Ignazio Silone: dall’Abruzzo all’Europa

a cura di Redazione Oscar

Ignazio Silone: 1900-1978

Quarant’anni fa, il 22 agosto 1978 moriva a Ginevra Ignazio Silone, uno degli intellettuali più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, uno scrittore dal forte impegno civile e politico.

Pseudonimo di Secondino Tranquilli, nacque a Pescina, in provincia di L’Aquila nel 1900. Antifascista, per molti anni visse esule in Svizzera.
Molto apprezzata all’estero, in Italia la sua opera in un primo momento venne sottovalutata e ignorata, fino alla consacrazione letteraria nel 1968 con L’avventura di un povero cristiano che vinse il Premio Campiello.

Le opere di Ignazio Silone negli Oscar Moderni

Il terremoto

Il 13 gennaio del 1915 un terremoto di magnitudo 7.0 (11° grado secondo la scala Mercalli) provoca 30.000 morti nella zona della Marsica e nella conca del Fucino; a Pescina, paese natale di Silone, su 5.000 abitanti i superstiti sono 1.500. Tra i morti c’è sua madre. Silone, che studiava al seminario vescovile di Pescina, racconta:

«S’è fatta d’improvviso una fitta nebbia. I soffitti si aprivano lasciando cadere il gesso. In mezzo alla nebbia si vedevano ragazzi che, senza dire una parola, si dirigevano verso le finestre. Tutto questo è durato venti secondi, al massimo trenta. Quando la nebbia di gesso si è dissipata, c’era davanti a noi un mondo nuovo. Palazzi che non esistevano più, strade scomparse, la città appiattita. E figure simili a spettri tra le rovine.
Dopo cinque giorni ho ritrovato mia madre. Era distesa presso il camino, senza ferite evidenti. Era morta. Io sono molto sensibile. Tuttavia non ho versato una lacrima. Qualcuno ha creduto che non avessi cuore. Ma quando il dolore supera ogni limite, le lacrime sono stupide. Mio fratello è stato trovato in un secondo tempo. A forza di urlare aveva la bocca piena di polvere.»

(da un’intervista del 1955)

Don Orione

Espulso da varie scuole, su finire del 1915 Silone viene accolto nel collegio San Romolo di Sanremo, diretto da Don Orione.

«Il suo particolare più notevole era lo sguardo. Come si può vedere anche da certe fotografie, per la sua statura media, il colorito bruno e altri tratti somatici, benché piemontese, egli somigliava piuttosto a un contadino sardo; ma il suo sguardo era straordinario. Esso era, nello stesso tempo, benevolo e profondo, con una trasparenza che in certi istanti suggeriva l’idea della chiaroveggenza. Questa dote, che quasi sempre si accompagna, se non a corruccio, a severità, in lui produceva invece la compassione. Con tutto ciò, nonostante le sue eccezionali facoltà, egli appariva un uomo di rara semplicità e naturalezza, tali da indurre, anche un ragazzo che vi fosse restio, ad essere, almeno con lui, semplice e naturale. Infine devo menzionare, anche a costo di essere frainteso, come uno dei tratti più salienti di don Orione, la sua fede. Visibilmente, credeva nella continua presenza e assistenza di Dio, al punto da dare l’impressione, in certe contingenze, che ogni frontiera naturale e trascendente per lui sparisse.»

(da un intervento radiofonico del 1964)

Ignazio Silone

Don Orione presta soccorso ai terremotati di Pescina

L'attività politica

Nel 1921 Silone partecipa al Congresso di Livorno in cui nasce il Pci.

«Non è facile descrivere che cosa fosse allora la coscienza politica della maggioranza di noi; lo stesso termine di coscienza politica è eccessivo, per la prevalenza di elementi psicologici primitivi. Eravamo semplicemente in rivolta contro tutto e contro tutti. Ciò che sublimava le tendenze infantili e nevrotiche della nostra ribellione era l’immensa speranza accesa dalla Rivoluzione russa.»

(da Uscita di sicurezza, 1965)

Nel luglio del 1931 viene espulso dal Pci. D’ora in avanti preferirà definirsi un «socialista cristiano», specificando però «socialista senza partito e cristiano senza chiesa».
«In ogni movimento disfatto e in ritirata vi sono dei militanti i quali vengono a trovarsi nella mia situazione: senza collegamenti gerarchici con i resti superstiti del proprio reggimento, essi continuano alla meglio a lottare contro il nemico in qualità di franchi tiratori.»

Quindici anni in Svizzera

L’esilio di Silone in Svizzera dura dalla fine del 1929 al 1944. È un’occasione per entrare in contatto con intellettuali di tutta Europa, ai quali la Svizzera offre rifugio e garantisce libertà.

«Mi fermai in Svizzera perché dove trovavo un altro paese dove fare la quarantena di tutta la retorica prima gesuitica, cattolica e poi marxista, che mi ero trascinato dietro fino allora?»

«Contrariamente a quello che poteva apparire ai turisti di passaggio, Zurigo era una città d’intensa vita intellettuale. “Città aperta”, città chiara, spalancata, irradiante fra i due rami del lago, città cosmopolitica. Crogiuolo delle influenze di Vienna, di Parigi, di Monaco. In essa sono ancora ben visibili le tracce degli esuli delle generazioni passate, dei profughi dell’assolutismo, dallo zarismo alle leggi di maggio di Bismarck.»

È in Svizzera che escono (tradotte in tedesco) le sue prime opere, tra cui i romanzi Fontamara (1933), Vino e pane (1936) e Il seme sotto la neve (1941). In particolare Fontamara, vicenda corale degli emarginati, uguale sotto ogni latitudine, fu un clamoroso caso letterario: prima di essere pubblicato in Italia nel 1947 era già stato tradotto in 27 lingue e aveva raccolto giudizi e consensi sulla stampa internazionale, da Lev Trotsky a Bertrand Russell a Graham Greene. Su Vino e pane si esprimeranno invece, tra gli altri, Thomas Mann, Albert Camus e Stefan Zweig.

"Tempo presente"

Nel 1956 Silone assume, insieme con Nicola Chiaromonte, la direzione della rivista «Tempo presente», un’emanazione dell’Associazione per la libertà di critica:

«Oggi capita spesso di sentire e leggere gli elogi di “Tempo presente”, il periodico italiano più vivo, più stimolante e più indipendente del dopoguerra. Ma allora, in quell’atmosfera di conformismo intellettuale, di malafede, di disinformazione e di torpore morale, i fascicoli di “Tempo presente” in genere erano accolti con ostilità, se non con repulsione e digrignando i denti, ed erano accompagnati dalla solita stupida etichetta “un prodotto della guerra fredda"».

(testimonianza di Gustaw Herling, amico di Silone e come lui intellettuale impegnato nella lotta al totalitarismo - 1992)

Gli amici: Gustaw Herling, Altiero Spinelli, Arthur Koestler

Scopri le opere di Silone nella collana dei Meridiani