La famosa invasione degli Orsi in Sicilia

Una favola per tutte le età, una sfida per l’animazione

a cura di Redazione Oscar

Attualità degli orsi

L’orso grizzly di Yellowstone non è più una specie protetta («New York Times», 22 giugno)

L’orso Mario del parco nazionale d’Abruzzo rimane intrappolato nel salotto di un’abitazione privata («la Repubblica», 29 luglio)

Abbattuta l’orsa KJ2, aveva aggredito un uomo su un sentiero del Trentino («National Geographic, 14 agosto)

Chissà che cosa avrebbe pensato Dino Buzzati della calata degli orsi che ha caratterizzato l’estate 2017. Lui che ne aveva prevista una già nel 1945: La famosa invasione degli orsi in Sicilia, una fiaba animalista e pacifista, impregnata del suo amore per la natura, ora riproposta negli Oscar Baobab Moderni a cura di Lorenzo Viganò e con una Postfazione di Francesca Lazzarato.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Dino Buzzati

Guidati dal loro re, a cui i cacciatori della pianura hanno rapito il figlio, gli orsi scendono dalle montagne e invadono la Sicilia, superando ostacoli terribili: l'esercito del Granduca, i cinghiali da guerra molfettani trasformati in palloni aerostatici e gli artigli del Gatto Mammone. Riescono a espugnare la capitale e a ritrovare il principino, ma la loro gioia non dura a lungo. Divenuti i...

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Perché proprio gli orsi?

«Ma che importa, dirà qualcuno, se l’orso scomparisse dalle Alpi? – scriveva Buzzati sul "Corriere della sera" nel 1948. – È un po’ come chiedere perché sarebbe un guaio se il Cenacolo di Leonardo andasse in polvere. Sarebbe un incanto spezzato senza rimedio, una nuova sconfitta della già mortificatissima natura; perché quanto più si estende sulla terra vergine il dominio dell’uomo, tanto più diminuiscono le sue possibilità di salvezza, e a un certo punto egli si troverà prigioniero di se stesso, gli verrà meno il respiro e per un angolo di autentico bosco sarà disposto a dar via tutte le sue diaboliche città, ma sarà troppo tardi, delle antiche foreste non rimarrà più una fogliolina.»

Perché una fiaba illustrata?

Buzzati aveva cominciato a disegnare L’invasione per gioco, per intrattenere le nipoti quando il mercoledì andavano a mangiare da lui. Poi se ne era dimenticato. Finché, sollecitato da Emilio Radius a scrivere una storia per bambini da pubblicare sul "Corriere dei Piccoli", non la riprese in mano e le diede forma.

«Mi parve che gli orsi fossero una buona idea. E mi misi a fare il primo disegno, che era appunto la grande battaglia tra gli orsi scesi dalle montagne e l’esercito del granduca. Scrivere la storia fu il meno».

La fiaba, divisa in due parti (La famosa invasione degli orsi e Vecchi orsi addio!), uscì parzialmente a puntate sul «Corriere dei Piccoli» nei mesi più travagliati del 1945. Rielaborata e meno cupa la pubblicò in volume nello stesso anno l’editore Rizzoli. Un evento di cui parlò persino la rivista americana «Life», che la definì «una meravigliosa lettura per tutte le età».

Le interpretazioni simboliche

«Tra gli animali del bestiario buzzatiano, – scrive Francesca Lazzarato – gli orsi sono quelli che più di ogni altro ci indicano la via della salvezza, perché il lungo silenzioso corteo che si lascia alle spalle la città, dirigendosi verso i monti, è allo stesso tempo un ammonimento, un segno di malinconica speranza, un invito alla dignità e alla ricerca del vero sé. Ma lo si potrebbe leggere anche in un altro modo: come in molte opere di Buzzati, infatti, il racconto che si snoda attraverso i dodici capitoli della Famosa invasione è anche una rappresentazione delle età della vita. Dalle montagne dell’infanzia si passa alla ricca valle dell’adolescenza, e poi alla città in cui si conosceranno le disillusioni della maturità, per tornare, infine, da dove si è venuti e scomparire in uno sconfinato, definitivo silenzio.

La Famosa invasione, inoltre, è piena di sottili allusioni a quanto stava accadendo: nata in tempo di guerra, la fiaba parla di grandi battaglie tra i buoni ed eroici orsi e gli uomini dell'infame Granduca, tiranno che ha molto in comune con quelli responsabili della catastrofe bellica. Ed è una soluzione degna di Hitler quella destinata a placare l’ansia paranoica del Granduca, che invia l’esercito sulle montagne con l’ordine di uccidere «tutti gli esseri viventi incontrati lassù: erano vecchi taglialegna, pastorelli, scoiattoli, ghiri, marmotte, perfino uccelletti innocenti. Si salvarono solo gli orsi, nascosti nelle caverne profondissime...».

Il gioco delle coincidenze potrebbe proseguire, ed è bene interromperlo; ma va comunque ricordato, perché lo scrittore stesso lo raccontò in un'intervista, che gli fu imposto di rifare in una sola notte una tavola a colori in cui era rappresentato l’ingresso degli Orsi nella capitale del Granduca, raffigurata come una città inequivocabilmente nordica: gli occhi attenti del direttore, infatti, avevano colto un'allarmante somiglianza fra il trionfo ursinesco e l’ingresso dei russi a Berlino.»

L’animazione

Negli anni sessanta La famosa invasione degli orsi in Sicilia è diventata anche uno spettacolo teatrale della Compagnia Gianni e Cosetta Colla.

Le marionette degli orsi, alte un metro, sono esposte alla mostra attualmente in corso alla Kasa dei Libri di Milano.

Invasione Orsi marionette

 

Le sfide del futuro: alcune domande a Lorenzo Mattotti

La favola degli orsi continua a esercitare il suo fascino: Lorenzo Mattotti sta lavorando al progetto di fare della Famosa invasione un lungometraggio animato. Sarà il primo film tutto suo, di cui oltre ai disegni e alla sceneggiatura Mattotti firmerà anche la regia.

Perché «L’invasione»? «L’avevo letta in gioventù e mi era piaciuta. E quando qualche anno fa l’ho ripresa in mano, l’ho trovata una favola moderna e ricchissima: di situazioni, storie, personaggi fantastici. Un concentrato di avventura e suggestioni.»

In che cosa è moderna? «Nell’essere una fiaba poco idealista. Popolata da personaggi né completamente buoni né completamente cattivi, che tocca temi importanti come la perdita di identità, il tradimento della propria cultura e delle proprie origini, il complesso rapporto padre-figlio, il contrasto tra natura e civiltà».

Che film sarà? «Un film spettacolare, perché non è una storia intima. Ci sono mostri, fantasmi, cinghiali che diventano mongolfiere, gatti giganti e feroci, serpentoni che escono dal mare... Tutti elementi che possono essere sviluppati con grande effetto.»

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