Neil Gaiman e le Spose Proibite

Il fumetto "meta-gotico" dell'autore di "American Gods"

a cura di Redazione Oscar

Gaiman e il fantastico

Nel 1987, un giovane giornalista inglese si presentò a George R.R. Martin durante il San Diego Comic-Con. Voleva proporre un personaggio per l’allora neonato progetto Wild Cards, un supereroe che vive nei sogni delle persone. Tuttavia, a parte i suoi articoli, qualche raccontino, e una biografia dei Duran Duran, il pallido ed esile giornalista aveva pubblicato poca roba, e ancora meno di rilievo. Martin decise così di rifiutare la proposta del ventiseienne, ritenendolo troppo acerbo. Il ragazzo era Neil Gaiman, e il personaggio una versione preliminare di Sandman.

Trent’anni e quattro Hugo Awards più tardi, Gaiman è uno dei più apprezzati autori del fantasy contemporaneo. La prosa raffinata, i personaggi memorabili e la felice commistione tra reale e immaginifico lo hanno reso un punto di riferimento per gli appassionati del fantastico in tutto il mondo. I suoi testi sono stati tradotti, analizzati – esistono diversi saggi accademici su Sandman e i suoi riferimenti mitologico-letterari – e illustrati dai più talentuosi artisti sulla piazza. Quello che colpisce maggiormente, forse, è la poliedricità di Gaiman. Vero e proprio “autore totale”, ha saputo infatti cimentarsi con estremo successo attraverso i media più disparati: racconti e romanzi in prosa, fumetti e graphic novel, sceneggiature televisive, teatrali e cinematografiche. Dai suoi testi sono state tratte opere di grande successo, come il lungometraggio Coraline [Henry Selick, 2009] e la recente serie televisiva American Gods [2017]. Ha persino collaborato all’adattamento in lingua inglese del classico di Hayao Miyazaki Princess Mononoke.

Un filo rosso unisce questa produzione decennale ed eclettica: il fantastico. Fantasy, horror, fantascienza e Young Adult costituiscono la tela su cui Neil ricama la propria personale visione, e su cui imprime la propria capacità di giocare coi generi. Per lui, il rispetto delle convenzioni si affianca alla sovversione e reinvenzione degli stilemi. Gli aspetti formulaici cedono così il passo a una re-visione che può essere ironica o seriosa, ma che è sempre volta a ribaltare le aspettative del lettore. Si sa come inizia, non si sa mai come va a finire.

 

Le spose proibite degli schiavi senza volto nella segreta dimora notturna dell’oscuro desiderio

Neil Gaiman

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Tre suoni squarciano il silenzio della notte. Il gracchiare di un corvo. Il fragore di un tuono. E una penna che graffia la carta. È impugnata da uno scrittore insonne, ossessionato da storie di donne in abiti bianchi, misteriosi colpi uditi nel buio, e...

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Le "Spose Proibite": non solo un omaggio al gotico europeo

Il graphic novel Le spose proibite degli schiavi senza volto nella segreta dimora notturna dell’oscuro desiderio, realizzato in collaborazione con l’artista Shane Oakley, rappresenta un po’ una summa degli aspetti citati finora. Dietro al wertmülleriano titolo si cela infatti un’opera polisemica e ibrida, nata come racconto breve e adattata in seguito come graphic novel. Incarna quindi il carattere eterogeneo e crossmediale della produzione di Gaiman, di cui rispecchia statuti formali e snodi tematici. Senza spoilerare nulla, si può dire che Le spose proibite non è solo un divertito omaggio al gotico europeo con i suoi castelli, candelabri e mostri inquietanti. È un testo che racchiude molte delle fissazioni gaimaniane, e che lavora nel divertito interstizio tra rispetto e abiura dei cliché del genere:

«È successo ancora, Toombes. L’umorismo si insinua nelle mie pagine. L’autoparodia sussurra al margine dello scritto. Mi ritrovo a mettere in ridicolo le convenzioni letterarie e a fare il verso a me stesso quanto all’intera categoria degli scrittori» (pag. 16).

Ma è soprattutto un’opera che racconta le difficoltà del processo creativo, degli ostacoli che uno scrittore più o meno emergente incontra durante la l’invenzione di mondi fantastici.

Infatti, a riprova di tali difficoltà, Le spose proibite nasce proprio da un fallimento. Come riassume Neil sul suo blog in un post del 2003:

"Nel 1983 scrissi un racconto, e lo mostrai a un paio di persone di cui rispettavo l’opinione. Una mi disse che era robaccia spiritosa e che avrei dovuto crescere un po’, mentre l’altra disse che non andava molto bene e che non poteva pensare ad alcun editore che potesse pubblicarlo. Così misi il racconto in un cassetto e me ne dimenticai. Quando mi tornava in mente – cosa che accadeva di rado – me ne ricordavo come robaccia spiritosa, e mi sentivo leggermente imbarazzato di averlo scritto.
Qualche settimana fa qualcuno mi ha chiesto un racconto gotico per un’antologia – chiamiamola Antologia B. inoltre, l’anno scorso avevo già firmato un contratto per una storia gotica per un’altra antologia – che possiamo chiamare Antologia A. Ho iniziato a pensare ai grandi titoli del genere gotico – Melmoth l’errante, Il castello di Otranto, e così via, e a tutti i libri con in copertina una donna in vestaglia con in mano un candelabro che scappa da una casa con una luce accesa nella stanza più alta. E mi è venuta in mente la storia che ho scritto molti anni fa, intitolata Le spose proibite degli schiavi senza volto nella dimora notturna senza nome dell’oscuro desiderio. Mi chiesi se c’era qualcosa in quel vecchio racconto che potesse essere salvato…
[…] Non era male. Le parti divertenti erano ancora divertenti, lo stile ancora adeguato, e in parte anticipava cose che avrei fatto quattro anni più tardi con Sandman. Tratta dell’essenza stessa del fantasy e del motivo per cui sentiamo il bisogno di scriverne. Parla di come sarebbe fare fantasy se vivessimo in una reale dimensione gotica."

Diversi elementi del racconto dimostrano questa continuità con le opere successive. Al di là di immagini e citazioni esplicite – il corvo parlante –, all’interno de Le spose proibite ritroviamo l’importanza della narrazione e dello storytelling, che costituisce uno dei nuclei centrali di tutta la produzione dello scrittore. A partire da Casi Violenti [1987], l’esplosivo esordio nel fumetto con Dave McKean, l’atto di raccontare è infatti protagonista assoluto, meccanismo palingenetico che assume di volta in volta contorni magici, religiosi, mitici o esoterici. Non a caso in Sandman l’ombroso protagonista ha il soprannome di “Principe delle Storie”, impersonando l’afflato creativo che ha originato la sua esistenza. Il potere del racconto trascende anche lo spaziotempo, e storie dimenticate fanno capolino quattordici anni prima la loro effettiva pubblicazione. Così, in Sandman #15 [1990] troviamo un personaggio minore che si addormenta, e che sogna uno strano sogno gotico, in cui si menzionano proprio Le spose proibite degli schiavi senza volto nella segreta dimora notturna dell’oscuro desiderio.

Gaiman e i suoi co-autori

Un altro aspetto per cui Le spose proibite si lega al resto della produzione gaimaniana concerne l’importanza delle collaborazioni. Tutta la carriera dello scrittore inglese è infatti costellata di incontri fortuiti e fortunati, legami produttivi con cui esprimere e instradare un tumultuoso talento. Prima di tutto Alan Moore, il cui Swamp Thing ispirò Gaiman a scrivere fumetti, e che fu una sorta di mentore durante le prime fasi di carriera. Il già citato Dave McKean, raffinatissimo artista britannico, con cui realizzò graphic novel come Casi Violenti [1987], Black Orchid [1988], La tragica commedia o la comica tragedia di Mr Punch [1994], nonché il lungometraggio sperimentale MirrorMask [2005]. Poi Terry Pratchett, affermato autore fantasy con cui scrisse il primo romanzo Buona Apocalisse a tutti! [1990]. E molti altri che non c’è modo di menzionare. Tra questi figura così Shane Oakley, con cui Gaiman già collaborò nel 1988, e che realizzò una pin-up per Sandman. La precisione, la ricchezza dei dettagli e l’equilibrio compositivo lo rendono l’artista ideale per trasporre la prosa di Neil nel medium fumetto, di cui rispetta ed esalta le specificità formali. La stilizzazione cartoonesca favorisce inoltre l’ingresso in un mondo oscuro e grottesco, mentre l’uso narrativo del colore si presta alla sperimentazione narrativa che rimarca ulteriormente le potenzialità espressive della narrativa sequenziale.

Non resta che addentrarci, quindi, nelle lugubri atmosfere evocate dalla prosa di Gaiman e dalle tavole di Oakley. Notti di luna piena, candelabri, ghul, creature dell’abisso, e tutti gli altri classici del gotico. Se il graphic novel piacerà ai lettori, piacerà ancora di più agli aspiranti scrittori. Perché ci mostra le fatiche e le gioie del processo creativo, il rapimento estatico di chi riversa su carta la propria immaginazione. E perché ci ricorda che persino Neil Gaiman, più di una volta, si è visto rifiutare un lavoro.

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