25 anni senza Kurt Cobain: i diari

L'intimo autoritratto di una leggenda della musica contemporaea

a cura di Redazione Oscar

5 aprile 1994

Il 5 aprile del 1994 moriva nella sua casa di Seattle Kurt Cobain, il leader dei Nirvana, la rockstar simbolo del grunge e della “generazione x” degli anni Novanta.
Moriva a 27 anni esattamente come i miti del rock morti prima e dopo di lui (Brian Jones, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Amy Winehouse...) andando a ingrossare un surreale "club" di rocker ventisettenni morti prematuramente chiamato dai media Club 27: anime fragili e sensibili, vite disordinate, ragazzi dediti ad ogni forma di eccesso, incapaci di gestire le loro vite in seguito al successo e alla fama.

Diari di Kurt Cobain pubblicati negli Oscar Bestsellers, sono l'intimo ritratto di un artista poliedrico e tormentato, un uomo sorprendente, diventato una leggenda della musica contemporanea.  

Diari

Il libro sul rock più affascinante e straziante.

Rolling Stone

Diari

Kurt Cobain

Nella sua vita breve quanto tormentata Kurt Cobain ha riempito quaderni e quaderni di poesie, schizzi, appunti: progetti per i Nirvana, riflessioni sulla fama, la musica, l'ambiente discografico, i fan.

Venti di quei taccuini sono qui pubblicati, insieme alle riproduzioni fotografiche dei disegni e di alcune pagine.

Ciò che ne emerge è l'immagine di un uomo che amava la musica, che conosceva la...

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Poesie, schizzi, appunti: i Diari di Kurt Cobain

Nella sua vita breve quanto tormentata Kurt Cobain ha riempito quaderni e quaderni di poesie, schizzi, appunti: progetti per i Nirvana, riflessioni sulla fama, la musica, l’ambiente discografico, i fan.
Ciò che ne emerge è l’immagine di un uomo che amava la musica, che conosceva la storia del rock, e che in questa storia era determinato a trovare il suo posto.

Proponiamo qui alcuni brani dei suoi diari perché solo le parole, i suoi disegni, gli appunti e gli schizzi di Kurt Cobain possono effettivamente raccontare chi era, non si possono scrivere altre parole.

K

«Ciao. Ho 24 anni. Sono un maschio bianco, della classe media, nato sulla costa dello stato di Washington. I miei genitori possedevano un piccolo stereo compatto in finto legno e un cofanetto di 4 dischi intitolato Good Vibrations con i successi radiofonici delle stazioni AM dei primi anni ’70 prodotto dalla Ronco. C’erano canzoni come Tie a Yellow Ribbon di Tony Orlando and Dawn, e Time in a Bottle di Jim Croce. Dopo anni di suppliche, i miei alla fine mi regalarono una batteria in carta e alluminio, scelta dalle ultime pagine del catalogo Sears. Dopo appena una settimana mia sorella aveva già bucato i tamburi con un cacciavite. Piansi sulle note di Seasons in the Sun48. Mia madre suonava una canzone dei Chicago al pianoforte, non ricordo il titolo ma non dimenticherò mai la melodia. Per il mio settimo compleanno mia zia mi regalò una chitarra slide della Blue Hawaii e un amplificatore. In quei primissimi, preziosi anni mi regalò anche i primi 3 dischi dei Beatles per i quali le sarò sempre grato; so che il mio sviluppo musicale si sarebbe arrestato del tutto se avessi dovuto subire anche solo un altro anno di Carpenters e Olivia Newton John. Nel 1976 scoprii che i Beatles non esistevano più dal ’71. I miei divorziarono e così mi trasferii con mio padre dentro un prefabbricato in una comunità di boscaioli ancora più piccola. Gli amici di mio padre lo convinsero a abbonarsi al Columbia Record Club49 e presto i dischi cominciarono ad arrivarci alla roulotte a scadenze settimanali. Entro il ’71 avevamo accumulato una collezione notevole

Kurt Cobain

La chitarra di Kurt

Kurt Cobain

Musica e libertà

Il Punk è libertà musicale. È dire, fare, suonare ciò che vuoi. Nirvana significa libertà dal dolore e dalla sofferenza del mondo esterno ed è quello che si avvicina di più alla mia definizione di punk rock.

Kurt Cobain

Nirvana

Kurt Cobain

Guarda il videoclip di "Smells Like Spirit"

L'inno della generazione grunge. Anche altre canzoni del loro album più famoso "Nevermind" rappresentano un continuo riferimento al "male di vivere", all'inutilità di una vita alienante. "Come as you are", "In Bloom", "Lithium", "Polly" sono tutti attacchi diretti al potere e al disagio giovanile.

I like...

«Mi piace seguire le carriere delle celebrità mentre lottano per arrivare. Mi piace sapere tutto di loro, e se non c’è sufficiente informazione disponibile, ci sono i tabloid a colmare le lacune. Mi piace il punk. Mi piacciono le ragazze con gli occhi strani. Mi piace la droga. Mi piace la passione. Mi piacciono le cose ben fatte. Mi piace l’innocenza. Mi piace la classe operaia e le sono grato perché la sua esistenza permette agli artisti di non dover fare lavori manuali. Mi piace da morire l’avidità. Mi piace giocare male le mie carte.
Mi piacciono stili diversi di musica. Mi piace prendere in giro i musicisti che secondo me plagiano o offendono la musica in quanto forma d’arte vendendo e sfruttando patetiche e imbarazzanti versioni del loro lavoro. Mi piace scrivere poesie. Mi piace ignorare gli altri che fanno poesia punk. Mi piace il vinile. Mi piacciono la natura e gli animali. Mi piace nuotare. Mi piace stare con gli amici. Mi piace stare da solo. Mi piace sentirmi in colpa per il fatto di essere un maschio biancoamericano. Amo dormire. Mi piace riempirmi la bocca di semi e sputarli a caso mentre passeggio. Mi piace stuzzicare i cagnetti che abbaiano nelle macchine parcheggiate. Mi piace fare sentire gli altri contenti di sé e superiori in mia presenza. Mi piace sentirmi razzista verso i razzisti. Mi piace fare incisioni nella pancia dei neonati e poi scoparne le ferite aperte finché muoiono.

Mi piace sognare che un giorno riusciremo a ottenere una solidarietà generazionale tra tutti i giovani del mondo. Mi piace fare sforzi immani allo scopo di evitare il conflitto. Mi piace mantenere opinioni forti senza argomenti per sostenerle al di fuori della mia connaturata sincerità. Mi piace la sincerità. Mi manca la sincerità. Queste non sono opinioni. Queste non sono parole di saggezza, questa è solo una denuncia, una denuncia per la mia mancanza di istruzione formale, per la mia mancanza di ispirazione, per la mia logorante ricerca di affetto e per la mia convenzionale vergogna nei confronti dei molti che hanno più o meno la mia età. Non è neppure una poesia. È solo un gran mucchio di merda. Come me. Mi piace lamentarmi e non fare nulla per migliorare le cose. Mi piace criticare la generazione dei miei genitori per essere quasi giunta al vero cambiamento sociale per poi mollare dopo i primi colpi andati a segno da parte dei media e del governo per smantellare il movimento attraverso l’uso dei Manson41 e di altri rappresentanti hippy come dimostrazioni propagandistiche del fatto che erano solo disfattisti, comunisti, satanici e inumani.
E questa è la ragione per cui i baby boomers sono diventati i più grandi ipocriti yuppie conformisti mai prodotti da una generazione. Mi piace discutere tranquillamente e razionalmente le mie idee in maniera conformista, anche se mi considero di estrema sinistra. Mi piace infiltrarmi nell’ingranaggio di un sistema fingendo di farne parte e poi lentamente far marcire tutto l’impero da dentro.

Mi piace assassinare il minore e il maggiore di due mali.
Mi piace mettere Dio in stato di accusa.
Mi piace abortire Cristo.
Mi piace scopare le pecore.

Mi piace la consolazione di sapere che le donne sono generalmente superiori e naturalmente meno violente degli uomini. Mi piace la consolazione di sapere che le donne sono l’unico futuro del rock and roll.
Mi piace la consolazione di sapere che gli afroamericani hanno inventato il rock and roll, ma che sono stati premiati o riconosciuti per questo traguardo quando si sono conformati agli standard dell’uomo bianco.
Mi piace la consolazione di sapere che, ancora una volta, è stata quella afroamericana l’unica razza a presentare un nuovo stile di musica originale in questo decennio, cioè l’hip hop/rap

Gioventù bruciata...

Ricorda, meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.

Kurt Cobain