Viaggio a Spoon River

Un grande classico del Novecento tradotto e commentato da Luigi Ballerini

a cura di Redazione Oscar

“Che fine hanno fatto Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, l’indolente, l’uomo dalle braccia di ferro, il buffone, l’ubriacone, lo scazzottatore? Dormono tutti quanti sulla collina.”

E.L. Masters

Ci sono luoghi reali che esistono fisicamente da qualche parte sulla Terra. Ci sono luoghi immaginari che esistono nella fantasia di chi vuole farci credere di esserci stato (paese della Cuccagna, Terra di Mezzo, ecc.) e ci sono luoghi veri che non sono segnati su nessuna carta geografica.
Spoon River è un luogo vero, ma neanche Google Maps può geolocalizzarlo.
Per il poeta americano Edgar Lee Masters è fondamentale che Spoon River non esista o, per meglio dire, esista solo attraverso una fitta rete di allusioni. Dietro Spoon River infatti si nascondono due cittadine dell’Illinois, Petersburg e Lewistown, distanti tra loro una sessantina di chilometri, diverse per composizione sociale e atteggiamento degli abitanti, ma intimamente congiunte nelle pagine dell’Antologia di Spoon River.
L’Antologia di Spoon River fu pubblicata negli USA per la prima volta nel 1915 e in edizione definitiva nel 1916, dall’editore newyorkese MacMillan (alcune poesie erano già apparse fra il 1914 e il 1915 sulle pagine del «Reedy’s Mirror»). Qui la riproduzione della copertina della prima edizione conservata alla New York Public Library.



In Italia la traduzione arriverà solo nel 1943, grazie a Cesare Pavese che la segnalò a Fernanda Pivano come esempio di differenza tra letteratura inglese e letteratura americana.
L’Antologia di Spoon River è, infatti, profondamente americana: descrivendo il microcosmo di una cittadina rurale del Midwest, Masters ha voluto indagare il macrocosmo della vita umana in un’ironica e commovente enciclopedia di dolori, rimpianti ed emozioni. 

Il poeta fa parlare le lapidi di quanti hanno trovato sepoltura nel cimitero sulla collina: questi 244 personaggi riassumono la loro vita, danno voce a recriminazioni, tentano di raddrizzare i torti e, in sintesi, raccontano la loro verità. Prigionieri durante la loro vita di una mentalità provinciale e ristretta, frustrati nei tentativi di evasione, ora da morti sono definitivamente prigionieri, perseguitati da una maledizione, la maledizione di Spoon River.

Antologia di Spoon River

Edgar Lee Masters

«Dormono, dormono, dormono tutti quanti sulla collina.» Duecentoquarantatré lapidi nel cimitero di Spoon River raccontano altrettante vite, inchiodando ciascun personaggio all'attimo decisivo della sua esistenza. Ricordi, paesaggi, immagini, gesti sono riassunti in un breve rosario di parole, richiamati in vita dalle voci che parlano dalle tombe. "Vite di uomini non illustri" si potrebbe def...

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Perché una nuova traduzione?


Luigi Ballerini è poeta, è traduttore, è critico letterario. Da molti anni vive tra l’Italia e gli Stati Uniti; ha insegnato a Los Angeles (UCLA) e a New York (NYU). Nessuno perciò è più adatto di lui ad affrontare una nuova traduzione commentata dell’Antologia di Spoon River, che è nello stesso tempo un grande classico della letteratura e un grande affresco della provincia americana, con le sue figure tipiche, le rivalità, le abitudini, le allusioni alla piccola e alla grande storia.
Nel tradurre e nel commentare le poesie di Masters, Ballerini va al di là della lettera del testo.
Ogni poesia è corredata da un commento storico-letterario nel quale svela il senso profondo dei nomi e dei soprannomi (Masters – lo sappiamo già dal nomignolo “Hen” dell’amata Alice – si divertiva ad affibbiare soprannomi alle persone: una foto chiosata proprio dalla Davis ritrae un glorious afternoon con lo scrittore e giornalista Theodore Dreiser e Herriett Bissell, quest’ultima definita “Cricket”, grillo!)



La nuova traduzione mette in luce ciò che Masters racconta di sé attraverso i suoi personaggi (sul versante politico ad esempio sappiamo che detestava Abraham Lincoln, e che non manca occasione di esercitare il suo sarcasmo in modo diretto e indiretto; sul versante privato invece è noto che numerose delle ragazze seppellite sulla collina richiamano il suo primo grande amore, Margaret George).
Dà risalto alla struttura narrativa dell’antologia, al suo disegno, agli echi e ai rimandi, ai modelli letterari; e anche alle dinamiche sociali e politiche della provincia americana e alle caratteristiche di tutte quelle figure – quasi stereotipi – che la affollano: il medico, il giudice, il becchino, il direttore del giornale e quello della banca, la maestra...

 

Shack Dye
The white men played all sorts of jokes on me.
They took big fish off my hook
And put little ones on, while I was away
Getting a stringer, and made me believe
I hadn’t seen aright the fish I had caught.
When Burr Robbins circus came to town
They got the ring master to let a tame leopard
Into the ring, and made me believe
I was whipping a wild beast like Samson
When I, for an offer of fifty dollars,
Dragged him out to his cage.
One time I entered my blacksmith shop
And shook as I saw some horse-shoes crawling
Across the floor, as if alive —
Walter Simmons had put a magnet
Under the barrel of water.
Yet every one of you, you white men,
Was fooled about fish and about leopards too,
And you didn’t know any more than the horse-shoes did
What moved you about Spoon River.
I bianchi mi facevano scherzi d’ogni tipo.
Mi assento per procurarmi un po’ di filo e loro
mi tolgono dall’amo un pesce bello grosso,
ce ne attaccano uno mingherlino e poi cercano
di farmi credere che non avevo visto bene il pesce
che avevo preso. Quando è arrivato in paese il circo
di Burr Robbins, convincono il direttore a mettere
in pista un leopardo ammaestrato, e mi persuadono c
he, come quelle di Sansone, erano state le mie frustate –
per farlo m’avevano offerto cinquanta dollari – a tirarlo
fuori dalla gabbia. Una volta che sono entrato nella mia
officina di fabbro, mi sono messo a tremare dalla paura
vedendo dei ferri di cavallo che strisciavano per terra
come fossero vivi. Walter Simmons aveva piazzato
una calamita sotto il fusto dell’acqua.
In realtà, le beffe del pesce e del leopardo
riguardano piuttosto voi che avete la pelle bianca:
può farsi avanti qualcuno più informato
di un ferro di cavallo sulle ragioni per cui ognuno di voi
riesce a muovere i propri passi per le strade di Spoon River?

Oltre che nelle pagine dell’Antologia di Spoon River, quest’epitaffio lo si può leggere riprodotto sull’idrante che si trova a Lewistown, sul marciapiede davanti all’officina di fabbro ferrario aperta da Rasmussen nel 1893 e attiva fino al 1969. L’edificio è stato rilevato dalla Lewistown Society for Historical Preservation che intende trasformarlo in un museo. La vicenda è reale: un fabbro afroamericano aveva effettivamente aperto un’officina, non a Lewistown però, ma a Petersburg.

Ancora una volta siamo colpiti dall’insidiosità semantica del nome appioppato a questo cittadino di Spoon River: Shack significa infatti “baracca” e dye “tingere”: due significanti non insoliti in contesti narrativi riguardanti “persone di colore”. Il circo equestre Burr Robbins, con lo spettacolo festoso della parata con gli elefanti, invadeva la piazza di Petersburg il 4 di luglio, festa nazionale americana. All’ambiente del circo si lega anche l’epitaffio di Sam Hookey, invaghitosi della domatrice di leoni e «scappato di casa per seguire il circo».

Anne Rutledge
Out of me unworthy and unknown
The vibrations of deathless music:
“With malice toward none, with charity for all.”
Out of me the forgiveness of millions toward millions,
And the beneficent face of a nation
Shining with justice and truth.
I am Anne Rutledge who sleep beneath these weeds,
Beloved in life of Abraham Lincoln,
Wedded to him, not through union,
But through separation.
Bloom forever, O Republic,
From the dust of my bosom!

Da me che non conto nulla e che nessuno conosce
emanano fremiti di musica immortale:
“Astio per nessuno, benevolenza
per tutti”. Sgorga da me il perdono di milioni
di uomini per milioni di uomini, e lo sguardo
benefico di una nazione, splendente di giustizia
e di verità. Sono io, Anne Rutledge, che riposo
sotto quest’erba incolta; amata da Abraham Lincoln,
a lui congiunta non per unione
ma per separazione.
Che tu possa fiorire in eterno, o Repubblica,
dalle ceneri del mio petto!

Questa poesia, che è incisa sulla tomba di Anne Rutledge nell’Oakland Cemetery di Petersburg, fa esplicito riferimento alla storia d’amore tra lei e il futuro presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln.

A Lincoln rimandano implicitamente anche le parole del v. 3, «With malice toward none» (“Con astio per nessuno, con benevolenza per tutti”): sono quelle con cui inizia il paragrafo conclusivo del secondo discorso inaugurale di Lincoln, pronunciato il 4 marzo 1865, un mese e undici giorni prima di morire assassinato.

La veridicità di questa storia d’amore è molto controversa.

Il padre di questa Anne, James Rutledge, fu, praticamente, il fondatore di New Salem. Costruì un mulino sulla sponda del fiume Sangamon e aprì una taverna che per qualche tempo, a partire dal 1833, ebbe tra i propri clienti Abraham Lincoln, arrivato anche lui a New Salem nel 1831.

William H. Herndon, che per anni, a Springfield, condivise con Lincoln uno studio legale e conobbe personalmente tanto James Rutledge quanto sua figlia, e scrisse una biografia di Lincoln basandosi sulla testimonianza di concittadini, amici e parenti, sostiene che Anne occupa una posizione di assoluto rilievo nella mitografia del futuro presidente degli Stati Uniti, del quale sarebbe stata il primo vero e grande amore, quello che non si scorda mai. La scomparsa di Anne, nata nel 1813 e «morta di febbri» a soli ventidue anni, avrebbe gettato nel più abissale sconforto, fin quasi a farlo uscire di senno, il giovane Abraham, di lei innamoratissimo e promesso sposo.

Il poeta Carl Sandburg (The Prairie Years, 1926), sospetta invece che il grande dolore provato dal giovane Lincoln sia il risultato di una «leggenda», nata dall’affermazione di un cugino di Anne: «Lincoln era rimasto profondamente scosso dalla morte di Anne», cresciuta a dismisura passando di bocca in bocca e aumentando parallelamente al crescere della fama di Lincoln. In Lincoln: The Man lo stesso Edgar Lee Masters dedica ben trentadue pagine fitte e velenose (contro le dieci ingenue e devote di Herndon) a contraddire il suo epitaffio dimostrando l’aridità sentimentale e lo spirito calcolatore che albergavano nel cuore di Lincoln. Masters scrive inoltre: «Ho vissuto parecchi anni in ambienti dove la storia d’amore di Lincoln era moneta corrente, una leggenda tenuta in vita dai famigliari di Anne Rutledge che abitavano da quelle parti. Non c’è quindi da meravigliarsi che quella storia che ho sentito ripetere non so quante volte durante l’adolescenza mi fosse nota almeno quanto i volti di McGrady e di Jasper Rutledge, cugini di Anne che conoscevo benissimo fin da bambino. Durante gli ultimi dieci anni i biografi [di Lincoln] hanno tutti dimostrato quanto sia assurdo, e anzi impossibile, pensare che la storia abbia qualche fondamento di realtà, ma nei miei anni formativi io avevo letto La vita di Lincoln scritta da Herndon, molto ammirata anche da mio padre, che era suo buon amico. E Herndon si diffonde talmente sull’argomento che era difficile immaginare quanto scarse e inattendibili fossero le sue fonti».

Hod Putt

Here I lie close to the grave
Of Old Bill Piersol,
Who grew rich trading with the Indians, and who
Afterwards took the bankrupt law
And emerged from it richer than ever.
Myself grown tired of toil and poverty
And beholding how Old Bill and others grew in wealth,
Robbed a traveler one night near Proctor’s Grove,
Killing him unwittingly while doing so,
For the which I was tried and hanged.
That was my way of going into bankruptcy.
Now we who took the bankrupt law in our respective ways
Sleep peacefully side by side.

Sono sepolto qui accanto
al vecchio Bill Piersol,
che ha fatto fortuna trafficando con gli indiani e che,
dichiarata bancarotta ai sensi di legge,
ne è uscito più ricco di prima.
Da parte mia, stufo di sgobbare e di vivere in miseria,
e osservando come cresceva invece la ricchezza del vecchio Bill
e di certi altri, una notte nei paraggi di Proctor’s Grove
ho rapinato un viandante e, senza volerlo, l’ho ucciso,
ragion per cui m’hanno processato e impiccato.
E così ho fatto bancarotta a modo mio.
Adesso noi due, che per andare in bancarotta abbiamo seguito
vie legali così diverse, dormiamo in pace l’uno di fianco all’altro.

L’amarezza dell’Antologia, spesso intrisa di una sottile e sarcastica ironia, ci viene incontro fin dalle prime battute, nel nome di questo personaggio “apristrada” che basta pronunciare un po’ enfaticamente perché acquisti le fattezze sonore di hard put, epiteto che, affibbiato a un individuo, viene a dire “uno in difficoltà”, uno, in buona sostanza, “messo male”.

Riguardo a Bill Piersol (v. 2), un William (“Bill”) Phelps, che fece fortuna trafficando con gli indiani (pelli, tappeti, mocassini, monili, ecc.), è effettivamente sepolto nel cimitero di Oak Hill, a Lewistown. Bill Phelps (racconta Josephine Craven Chandler nel suo The Spoon River Country) fu amico degli indiani anche al tempo della guerra contro Black Hawk, durante la quale gli toccò militare contro di loro, i quali lo ribattezzarono Che-che-pin-e-quah (“Robusto di spalle, braccia e collo”). Delle sue mani dicevano invece che erano mani di donna... ma che avevano la presa di un orso. Il diario di sua moglie, Caroline, contiene vivaci e dettagliate descrizioni delle condizioni veramente primitive in cui vivevano le famiglie di chi commerciava con gli indiani.

La legge sui fallimenti del 1898 di cui si parla al v. 4 (detta anche “legge Nelson” dal nome del senatore Knute Nelson che la propose) fu promulgata per favorire le aziende insolventi, concedendo loro, in circostanze particolari, e con buona pace dei creditori, di sottrarsi legalmente ai propri obblighi finanziari. Dal modo in cui si esprime (bankrupt law, anziché bankruptcy law) si deve comunque ritenere che Masters ritenesse fallita e, dunque iniqua, la legge stessa.

Se per caso passate per l’Illinois fate visita al Masters Memorial e all’Oak Hill Cemetery, là dove «dormono tutti quanti sulla collina», potete trovare anche il nostro Hod Put: