House of Penance

Il graphic-novel di una American Horror Story

a cura di Redazione Oscar

House of Penance è una vera e propria American Horror Story. Il graphic novel scritto da Peter Tomasi e disegnato da Ian Bertram racconta la storia di Sarah Lockwood Pardee, che nel 1881 eredita una fortuna in seguito alla morte del marito, un ricchissimo magnate delle armi da fuoco. Si parla di circa 500 milioni di dollari, adeguati all’inflazione corrente, più una rendita quotidiana di circa 20.000 dollari. Poiché oltre al marito aveva già perso l’unica figlioletta, e poiché comincia a soffrire di allucinazioni, decide di rivolgersi a un medium. Questi le conferma che gli spiriti delle persone uccise dai fucili hanno causato le morti premature dei suoi familiari, e che lei sarebbe stata la prossima:

«Le anime immortali della mia famiglia sarebbero state condannate al purgatorio, se non avessi intrapreso un’azione immediata»

House of Penance, p. 127

 



Sarah Lockwood Pardee - Courtesy of thetruthaboutSarahWinchester.com

Decide così di lasciare New Haven nel Connecticut e trasferirsi in California, a San Jose, dove investe le sue ingenti risorse nella costruzione di una villa mastodontica. Una casa enorme, costruita senza un progetto, pensata come labirintico cantiere permanente per placare gli spiriti irrequieti: «finché la costruzione della casa fosse andata avanti, non sarei stata in pericolo e avrei liberato la mia famiglia dalla maledizione delle armi» (128). Diventa così una lotta costante tra i fantasmi dei morti, che vogliono varcare il nostro piano di esistenza, e il lavoro degli operai, il cui martellare «costringe anche gli spiriti maligni a ricordare il momento esatto in cui una pallottola ha bucato la loro carne. Ciò li tiene in uno stato costante di instabilità. Intangibili, se vuole» (79). I lavori proseguono per 38 anni, sette giorni su sette e ventiquattr’ore su ventiquattro, fino alla morte di Sarah nel 1922. Nemmeno il terribile terremoto del 1906 mette fine alla costruzione di questa confusa Torre di Babele, che continua a ospitare le anime dannate dei defunti. Quella della Casa Stregata di San Jose è una storia inquietante, perché fa appello alla nostra naturale paura della morte e dell’aldilà, e perché ci ricorda del tributo di sangue pagato durante la nascita della nazione americana.

Ancora oggi, chi si reca a San Jose può visitare la Winchester Mystery House, costruita coi soldi della vedova di William Winchester. Esatto, quello dei fucili che hanno reso possibile il genocidio degli indiani e, più tardi, la Guerra Civile Americana. Pagando un biglietto di $36 (30 se si prenota prima) è possibile esplorare 110 delle 160 stanze, e perdersi in un dedalo di scale, soppalchi, passaggi segreti, finestre e sottotetti. Prima del terremoto del 1906 si estendeva su ben sette piani, ma oggi sono solo quattro. Ci sono persino scale e porte che non portano a nulla, forse costruite per disorientare gli spiriti. In un tripudio di aggettivi, la descrizione sul sito ufficiale definisce la villa “un'assurda esperienza immersiva in cui l’incredibile, il curioso e il misterioso si combinano per creare una visita indimenticabile in una delle residenze più celebrate d’America"

La magione divenne un’attrazione turistica subito dopo la morte di Sarah Winchester, forse a causa della difficoltosa abitabilità, e della volontà degli eredi di recuperare le ingenti spese sostenute durante la costruzione e l’ammobiliamento. Al di là della peculiarità architettonica, più causata da imperizia e cattiva pianificazione che dagli spiriti, la residenza Winchester è infatti adornata da finiture bizzarre e di pregio, tra cui delle finestre in vetro colorato realizzate da Louis Comfort Tiffany in persona. E per non parlare delle innovazioni tecnologiche che erano all’epoca segno di lussuoso prestigio, come gli ascensori, gli interruttori della luce, e la doccia con l’acqua calda. Venne battezzata Mystery House da nientemeno che Harry Houdini, che la visitò nel 1924, e che la consegnò al mito e alla leggenda.

È chiaro che molta dell’aneddotica relativa alla casa e a Sarah è frutto di fantasie contemporanee e successive, che hanno ricamato intorno all’eccentricità di una ricca donna sola e alla sua incompetenza architettonica. Il recente saggio Captive of the Labyrinth [2012] di Mary Jo Ignoffo va a smantellare molti dei miti sorti intorno alla Mystery House, tra cui il fatto che i lavori siano proseguiti ininterrottamente per 38 anni, o che Sarah fosse a disagio con l’origine della propria fortuna. Ma ormai la villa e i suoi misteri appartengo al folklore americano, e a noi piace pensare che ci siano stati veramente gli spiriti. Vogliamo credere alla leggenda, poterla toccare con mano

House of Penance

Peter J. Tomasi

La storia di Sarah Winchester, vedova di William Winchester, inventore dell'omonima carabina a ripetizione, l'arma più letale del XIX secolo. Vero protagonista del fumetto è il senso di colpa di Sarah, devastata dalla consapevolezza che la fortuna ereditata dal marito è derivata dalla commercializzazione di un efficientissimo strumento di morte.

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Piani di lettura

Il lavoro di Peter Tomasi si inserisce proprio nello spazio tra mito e realtà. Lo sceneggiatore ed editor statunitense scava nella storia di Sarah e della Winchester Mystery House per portare alla luce gli aspetti più spaventosi della leggenda. Ne riesuma il potenziale gotico e grottesco per regalarci delle pagine di autentico terrore. Complici sono, indubbiamente, i disegni di Ian Bertram, colorati dal premio Eisner Dave Stewart. Rifacendosi in maniera del tutto personale ad artisti come Moebius o Frank Quitely, Bertram ci accompagna tra gli incubi organici della sig.ra Winchester, di cui restituisce una visione inquieta, ossessiva e opprimente. Da un punto di vista compositivo, l’aspetto più interessante riguarda forse la contrapposizione estetica e concettuale tra i motivi geometrici impressi nella costruzione dell’edificio – finestre, piastrelle, persino una voliera –, e il caos fluido del sangue, presenza vivente e tentacolare pronta a divorare tutto. La follia onirica del gotico irrompe così nel sistema di rappresentazione, minando la facciata razionale dell’imprenditoria statunitense.

Come spiega Tomasi al sito CBR

«L’aspetto orrorifico è qualcosa di intrinseco alla storia. La vicenda personale di Sarah risiede nelle armi, la sua relazione con la famiglia Winchester, e il sangue. Mi è sembrata una storia tipicamente horror. Lei stava cercando di scappare dal senso di colpa, dai fantasmi che ha contribuito in qualche modo a creare».

Peter J. Tomasi

Quella di House of Penance è infatti una storia gotica. Abbiamo il castello, la corruzione del tessuto familiare, il sangue e la sua maledizione. In questo senso, si rifà maggiormente alla tradizione europea del romanzo gotico, piuttosto che a quella americana con la sua enfasi sul carattere ostile e spaventoso dell’ambiente naturale, la wilderness. Questo aspetto è semmai evocato dal protagonista maschile, Warren Peck, un cacciatore di indiani che riporta alla mente gli orrori della colonizzazione e le modalità in cui venne romanticizzata in innumerevoli dime novel.

 

Nella tradizione del grande romanzo fantastico, House of Penance si configura come testo polisemico, che si apre a una molteplicità di letture. Nelle parole di Tomasi, «Ho voluto prendere in esame [anche] l’aspetto della razza e delle classi sociali. Chi scrive storie del genere tende a dimenticarsi degli elementi secondari che hanno formato il carattere dei personaggi. Stiamo parlando del tardo Ottocento, i ragazzi che hanno combattuto nella Guerra Civile sono gli uomini adulti che vediamo nel fumetto». Al conflitto interiore tipico del gotico si affianca così il conflitto di razza e classe. E da questa angolazione, House of Penance usa la Mystery House come grottesca metafora del capitalismo americano post-Guerra Civile, quando la fine dei conflitti e dell’espansionismo favorisce lo sviluppo accelerato dell’industrializzazione. Il sogno di mobilità verticale Americano subisce una battuta d’arresto quando il capitale si riorganizza secondo un modello europeo, che (ri)mette al vertice la nuova aristocrazia imprenditoriale dei trust e delle corporation. Il mito meritocratico della società senza classi è sostituito dalla proletarizzazione di massa, dal lavoro perpetuo e insensato al di sotto di un capitano d’industria scostante e ricchissimo. Al di sotto di una padrona che non collabora, ma che impartisce solo ordini, e che viene infatti chiamata «regina» (132). L’impiego fine a se stesso, senza possibilità di crescita o di miglioramento sociale, diventa così ideologia dei ‘nuovi’ Stati Uniti. Altrimenti, ci prendono gli spiriti.

E infine, House of Penance volge un occhio al presente. Nell’inquadrare le armi da fuoco come peccato capitale su cui è stata costruito il benessere contemporaneo, indaga uno dei problemi che continua a perseguitare la società americana. Come spiega Tomasi, «House of Penance è una storia incredibilmente attuale per tutto ciò di orribile che sta accadendo oggi. Penso che dica qualcosa sull’epoca in cui è ambientata, e ci fa capire che le persone già all’epoca erano preoccupate, ne parlavano. Si tratta di una linea che arriva fino a oggi. Un fiume di sangue, sotto un certo punto di vista». Tomasi pronunciava queste parole nel febbraio del 2016. Leggerle oggi, a pochi giorni dal più sanguinoso mass shooting dell’America contemporanea dà una misura della caratura e dell’attualità del problema. Nel 2017 il sangue scorre ancora. Non ci siamo ancora liberati dei fantasmi della Winchester Mystery House.

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