“Indeh”: le guerre Apache per Ethan Hawke e Greg Ruth

a cura di Redazione Oscar

Raccontare è un atto politico. La scelta delle modalità di rappresentazione, la creazione di un immaginario, la composizione di una storia: questi (e altri) elementi producono e riproducono una visione del mondo che, per sua natura, non è mai oggettiva o imparziale, ma deriva da scelte messe in atto in maniera più o meno cosciente. Ciò che ha guidato Ethan Hawke e Greg Ruth nella creazione del graphic novel Indeh deriva proprio dalla volontà consapevole e politica di costruire una contro-narrativa, una rappresentazione alternativa rispetto ai modelli della cultura popolare e della storia ufficiale. Alternativa rispetto alla métarécit secondo cui la nazione nordamericana si fonda su un grandioso progetto illuminista, l’unificazione di un territorio vergine e selvaggio come missione civilizzatrice: il Destino Manifesto degli Stati Uniti d’America.

Nel mettere a fumetti una delle pagine più nere, violente e complesse della storia americana, Hawke e Ruth compiono un’operazione per certi versi assimilabile a quella di March, il graphic memoir di John Lewis. La differenza più evidente riguarda la dimensione testimoniale del racconto. Laddove Lewis ha vissuto in prima persona i fatti raccontati nel fumetto, gli autori di Indeh hanno portato avanti un progetto strettamente storiografico. Con l’ausilio di testimonianze e ricerche – come dimostra la bibliografia in appendice –, hanno dissotterrato avvenimenti per proporli attraverso una differente prospettiva. Soprattutto, hanno raccontato con rispetto e onestà intellettuale una storia che non è, dal punto di vista etnico, la loro. Come scrive Claudia Durastanti nell’introduzione al volume,

«Anche se né Ethan Hawke né Ruth hanno un milligrammo di sangue Apache nelle vene, hanno deciso di raccontare un’epopea nativa a modo loro, senza la pretesa di parlare al posto di qualcun altro, o di immedesimarsi in una storia che gli appartiene solo in parte, come appartiene a qualsiasi americano consapevole che prima di essere la terra della libertà, gli Stati Uniti sono una terra rubata».

Ed è questa dimensione storica e comunitaria che conferisce a Indeh una pregnanza specifica. Il testo si pone come antitesi alla miriade di narrazioni western che, a partire già dal primo Ottocento, hanno descritto i nativi d’America alternativamente – o addirittura simultaneamente – come mistici sempliciotti o bestie disumane. Il mito del buon selvaggio, che fuma il calumet e danza allegro per la pioggia, si mischiava così con l’idea che gli indiani fossero, nelle parole dell’apache Douglas Miles, «predoni selvaggi [o] nomadi folli, come l’antropologia ha tentato di farci credere». Cristallizzate nei dime novels e in seguito nel cinema di John Ford e John Wayne, queste rappresentazioni hanno formato la coscienza collettiva di ogni bambino e bambina americana, cresciuti giocando a cowboys and indians. Il mito oscuro e contraddittorio del West si è inscritto nel DNA della società statunitense.

Indeh

Ethan Hawke, Greg Ruth

1872. La Nazione Apache è dilaniata da decenni di guerre quando sulla scena si affaccia un giovane pieno di sogni e coraggio, Goyahkla. Sarà lui a guidare gli Apache contro il villaggio messicano di Azripe. Con quell'azione Goyahkla diventa Geronimo, l'eroe dei nativi. E finalmente una pace sembra possibile. Durerà?

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L’obiettivo di Indeh non è solo raccontare una pagina poco nota della storia moderna, ma evitare di contrastare degli stereotipi con altri stereotipi. Per quanto possibile, superare ogni facile riduzionismo per restituire il quadro nella sua umanissima complessità. Per trarre un paragone all’interno dello stesso medium e genere, il fumetto di Hawke e Ruth riporta alla mente la fortunata serie italiana Ken Parker, ideata nel 1977 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, che similmente smantella le convenzioni narrative e le rappresentazioni dicotomiche tipiche del Western. Ma come strumento di ingresso alla storia Ken Parker mantiene il punto di vista di un bianco, ossia l’eponimo protagonista. Indeh no: come ricorda Miles, il graphic novel «racconta ancora una volta la storia della lotta per l’indipendenza degli Apache Chiricahua, ma stavolta da un raro punto di vista apache, cosa che lo rende unico per scopo e creazione».

In questo senso Hawke ha le idee molto chiare, anche in relazione alle problematiche che sorgono nell’adozione di un punto di vista “altro”:«Le guerre apache sono una parte vitale della storia americana e meritano un approccio onesto che includa, integrandola, le vicende dei nativi americani. Una storia che deve essere raccontata, e poi raccontata ancora, finché i nomi di Geronimo e Cochise non diventino alle orecchie dei giovani americani familiari come quelli di Washington e Lincoln. Sapevo che non era la mia storia, ma il mio cuore si sentiva costretto a raccontarla».

Le origini di "Indeh"

Nella postfazione al volume e in una successiva intervista al Chicago Tribune, Hawke sottolinea l’importanza che un saggio storiografico, Once They Moved Like the Wind: Cochise, Geronimo, and the Apache Wars di David Roberts, ha avuto nella genesi di Indeh: «È un racconto incredibile delle Guerre Apache», dice Hawke; «ho un debito nei confronti di questo libro» (qui e altrove la traduzione è nostra). E l’influenza di Once They Moved Like the Wind la ritroviamo nella scelta di raccontare parte delle guerre Apache attraverso i vividi ritratti dei protagonisti, presentati come antieroi complessi e non come figurine bidimensionali di un libro per ragazzi.

Tuttavia, lo spunto originale di Indeh non è storico-letterario, ma decisamente più personale e legato alla sua professione di attore. Hawke infatti racconta come la sua ricerca di visione più equilibrata del genocidio indiano derivi da «una bellissima esperienza avuta quando avevo diciotto anni, mentre lavoravo [in Alaska] al film Zanna Bianca con un attore nativo americano, Pius Savage. Mi ha mostrato le riserve indiane e mi ha introdotto a una visione più contemporanea […], meno idealizzata, ma più umana e realistica».

E sulla base del proprio eclettismo professionale – oltre a essere attore è infatti apprezzato scrittore, sceneggiatore e regista –, Hawke ha inizialmente pensato di trasformare la vicenda delle Guerre Apache in un film:

«Penso di aver iniziato a lavorare a Indeh quando avevo 30 anni, cioè una quindicina di anni fa […]. Per anni è stata una sceneggiatura cinematografica, ma il risultato sarebbe stato decisamente troppo costoso e difficile da finanziare. Poi un giorno stavo gironzolando con mio figlio, che legge graphic novel, e tutto d’un tratto ho capito che forse avevo in mente la forma sbagliata per realizzare la storia».

Hawke ha così contattato Greg Ruth, che si è rivelato essere l’artista giusto non solo per le indubbie doti artistiche, ma anche per la sensibilità personale. Anche per lui, realizzare il graphic novel ha avuto un preciso significato politico: come spiega in un’intervista, «penso sia sufficiente ammettere che la rappresentazione delle tribù indiane nella cultura popolare è stata per lo più agghiacciante. È già difficile scendere a patti con la terribile storia della colonizzazione e dell’impatto sulle società nativo-americane, senza affrontare il retaggio disumanizzante creato da letteratura, televisione e cinema. Il nostro obiettivo è stato attaccare quel retaggio andandone alle origini, e rifiutandoci di prenderne parte.»

La Storia, le storie

Le guerre Apache rappresentate in Indeh si compongono in realtà di due conflitti diversi e successivi. Il primo, descritto nel capitolo iniziale del graphic novel, vide le diverse tribù Apache scontrarsi con l’esercito messicano in un ampio territorio a sudest del continente nordamericano. Le schermaglie erano iniziate già nel diciassettesimo secolo, con l’arrivo dei primi conquistadores spagnoli nella vallata del Rio Grande, ed erano proseguite per tutto il secolo successivo. La situazione migliorò in parte a cavallo tra Settecento e Ottocento, ma l’indipendenza Messicana del 1821 portò quasi subito a un’intensificazione delle ostilità. Ed è in questa fase che incontriamo Goyahkla – poi noto come Geronimo –, la cui famiglia venne uccisa durante un’incursione messicana nella regione Chihuahua. È il 1851.

Il massacro che dà il via al racconto di Hawke e Ruth coincide più o meno con la guerra tra Messico e Stati Uniti, combattuta tra 1846 e 1848 come conseguenza dell’annessione americana del Texas. Ed è in seguito a questi fatti che gli Occhi Bianchi (i coloni americani) si sostituirono ai Visi Pallidi (i messicani) come nemici principali delle tribù Apache:

«Due diventarono presto dieci, poi venti, poi cento… Erano come la pioggia, che cade dappertutto».

L’avvenimento precipitante può essere identificato con l’“affare Bascom” del 1861, ossia con la serie di rappresaglie e contro-rappresaglie che seguirono un’infondata accusa di rapimento mossa agli Indiani Chiricahua. Nella seconda metà del secolo il Messico si ritirerà dal conflitto con le popolazioni native, lasciando agli Stati Uniti il compito di proseguire con la grandiosa missione civilizzatrice. Il conflitto armato tra le due fazioni proseguirà a fasi alterne fino al 1886, con la resa finale di Geronimo, anche se si registreranno scontri minori almeno fino all’inizio del Novecento.

Prendendo in esame il riflesso storico e storiografico all’interno di Indeh, ci sono due aspetti che vale la pena di considerare. Il primo riguarda l’assenza di una periodizzazione in senso occidentale. Fedele all’intento di presentare un punto di vista indiano, il graphic novel infatti evita di utilizzare indicazioni cronologiche che sono, come sappiamo, convenzioni culturali dei bianchi. Al contrario, ci viene presentata la temporalità ciclica delle culture native, attraverso espressioni come «due lune prima dell’inverno», «quaranta lune dopo il massacro di Skeleton Cave».

L’altro aspetto concerne la dimensione umana e personale della vicenda. La lunga e sanguinosa storia delle guerre Apache viene infatti raccontata attraverso le voci, le azioni e gli sguardi dei suoi protagonisti, figure tratteggiate nelle loro contraddizioni e complessità. Oltre al già menzionato Geronimo, ritroviamo il leggendario capo indiano Cochise, autore del trattato di pace del 1872, suo «figlio ed erede» Naiche, la guerriera Lozen, il capotribù Mangas Coloradas, protagonista di uno dei momenti più difficili nella difficile relazione tra nativi e colonizzatori.

E anche tra quest’ultimi si muovono personaggi che incarnano differenti atteggiamenti nei confronti della “questione indiana”. Soprattutto, la loro presenza dimostra la volontà degli autori di mantenere un punto di vista nativo senza demonizzare o stereotipizzare nessuno. Se vediamo quindi il generale Crook farsi una reputazione come efficiente avversario delle tribù autoctone, nel contempo ci viene mostrato come Oliver Howard e Charles Gatewood – cui Ruth dona l’aspetto di Ethan Hawke – portarono avanti un discorso alternativo all’interno dello stesso esercito americano:

«Noi americani bian­chi non possiamo permet­terci di essere corrotti dal desiderio di distruggere non solo quello che ci serve, ma tutto ciò che vediamo, con la scusa di civilizzarlo».

Indeh non vuole quindi mostrarci solo l’impari conflitto tra Apache e coloni statunitensi. Il fumetto è soprattutto la storia di uomini e donne che hanno vissuto, con colpe e motivazioni diverse, una dolorosa tragedia. Nell’intervista al Chicago Tribune, Hawke spiega come la sua interpretazione dei personaggi reali – storicamente documentata –, sia informata anche da modelli letterari occidentali: «Trovo che la storia della vita di Geronimo sia molto interessante, inclusa la sua amicizia con Naiche, il figlio di Cochise, che valeva certo la pena di raccontare: Cochise come Re Lear, Naiche come Amleto, Geronimo come il suo miglior amico. Riccardo III è stata un’altra fonte di ispirazione».

È forse questa commistione tra Storia e letteratura, tra fact e fiction, che trasmette il senso finale dell’opera. Il graphic novel si muove nel “terzo spazio” tra evento e interpretazione, mettendo in primo piano le modalità di rappresentazione del passato. Nel proporre un’immagine che è contemporaneamente familiare e differente, solleva interrogativi sulla natura politica e problematica del nostro retaggio. Ci fa riflettere sulla necessità di rivedere gli stereotipi, di cui mostra “in negativo” la formazione all’interno della cultura popolare, il cinema, il fumetto. E si tratta di un’operazione importantissima, perché è attraverso i racconti che formiamo la nostra visione del mondo. Come ci ricorda il sottotitolo, Indeh non ha la pretesa di farsi Storia. Il graphic novel è “una storia delle Guerre Apache”, forse una tra le tante. Ma è una storia che vale la pena di raccontare.