Il centenario della nascita di Carlo Cassola

a cura di Redazione Oscar

La ragazza di Bube nella storia degli Oscar


Il nome di Carlo Cassola è strettamente legato alla storia degli Oscar Mondadori. La ragazza di Bube è infatti il primo titolo italiano a entrare nei neonati Oscar nel 1965: è il numero 2, dopo Addio alle armi di Ernest Hemingway. Sulla copertina, la protagonista, Mara, ha i tratti di Claudia Cardinale, l’attrice che la impersona nel film di Luigi Comencini del 1963.



La ragazza di Bube è anche uno dei primi titoli a entrare negli Oscar Moderni, la collana dedicata ai classici del Novecento ristilizzata nel 2016, all’indomani del cinquantesimo compleanno degli Oscar.

Negli Oscar Moderni Mara è rappresentata da una “pittura ad alta tensione”, il Ritratto di donna di Martial Raysse, una delle più celebri opere della pop art europea.

 

La ragazza di Bube

Carlo Cassola

All'indomani della Liberazione Mara si innamora del partigiano Bube, eroe della Resistenza. Tornato alla vita civile imbottito di precetti di violenza e di desiderio di vendetta, Bube ha commesso un delitto: dopo un periodo alla macchia, viene catturato e condannato a quattordici anni di carcere. Maturata grazie al sentimento per Bube e divenuta ormai donna, Mara decide di aspettarlo con animo ...

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La uniform edition negli Oscar Moderni


Numerosi i titoli di Cassola negli Oscar, tutti con una nota al testo di Alba Andreini, e introduzioni firmate da personalità del mondo letterario.

Le copertine della uniform edition nei Moderni propongono opere di Jarek Puczel, versatile artista polacco nato a Varsavia nel 1965. Lo si è scelto perché con pochi colori riesce a creare immagini di grande nettezza; esplora la pienezza del silenzio delle varie situazioni e riduce l’immagine ai dettagli essenziali, costringendoci a leggere tra le righe e a immergerci profondamente in ciò che rappresenta.

 

I titoli e i loro testimonial


Fausto e Anna

Fausto e Anna, il romanzo del 1952 riscritto profondamente nel 1958, è introdotto da uno scrittore attento al mondo degli adolescenti. Eraldo Affinati scrive che i giovani potrebbero «ritrovare qualcosa di se stessi in Fausto e Anna: i magnetismi delle introversioni adolescenziali, il candore e la fragilità delle prime infatuazioni, gli entusiasmi partecipativi delle azioni a fondo perduto, la bellezza degli errori compiuti in buona fede, le solitudini, gli scacchi e le passioni di chi comincia a vivere».

La visita

La visita, la raccolta di racconti uscita nel 1962, segna – secondo Massimo Raffaeli – il baricentro cronologico e un importante momento di riflessione nell’attività di Cassola. Raffaeli, noto critico di poesia, coglie lo “sguardo montaliano” («una “vita che dà barlumi”, inerte e rediviva solo per intermittenze») che sta al fondo di questa «sequenza di microromanzi di formazione, campionario di destini presagiti, appena tentati o, al contrario, spenti e falliti». Una «galleria dei personaggi che presto diventeranno famigliari al lettori, quali il cacciatore, il commerciante, il soldato, lo studente, il giovane artista, l’uomo della bettola e il piccolo patetico viveur».

Un cuore arido

Anna Bravo, a proposito di Un cuore arido (romanzo del 1961), valorizza i personaggi femminili di Cassola, a partire dall’Anna (una delle tante Anna) che ne è la protagonista. «Quel cuore arido potrebbe essere soprattutto un cuore vigile. Quando deve prendere atto che i rapporti sentimentali sono sbilanciati a favore dell’uomo, Anna volta le spalle all’idea dell’amore totalizzante. Quando scopre che le carte sono truccate, si sottrae al gioco. Anna è una donna serena, che scopre risorse impensate, che non si sente vittima – e non lo è. Anche se Cassola non l’aveva immaginato né previsto, per una ragazza degli anni Sessanta Un cuore arido poteva quindi rivelarsi un libro di “apprendistato”. Che insegnava a non dare all’uomo l’esclusiva nell’andamento dei propri stati d’animo. Che mostrava come dalle traversie amorose non si esca necessariamente sconfitte; che si può vivere per se stesse e di se stesse, e non per questo il cielo cadrà sulle nostre teste».

Il cacciatore

«Un giovanotto mette incinta una ragazza e l’abbandona»: così lo stesso Cassola riassume Il cacciatore, del 1964. Massimo Onofri tira le somme del romanzo breve: «la felicità di questi uomini e di queste donne accade mentre, si potrebbe dire, non si accorgono di possederla». Perdono tutti, in questa vicenda. Perde Alfredo, «predatore incostante, solitario e riluttante, di donne e di uccelli, uomo di tutte le nostalgie, soprattutto di ciò che non ha vissuto». Perde anche Nelly «la quale, abbandonata dall’unico che vorrebbe accanto a sé, si rassegna a sposare un uomo devoto ma che in fondo non ama»

Tempi memorabili

Di Tempi memorabili, romanzo breve del 1966, Matteo Marchesini sottolinea i tratti autobiografici: «L’autore ci presenta il suo alter ego proprio nell’anno di passaggio dai calzoni corti a quelli lunghi, quando per la prima volta si accorge che il padre è un vecchio e che non hanno più una lingua comune. Molta letteratura novecentesca italiana ha insistito su questa età in cui il guscio della vita infantile, estatica e apparentemente eterna, si spacca costringendo la crisalide dell’adolescente a muoversi insieme con la realtà circostante: si pensi al Garofano rosso di Vittorini, ad Agostino di Moravia».

Paura e tristezza

Tra i numerosi critici letterari che Raffaele Manica chiama a raccolta intorno a Paura e tristezza (romanzo del 1970) c’è Natalia Ginzburg: «Nel mondo poetico di Cassola la felicità esiste solo come un barlume remoto che si è posto su qualche raro attimo dell’esistenza; attimo che riappare nella memoria come il solo bene che abbiamo avuto. In questo mondo poetico hanno vita e respiro soltanto le donne, o i ragazzi: tutti quelli che soffrono “paura e tristezza”, tutti quelli che guardano in qualche istante la propria sorte come dall’alto d’una collina, e ne contemplano la miseria e il mistero».

Una relazione

Uno sguardo da regista, attentissimo al dettaglio visivo, caratterizza la lettura che dà Laura Pariani di Una relazione, romanzo del 1969 diventato un film (L’amore ritrovato, 2004) per la regia di Giancarlo Mazzacurati. Infatti, oltre che sulle trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Cassola, Pariani riflette sul rapporto uomo-donna (uomo predatore/donna preda) e sul linguaggio del corpo che ne consegue, sull’assenza di scene di sesso benché la vicenda sia incentrata su un rapporto esclusivamente fisico, sugli interni e sugli esterni in cui si svolge, sullo sfondo storico degli anni Trenta.

L'uomo e il cane

«Raccontare la vita dei cani, immedesimandosi nella loro natura e indole, è impresa, pur riuscita a vari scrittori, non facile.» Così Vincenzo Pardini avvia la sua attenta e partecipata analisi di L’uomo e il cane, l’apologo in cui il destino del cane Jack va di pari passo con quello dei suoi successivi padroni: Alvaro, che maltratta il cane quanto la propria moglie; Grazia e il fidanzato comunista Dino; Danilo, sprezzante e violento. E in questa, che è anche una personale cavalcata tra i testi che hanno per protagonista un cane, sfilano Jack London con i suoi Zanna bianca e Il richiamo della foresta, Cane e padrone di Thomas Mann, Il mio cane di Maurice Maeterlinck, La cagnetta di Vasilij Grossman.

Il taglio del bosco

Nel presentare i nove testi – racconti lunghi e romanzi brevi – raccolti in Il taglio del bosco (1959), lo scrittore e critico letterario Manlio Cancogni ripercorre il suo lungo sodalizio con Carlo Cassola mettendo a fuoco le posizioni, poetiche e politiche, dell’amico al momento di scrivere ciascuno di essi. Una testimonianza appassionata e commovente di un sodalizio artistico e di vita, con i suoi punti di svolta, i momenti di difficoltà, le incertezze, e differenze, gli entusiasmi. Con la definizione, e la ripresa con variazioni, di quella poetica del subliminare che di Cassola diventerà una delle cifre critiche più studiate oltre che uno stile di vita:

«Per fortuna il nostro fanciullesco modo di vivere e considerare la vita non ci aveva abbandonato del tutto. Ai primi di ottobre del ’48, per esempio, proclamammo, sulla deserta spiaggia di Marina di Pietrasanta, come epitaffio sulla nostra giovinezza, l’apertura degli “olympic games” dei cinque continenti. Carlo rappresentava i dominions britannici, io il mondo scandinavo, Bassani il Medio Oriente e l’Asia, Laurenzi il Sacro romano impero, Hombert Bianchi, un nostro comune amico giornalista, l’Africa. Le gare, sulla battigia deserta a perdita d’occhio (c’eravamo solo noi), consistevano in una corsa lunga con partenza dal fosso di Fiumetto e arrivo sulla spiaggia davanti alla nostra casa. Una corsa breve, il salto in lungo, il salto in alto e il getto del peso. Fummo insieme protagonisti e pubblico. In un megafono immaginario, un radiocronista, il sottoscritto, annunciava in inglese al mondo l’inizio delle gare: «Let the olympic games begin». Per modestia, fingo di aver dimenticato i risultati delle gare, che solo Carlo ed io avevamo preso sul serio. Ci sentivamo giovani e felici. La sera cenammo a casa con un magnifico cacciucco, preparato da mia moglie, seguito da un bel vassoio di ombrine lesse olio e limone e per dessert una grande crostata. L’indomani andammo sulle Apuane, per inerpicarci sul Procinto, un torrione di circa centocinquanta metri dall’attacco. E infine l’addio, che ci demmo sul lungomare illuminato di Viareggio ribattezzato, tanto per stare nel clima “subliminare”, “Atlantic City”. Ci sembrava di avere davanti a noi tutta la vita da vivere».

 

Eventi

Evento Carlo Cassola ieri e oggi: una storia da Oscar
Libro La ragazza di Bube Carlo Cassola

Carlo Cassola

Presenta:
Carlo Cassola ieri e oggi: una storia da Oscar

Dove:
Montecarlo di Lucca

15.09.2017 - 10.45