Le lettere di Ungaretti a Bruna

«Mia luce cara»

a cura di Redazione Oscar

«Mia luce cara»

Stella, mia unica stella,
Nella povertà della notte, sola,
Per me, solo, rifulgi,
Nella mia solitudine rifulgi;
Ma, per me, stella
Che mai non finirai d’illuminare,
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce
Che la disperazione in me
Non fa che acuire.

La “stella” che brilla in Dialogo (1966-1968, unica raccolta ungarettiana a due voci) è Bruna Bianco, una giovane italiana che vive in Brasile. Ungaretti la incontra alla fine d’agosto del 1966 a San Paolo. Bruna lo avvicina per consegnargli un malloppetto di poesie su cui vorrebbe un giudizio, e lui – che sta per rientrare in Italia – rimane folgorato:

Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende

Il fuoco divampa immediatamente. La corrispondenza tra i due si avvia mentre Ungaretti è a bordo della nave che lo sta riportando in Italia. Dopo alcuni telegrammi, la prima lettera di Ungaretti a Bruna è datata 15-19 settembre. È una lettera lunga. Ne seguiranno, fino all’aprile del 1969, quasi quattrocento.

Ungaretti è «antico»: sta per compiere «quattro volte vent’anni»; Bruna ne ha ventisei. Il tempo è dunque uno dei motivi ricorrenti di questo carteggio. Ungà sa che il tempo per lui è «troppo breve»: «sono felice, e disperato d’esserlo» le scrive, «non so più fare altro, dalla mattina alla sera, se non baciarti, amarti, dedicarti i pochi giorni che ancora mi restano». A lei, che ha tutta la vita davanti, Ungà augura ripetutamente una «lunga» felicità, che duri ben oltre il loro percorso insieme.

«Amare può essere assurdità, ma è luce»

Bruna, la stella, è una costante fonte di luce, illumina e riscalda il cuore del poeta che grazie a lei ritrova la voglia di scrivere: «mio vivente amore di poesia» le dice, «devo a Te anche il miracolo di avere ritrovato le vie del canto. Ho ancora la parola arrugginita».

«Certo, Bruna, che t’amo, e con quale smisurata demenza.
Non ti dicevano gli stupidi telegrammi che ti mandavo dalla nave quando non avevo altri mezzi, che mi eri di continuo presente? Di continuo, di continuo... Amo per l’ultima volta, e come non ho mai amato, con disperazione. Sei il mio sogno della fine, assurdo, stupendo, orrendo. Ti sogno a occhi aperti, ti sogno nel sonno, sono in uno stato di sogno continuo, e so che sognarti è per me, non può essere per me che l’atto più amabile e più crudele che ci sia.
M’è rinata nel cuore la poesia, l’ha fatta rinascere la gentilezza d’una pura voce di poesia.»

Lettere a Bruna

Giuseppe Ungaretti

Estate 1966. Per una serie di conferenze Giuseppe Ungaretti è in Brasile, una terra in cui ha abitato a lungo e a cui è particolarmente legato. Vestita di rosso, alla fine di un incontro pubblico gli si avvicina la giovane Bruna Bianco, che gli consegna alcune sue poesie: prende avvio così una relazione che - data la distanza - si esprimerà attraverso un fittissimo scambio epistolare. Le qu...

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Il peso dei ricordi

«Un uomo porta il peso dei suoi ricordi, è un peso che si fa coll’età d’una crescente durezza di malinconia.» A colloquio con Bruna, Ungà ripercorre la propria vita, si confida, si confessa. Racconta anche come è nata la sua poesia:

Fra poco, a momenti, sarà il Natale del 1966, cioè saranno 50 anni dalla pubblicazione della mia prima raccolta di poesie, Il Porto Sepolto, venuto alla luce proprio in quei giorni, verso il Natale del 1916. Nella notte di questo Natale del 1966, l’annunziatore, nella rubrica nostra dell’Approdo, farà udire ai teleascoltatori la mia poesia scritta nella notte di Natale del 1916, e io poi ai teleascoltatori racconterò su per giù quello che ora leggerai: Ettore Serra mi fece arrivare da Udine – credo fossi a Versa a riposo – un pacco di volumi del mio primo libretto, scritto dall’uomo di pena in trincea, scritto come si poteva scrivere in quelle condizioni, sui primi più strani pezzetti di carta che mi potessero capitare tra le mani. Dei volumi, ne spedii una parte ad amici francesi, un’altra parte ad amici combattenti in Italia, e per l’ultima parte, chiesi e ottenni una licenza, e, in uno di quei carri bestiame che formavano le tradotte, partii per Firenze. Poi andai a Arezzo e di lì a Pieve Santo Stefano per potermi recare a Bulciano dove risiedeva in quei giorni, con la famiglia, Papini.
Gran parte dei libri, li avevo già spediti o consegnati. C’era ancora da andare a Napoli e a Roma. A Napoli facevano allora una rivistina letteraria che si chiamava la Diana, da giovani un po’ più di me, che non ero vecchio, che avevano, come se già lo fossi, mista all’affetto come una venerazione. Chi dirigeva la rivista, il compianto Gherardo Marone, mi aveva invitato, nella casa dei suoi, agiati borghesi, a passare il Natale e a stare qualche altro giorno con lui. Ricordo che a [sic] letto non mi ci potevo ancora riabituare e che, di mattina, venendo a portarmi il caffè, mi trovavano, ancora preso da un sonno duro, steso per terra come in trincea. La notte di Natale, si erano già tutti ritirati, ma non mi potevo staccare dal fuoco. Così mi nacque, nella Notte di Natale del 1916, la prima poesia del mio secondo libro che, comprendendo il Porto Sepolto, sarà l’Allegria di Naufragi. È così poca la pace, e in così poco consiste, e così tanto il penare, il dovere di penare.

Negli stessi anni Sessanta, Ungaretti era spesso ospite di trasmissioni televisive, come «L’Approdo», dove leggeva e commentava le proprie poesie. Ecco un esempio:

Ungaretti legge la sua poesia "I fiumi".

Spigolature dalle lettere

Dalle lettere emergono abbozzi di poesie, traduzioni poetiche, giudizi sugli artisti che Ungaretti frequentava all’epoca, soprattutto a Parigi, e sulle mostre che aveva occasione di visitare. Oltre ovviamente alla cronaca della sua vita quotidiana, delle letture, delle attività (tra cui la traduzione dell’Odissea per la RAI), degli incontri, dei viaggi (memorabile quello in Israele) e dei suoi pensieri. Ecco alcuni dettagli curiosi.

Allen Ginsberg (dalla lettera 165)
Eccomi a Londra, amore caro. Si era precipitato all’aereo a tenermi compagnia, o a chiedere rifugio e protezione lo scalcinato scandaloso Allen Ginsberg.
E Ginsberg nonostante sia l’uomo meno conformista del mondo, insopportabilmente non conformista, salvo nel lavarsi – all’opposto dei suoi seguaci beat, o di molti di essi, si lava – anche se va vestito in un modo impossibile, tra l’indù intoccabile, e l’operaio muratore quando sul palco mura, coperto di schizzi di calce, sbrindellato. Naturalmente Ginsberg, perché lo proteggessi, (ho protetto sempre i perseguitati, sino dal tempo del Fascismo (d’ingrata memoria) ) s’era stretto a me sul sedile del volante, (velivolo lo lasciamo stare a Gabriele, d’ingrata memoria) e teneva sulle ginocchia, una cassettina di mogano con borchie di bronzo che provocava la mia curiosità. È un esibizionista, e ha sempre con sé qualche cosa per sorprendere chi gli sta allato, e pour épater, all’ingiro, le bourgeois. D’improvviso apre la cassettina, era un pianino, e si mette a premere su due tasti, sempre gli stessi, e si mette a cantare “hari hari” sempre le stesse parole, sono sillabe da pronunziare cantelinando [sic] e tenendole lunghe per regolare la respirazione. Roba joga, dice lui. La cantilena a volte diventava stentorea, e poi non finiva più. Gli altri passeggeri non ne potevano più, e gli buttavano monetine, che, senza smettere la sua litania, intascava sorridendo. Finalmente smette di seccarci. Lo stesso era avvenuto la sera prima, a cena, a Spoleto, ma al posto del pianino aveva due cembalini, grandi come il tondo che fa il pollice avvicinato all’indice. Li picchiava con furia / crescente l’uno contro l’altro, i piattelli, cantando su vari toni, il solito “hari hari”. Arrivati a Londra, e non poteva non capitare, quando vanno a guardare, verificando i passaporti, la lista nera, c’era naturalmente stampato il suo nome, e lo fermano.


 

La nipotina
Oggi pioviggina. Dal finestrone della mia stanza, tutta una parete, vedo la pioggerella che insiste. Insiste. Annina mi viene accanto. Mi bacia la guancia, e le ridono gli occhi. Ha un affetto incredibile per me, il maggiore che possa avere. Non sa come fare per dimostrarmelo. È la bambina più bella che possa aggirarsi in una stanza, intorno a un babù che si volta trepidante verso il suo amore, laggiù. Mi ami, Bruna?


Guarda il video di Ungaretti con la nipotina Anna qui.


Doni
Da Parigi potrò spedirti un profumo non frivolo, non languido, per cavallerizze, per persone coraggiose come tu sei. È un profumo di Hermès.
Sono andato da Hermès, a scegliere alcuni fazzolettoni di seta dipinti, che sono una meraviglia, e che qui, in questo momento, sono lo chic dello chic. Li spedisco ciascuno separatamente, sono quattro (in francese li chiamano grands carrés; foulard sarebbe termine sbagliato).
Ho chiesto a D’Amico notizie del pacchetto. È arrivato. Mi ha descritto le cose che contiene, gemelli, cravatte, e tutto porterò sempre. Lo sai? Vuoi saperlo? Da quando mi hai dato a São Paolo quelle prime cravatte, le ho sempre portate, uscendo o a casa, e mi mettevo la cravatta anche quando potevo farne a meno, non ne ho portate, non ne porto altre, e mi dà un’immensa gioia avere una cosa Tua che mi stringa proprio dove ho la voce. Mi sembra che è vero che non vuoi abbandonarmi: che me lo gridi sempre con la mia stessa voce.

La riscoperta

Dopo la morte di Ungaretti, Bruna Bianco ha tenuto segreto il suo tesoro di lettere e ricordi del poeta e ha vissuto una intensa vita professionale e famigliare. Nel 2012 una giovane studiosa di origine italiana, Francesca Cricelli, l’ha convinta a uscire dal suo riserbo e l’ha accompagnata passo passo nella rilettura e nella trascrizione delle lettere. Un lavoro durato anni, con momenti di intensissima emozione.

Leggi la testimonianza di Francesca Cricelli su Nuovi Argomenti.

Oggi Bruna ha l’età che aveva Ungaretti quando si conobbero; è tornata a vivere in Italia e ha voluto che in Italia fosse conservato il suo tesoro. Le lettere sono conservate presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano, che le ha recentemente esposte in una mostra, a cura di Anna Lisa Cavazzuti, presso il Laboratorio Formentini.

Eventi

Evento Mostra: Lettere di Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco
Libro Lettere a Bruna Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Presenta:
Mostra: Lettere di Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco

Dove:
Laboratorio Formentini per L'Editoria

12.09.2017 - 18.00
Evento “Lettere a Bruna” alla Biblioteca Universitaria di Genova
Libro Lettere a Bruna Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Presenta:
"Lettere a Bruna" alla Biblioteca Universitaria di Genova

Dove:
Biblioteca Universitaria di Genova

18.10.2017 - 17.00
Evento Ti aspettavo nel tempo – Lettere a Bruna di Giuseppe Ungaretti
Libro Lettere a Bruna Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Presenta:
Ti aspettavo nel tempo - Lettere a Bruna di Giuseppe Ungaretti

Dove:
Via del Carmine, 14, Torino

25.10.2017 - 18.00
Evento Lettere a Bruna di Giuseppe Ungaretti – Savona
Libro Lettere a Bruna Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Presenta:
Lettere a Bruna di Giuseppe Ungaretti - Savona

Dove:
Sala della Sibilla, Savona

18.11.2017 - 10.00

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