei primi anni è goffrata (effetto “carta da pacco”), poi diventa liscia con colori più vivaci. Il primo titolo pubblicato con questa veste grafica è Di certe cose: che dette in versi suonano meglio che in prosa di Nelo Risi.

Sono anni di pubblicazioni impetuose e di sfide, con 21 autori internazionali su 102 titoli. Sorprendenti gli accostamenti: Satura di Montale e Vita del testo di Francis Ponge (1971), O Beatrice di Giudici e Prima dell’uomo di Ghiannis Ritsos (1972), Pasque di Zanzotto e Pensiero-volpe di Ted Hughes (1973), Le betulle nane di Evtus>enko e Epitaffio di Bassani (1974), Cadenza d’inganno di Raboni e L’ago del cuore di W.D. Snodgrass (1975), Il disperso di Cucchi e Lady Lazarus di Sylvia Plath nella traduzione di Giudici (1976), La mantide e la città di Bandini e Fermata nel deserto di Brodskij (1979), La caduta dell’America di Allen Ginsberg e L’amore delle parti di Viviani (1981).

Anni Ottanta

Il 1982 segna una nuova svolta, che vede un forte riavvicinamento all’impostazione grafica degli esordi, mantenendo il formato (cm 13x20). Il primo titolo di questo ritorno alle origini è La Cifra di Borges. Nel giro di poco tempo però si impone un restyling che, pur mantenendo la il fregio della mano in copertina, si riappropria dell’asimmetria della bandiera a sinistra.

Complessivamente, in questa fase sono pubblicati 48 titoli, di cui sette internazionali e uno di classici (Poeti arabi di Sicilia). Ne ricordiamo alcuni: Io di Bellezza e Ossa mea di Testori (1983), Provvisorio di Majorino (1984), Merisi di Viviani e I congiurati di Borges (1986), Donna del gioco di Cucchi (1987), A tanto caro sangue di Raboni e Filò di Zanzotto (1988), Elegie e proverbi di Albinati (1989), Gita meridiana di Mussapi, Fortezza di Giudici e Gli sguardi, i fatti e senhal di Zanzotto (1990).

Anni Novanta

Con il poker Risi (Mutazioni), Scialoja (I violini del diluvio), Valduga (Donna di dolori), Zeichen (Gibilterra) si inaugura nel 1991 la versione in brossura monocroma. Il formato (cm 13x21,5) esalta la verticalità; il nome dell’autore rimane l’elemento più importante grazie allo scavo in un tassello di colore, l’impostazione del lettering torna ad essere epigrafica-centrale. I nomi nuovi di questa fase sono numerosi, soprattutto italiani: nel 1994 Mario Santagostini (L’olimpiade del 40) e Pietro Ingrao (L’alta febbre del fare); nel 1995 Bianca Maria Frabotta (La viandanza), Franco Scataglini (El sol) e Raffaello Baldini (Ad nòta); nel 1996 Vivian Lamarque (Una quieta polvere), Antonio Riccardi (Il profitto domestico) e Emilio Isgrò (Oratorio dei ladri); nel 1997 Giuseppe Conte (Canti d’Oriente e d’Occidente); nel 1998 Umberto Bellintani (Nella grande pianura), Giampiero Neri (Teatro naturale) e Nicola Vitale (Progresso nelle nostre voci); nel 1999 Milo De Angelis (Biografia sommaria) e Pierluigi Bacchini (Scritture vegetali); nel 2000 Franco Buffoni (Il profilo del Rosa). Tra gli stranieri: Osip Mandel’stam (I quaderni di Voronez>), Paul Valéry (Il cimitero marino tradotto da Patrizia Valduga), Seamus Heaney (Station Island, North, Veder cose e The spirit level).

Il nuovo Millennio

Profondissimo il restyling del 2001. La brossura (formato cm 12,9 x 18) prevede un’immagine al vivo; la scelta iconografica è aperta e variegata; autore e titolo stanno in una fascia bianca che corre ad altezza fissa in testa alla copertina. In quarta di copertina alcuni versi manoscritti. Tra i tanti autori, segnaliamo nel 2001 Stefano Dal Bianco (Ritorno a Planaval) e Simon Armitage (Poesie); nel 2003 Giuliano Gramigna (Quello che resta); nel 2004 Mario Benedetti (Umana gloria) e Adonis (Il libro delle metamorfosi); nel 2005 Luigi Ballerini (Cefalonia) e Ermanno Krumm (Respiro); nel 2006 Tiziano Rossi (Cronaca perduta); nel 2007 Mark Strand (Uomo e cammello), Antonella Anedda (Dal balcone del corpo), Franco Loi (Voci d’osteria), Yves Bonnefoy (Le assi curve) e Elio Pecora (Simmetrie); nel 2008 Paul Maldoon (Poesie), Rosita Copioli (Il postino fedele) e Davide Rondoni (Apocalisse amore); nel 2009 Umberto Fiori (Voi); nel 2010 Nanni Balestrini (Caosmogonia) e Luigi Ballerini (Se il tempo è matto), Claudio Recalcati (Microfiabe) e Michael Krueger (Il coro del mondo).

2011

Il restyling del 2011 ritorna all’impostazione di singole cromie per libro; autore e titolo, allineati a bandiera sinistra, vengono inquadrati da una campitura di vernice lucida, accompagnati dalla scritta “Poesia”. Il nuovo simbolo è la rosa. Il formato è leggermente più grande (cm 13,5x21). in quarta, un ritratto in bianco e nero dell’autore al vivo. Il progetto editoriale prevede, oltre alla serie principale, delle plaquettes con punto metallico per poeti esordienti. Nel 2011 escono in questa veste Fabrizio Bernini (L’apprendimento elementare), Carlo Carabba (Canti dell’abbandono), Alberto Pellegatta (L’ombra della salute) e Andrea Ponso (I ferri del mestiere). Tra gli altri, segnaliamo Vincenzo Cerami (Alla luce del sole), Silvio Ramat (La dirimpettaia e altri affanni), Roberto Deidier (Solstizio); tra gli stranieri Jorie Graham (Il posto), Philip Levine (Notizie del mondo). Pluripremiati Incontri e agguati di Milo De Angelis (2015) e Madre d’inverno di Vivian Lamarque (2016).

2017

Il 13 giugno 2017 “Lo Specchio” cambia di nuovo veste. Per la prima volta è tradotto in italiano un classico della poesia araba, I canti di Mihyar il Damasceno di Adonis, con fotografie di Gianni Limonta che raccontano una Siria che non c’è più. Tutte le poesie 1969-2015 di Milo De Angelis, l’opera omnia di un grande maestro della poesia italiana, presenta anche numerosi inediti. Ipotesi di felicità è la nuova raccolta di un poeta under 40, Alberto Pellegatta.