La nuova traduzione del “Signore delle Mosche” parlando di Lost, Hunger Games, favola e mito

L'unico nemico dell'uomo è dentro di lui

a cura di Redazione Oscar

Il signore delle Mosche e Lost


Se hai visto Lost e hai letto Il Signore delle Mosche di William Golding, sai già quanti riferimenti ispirati al romanzo ci sono nella serie tv più famosa di tutti i tempi.

Se, invece, hai letto Il Signore delle Mosche e non hai visto Lost, ti suggeriamo di dedicare un mesetto a vederti tutte e sette le stagioni e a metterti alla prova nel trovare i riferimenti del romanzo: di certo non ti sfuggirà questa frase che pronuncia Sawyer - a proposito, quale altro personaggio delle letteratura ti fa venire in mente questo nome?! –, uno dei personaggi più amati-odiati della serie:

“Là alla spiaggia un mese fa potevano essere tutti dottori e ragionieri, ma adesso è l’ora del Signore delle Mosche”

Se non hai visto Lost e non hai letto Il Signore delle Mosche, ti consigliamo di partire dal romanzo. C’è un ottimo motivo per leggere il romanzo di Golding: la nuova edizione degli Oscar Moderni – con la splendida nuova traduzione di Laura de Palma – è ampliata da un saggio inedito dell’autore su storia, favola e mito, intitolato È un compito ingrato raccontare favole.

Il Signore delle Mosche

William Golding

Nel corso di un conflitto planetario, un aereo precipita su un'isola deserta. Sopravvivono solo alcuni ragazzi, che provano a riorganizzarsi senza l'aiuto e il controllo degli adulti. I primi tentativi di dare vita a una società ordinata hanno successo, ma presto esplodono tensioni latenti ed emergono paure irrazionali e comportamenti asociali: lo scenario paradisiaco dell'isola tropicale si t...

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Un romanzo spartiacque


Il romanzo del 1954 di Wiliam Golding Il signore delle Mosche è indubbiamente, come dice Emanuele Trevi, un’opera-spartiacque. Senza l’opera del romanziere britannico, sarebbe difficile immaginare oggi sia South Park che Lost. Ma anche la saga di Hunger Games, pur ruotando sul concetto moderno del reality, ha un fortissimo debito nei confronti di questo romanzo ancora profondamente attuale nonostante sia stato scritto più di sessant’anni fa.

Dunque, un’opera spartiacque, un romanzo attuale, perché?


Golding ha deciso di usare la convenzione letteraria di un gruppo di ragazzi che provano a costruire una civiltà sull’isola: c’è un leader e il suo opposto (per chi ha visto Lost: dice niente il perenne contrasto tra Jack Shepard e John Locke?); provano a tenere un’assemblea, ma rapidamente l’assemblea degenera in quanto emergono problemi che avrebbero preferito ignorare. Alcuni ragazzi cominciano una danza di guerra che corrobora il senso della loro forza e del gruppo. I pochi rimasti, disorientati dalla regressione dei compagni, provano a mantenere il fuoco sulla montagna – la speranza che gli adulti possano venire a salvarli - ma l’impresa si rivela ben oltre le loro possibilità.

Golding ha voluto raccontare una favola, una favola è universale e ha una morale, ma questa morale può far male perché è estremamente pessimista: lui sa che i suoi ragazzi, come l’umanità del XX secolo, soffrono di una terribile malattia: quella di appartenere alla razza umana.

L’uomo produce il male come l’ape produce il miele

Con la tragedia della Seconda guerra mondiale, William Golding ha scoperto sulla sua pelle quello che gli uomini posso fare ai loro simili e, scosso dagli eventi, ha voluto lanciare un monito ai suoi connazionali, gli inglesi, ma non solo:

“Io so perché il male è sorto in Germania; so che potrebbe accadere in ogni Paese. Ogni gruppo di persone è intrinsecamente simile a ogni altro e l’unico nemico dell’uomo è dentro di lui."

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