Ghost Money: tra fantascienza e spy story

a cura di Redazione Oscar

Come scriveva nel 1979 il critico Darko Suvin, è possibile individuare due tipi di narrativa fantascientifica. Da una parte, abbiamo il modello estrapolativo, per cui il testo (film, libro, videogioco, ecc.) immagina e profetizza con un certo grado di attendibilità possibili sviluppi futuri, siano essi tecnologici, politici, sociali e via dicendo. È questo l’intento che ha animato molta speculative fiction di inizio Novecento, specialmente negli Stati Uniti. Basti pensare al didatticismo tecnocratico di Hugo Gernsback e di molti autori della rivista “Amazing Stories”, che usavano le formule della fantascienza per favoleggiare i mirabolanti sviluppi tecnologici della nuova superpotenza americana.

L’altro modo di fare science fiction, sempre secondo Suvin, si basa invece sull’analogia piuttosto che sull’estrapolazione. Non rigetta completamente la prospettiva futurologica, ma la ingloba come elemento secondario all’interno di un sistema narrativo più complesso. Il modello analogico utilizza le convenzioni di genere per riflettere sul presente, rappresentandolo attraverso uno specchio deformante che lo rende più intellegibile. Il quadro empirico di autore e lettore è così scrutinato da una prospettiva inedita, che rivela relazioni e processi altrimenti poco visibili. Il racconto dell’ancella (1985) di Margaret Atwood (dalla quale è stata di recente tratta una serie tv) dimostra con chiarezza l’efficacia di questo meccanismo. Oltre a stimoli storici e sociali, la permeabilità analogica permette inoltre di assorbire anche modelli letterari, e di impiantarli nel tessuto connettivo della science fiction per creare nuove forme ibride. Questo è quello che accade in Sotto le Lune di Marte (1912) e in tutto il filone della Space Opera.

Il graphic novel Ghost Money di Thierry Smolderen e Dominique Bertall si muove proprio nel terreno fertile tra estrapolazione e analogia per mettere in scena le ansie e le prospettive storiche del prossimo futuro. Il fumetto utilizza la cornice della spy-story fantascientifica per raccontare l’interconnessione tra denaro, terrorismo, tecnologia, manipolazioni finanziarie e ingerenza sistematica del complesso militare-industriale. Prendendo le mosse dall’ansia post-11 settembre, Ghost Money disseziona le storture dell’economia e della politica statunitense (e non solo) restituendo una visione tanto verosimile quanto distopica. Come spiega Smolderen nella postfazione al volume,

«attraverso il tema del denaro fantasma, è di questa eredità che volevamo parlare: dei miraggi e delle menzogne dell’amministrazione imperiale americana, delle sue mosse contorte, delle sue manipolazioni, delle sue improvvisazioni e dei suoi fallimenti disastrosi»

Ghost Money

Thierry Smolderen, Dominique Bertail

Ipertecnologia, lusso, esotismo, manipolazioni finanziarie, spionaggio internazionale, operazioni militari coperte. GHOST MONEY è un autentico kolossal a fumetti del genere «anticipation»: in un futuro prossimo in cui gli Stati Uniti hanno eletto un presidente neoconservatore radicale, gli equilibri globali sono messi a repentaglio da una pervasiva rete di interessi economico-finanziari.

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Il terrorismo nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Prendendo la ricerca del tesoro di Al Qaeda come pretesto narrativo, gli autori analizzano l’evoluzione del terrorismo a complesso fenomeno internazionale, utilizzato come strumento di mirata destabilizzazione politica ed economica. Nelle nuove capitali della cultura e finanza mondiale – Shanghai, Dubai – vediamo così attori capaci di utilizzare ingenti quantità di denaro occulto per sconvolgere l’assetto geopolitico di intere regioni del mondo. Nelle parole di Lorenzo Barberis,

«Ghost Money va a indagare soprattutto, come chiarisce già il titolo, le influenze del potere finanziario sommerso sull’avvio e sullo sviluppo delle guerre volte al controllo del Medio Oriente, o anche solo a creare una movimentazione di capitali favorevole al grande complesso militar-industriale globale»

Se consideriamo il rapporto tra finzione e realtà, il potere profetico del graphic novel è notevole. Gli autori prevedevano già nel 2008 (anno di uscita del primo capitolo in Francia e di elezione di Barak Obama) il ritorno alla Casa Bianca dei neoconservatori alla fine degli anni 2010. Allo stesso tempo, hanno visto con chiarezza l’abituazione globale al terrorismo – o meglio, al «neoterrorismo» –, diventato elemento fondamentale nella gestione violenta degli equilibri internazionali. Un altro elemento notevole è rappresentato da Black Cloud, che nel fumetto è descritto come «potente alternativa a Internet, irrimediabilmente compromesso dallo spionaggio economico americano…». Smolderen stesso fa notare che
«la vicenda di Black Cloud ha molti punti in comune con la saga – altrettanto enigmatica e romanzesca – del sistema monetario alternativo conosciuto sotto il nome di Bitcoin, che tuttavia non esisteva ancora quando abbiamo cominciato a pubblicare la serie»

Libri, fumetti e videogiochi

Tra tutte le profezie di Ghost Money, quella più sconvolgente riguarda forse la progressiva affermazione della post-verità (o post-truth). Di per sé un concetto non nuovo né rivoluzionario, è assurto agli onori della cronaca in seguito alla Brexit e all’elezione di Donald Trump, entrando a pieno titolo nel gergo giornalistico contemporaneo. Post-truth è stata addirittura eletta parola dell’anno 2016 dagli Oxford Dictionaries. Ancora una volta, è sorprendente la capacità del graphic novel di prevedere la centralità di meccanismi mistificatori usati per manipolare il quadro politico ed economico. Bugie, inganni e depistaggi che trasformano la realtà in iperrealtà, in cui non solo è impossibile distinguere fact da fiction, ma dove la distinzione perde completamente di senso. Sempre nelle parole di Smolderen,

«Di fatto, l’idea stessa di verità non ha più diritto di cittadinanza nel thriller quotidiano dell’attualità: si perde in una miriade di voci e teorie contraddittorie, con grande scandalo di chi ancora crede che le soluzioni possano emergere da uno studio attento della realtà percettibile»

Questa attenzione alla virtualità e al simulacro ci rimanda così ai modelli della fantascienza e del cyberpunk, da cui Ghost Money attinge in maniera più o meno evidente. Ad esempio, le protesi oculari impiantate nella giovane Chamza non possono non riportare alla mente gli «occhiali a specchio» del Neuromante (1984) di William Gibson, mentre la sorveglianza segreta operata da Ceasar’s Hand evoca non solo l’ovvio precedente orwelliano 1984 (1949), ma anche le «olocamere tridimensionali» descritte in Un oscuro scrutare di Philip K. Dick (1977). Tutti testi che mettono in scena in modi diversi l’impatto della tecnologia sul corpo umano e sociale, nonché la progressiva erosione della barriera tra spazio pubblico e privato. I romanzi di Gibson, nello specifico, anticipano e amplificano l’ansia distopica che pervade Ghost Money, immaginando l’intreccio invisibile tra internet – il cyberspazio –, il potere finanziario e quello militare.

 

Nella seconda metà del fumetto, la comparsa di androidi teleguidati e mecha sposta la lancetta dei riferimenti verso i manga e gli anime giapponesi. Di questo vastissimo universo di simboli, immagini e topoi bisogna menzionare almeno il fondamentale Ghost in the Shell (fumetto 1989; film animato 1995), in cui non a caso la cyborg protagonista è in grado di “rubare” gli occhi artificiali di altri umanoidi sintetici. Fortemente debitore dell’immaginario cyberpunk, il manga di Masamune Shirow esplora le conseguenze psicologiche delle manipolazioni cibernetiche. Qui, così come in Ghost Money, ibridi umano-meccanici e androidi artificiali ci fanno riflettere sull’ibridismo del soggetto (post)moderno, così come sulla nostra progressiva incapacità di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è simulato, spettrale, virtuale.

E cosa c’è di più virtuale se non il videogame, intrattenimento par excellence del tardo capitalismo? Leggendo Ghost Money ritornano alla mente anche esperienze videoludiche come Metal Gear Solid, l’appassionante saga ideata da Hideo Kojima che immagina connessioni recondite tra spionaggio, guerra, politica e tecnologia. I più attenti ricorderanno come la trama di diversi episodi ruoti intorno alla ricerca dell’Eredità dei Filosofi, un’enorme somma di denaro scomparso dai radar durante la Guerra fredda. Sempre parlando di videogame, non è un caso che un poster di Call of Duty campeggi nella stanza di Ring, membro psicopatico della Ceasar’s Hand.

Tra anticipazione e analogia, Ghost Money è una storia che guarda al futuro ma ci parla del presente. Che usa le cornici narrative della fantascienza, della distopia, della spy-story e del political thriller per traslare su un piano immaginifico i grandi mutamenti degli ultimi decenni. E che, coerentemente con propri riferimenti videoludici, non dimentica mai di farci divertire. Perché è questo il bello della grande fiction, no? Ci fa pensare intrattenendoci, o forse il contrario. E se qualcosa ci rende inquieti, possiamo sempre chiudere il libro e tornare alla nostra vita e alle nostre preoccupazioni quotidiane. E riporre così sul comodino

«lo spaccato di un mondo che somiglia molto al nostro, e che punta dritto verso l’abisso»

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