Sandro Penna

Poesie, prose e diari in un Meridiano

a cura di Redazione Oscar

«Penna era così, intelligente e primitivo, perfido e candido, superegotista, innamorato di sé e del mondo (in quanto il mondo era vivo in lui), una specie di polinesiano capitato per caso e da perfetto estraneo in mezzo alla società cristiano-borghese dell’Occidente»

Alfredo Giuliani ritraeva così l’animo complesso di Sandro Penna. Complesso eppure lampante, come le sue poesie, ora raccolte con estrema perizia filologica e sensibilità critica da Roberto Deidier in un Meridiano, assieme alle prose e alle pagine di diario umanamente e letterariamente più significative. Un lavoro che giunge a compimento grazie anche all’amorevole cura di Elio Pecora, testimone attento e fedele custode della memoria penniana, che firma all’interno del volume una struggente e appassionata Cronologia.

Poesie, prose e diari

Sandro Penna

Il volume raccoglie l'intero corpus delle poesie di Sandro Penna, le prose pubblicate in vita dall'autore e una scelta cospicua degli scritti di diario finora inediti. La curatela di Roberto Deidier - cui si affianca Elio Pecora nella preziosa e intensa Cronologia - consente la lettura avvertita e partecipe di uno dei massimi poeti del Novecento, e stabilisce un nuovo ordinamento delle poesie, ...

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Sei poesie mai raccolte in volume, e varie prose di racconto e di poetica per lo più inedite o sparse in piccole edizioni ormai introvabili. Pagine dalle quali emerge il tormento di un animo semplice, che ha saputo tramutare la semplicità in acutezza di sguardo, nascondendo sotto la superficie di metafore e descrizioni quotidiane una grande sapienza letteraria e un fuoco di conoscenza inestinguibile. Conoscere col corpo e con la natura dell’animo: è questo il segreto del polinesiano Penna. Questa la sua natura primitiva imbevuta del magistero di Umberto Saba, suo mentore e maestro nella scrittura, con il quale Penna ha condiviso il cammino nella definizione di un altro Novecento in poesia, conquistando così l’attenzione e l’amicizia di poeti intellettuali e artisti, da Montale e Ungaretti a Pasolini e Natalia Ginzburg. Tra gli artisti spicca anche Mario Schifano, che in un passaggio del suo documentario Umano, non umano (1969) ne fissa definitivamente i connotati, scrutandolo mentre legge senza enfasi le sue poesie sul letto della sua abitazione romana, fra mucchi di medicine, di panni e di carte, ironico e malinconico.

Intervista a Sandro Penna

Una delle rarissime apparizioni del poeta Sandro Penna nel docu-film "Umano, non umano" (1969) di Mario Schifano

Penna torna così in libreria, in una veste del tutto inedita, dopo che negli anni si era ormai imposta la lettura dell’opera poetica stabilita da Cesare Garboli con il volume delle Poesie (Garzanti,1989): la scelta coraggiosa di Roberto Deidier propone per primo al lettore l’unico libro davvero curato per le stampe da Penna, Poesie del 1973, al quale seguono, in ordine cronologico, tutti gli altri versi, ora profondamente legati – attraverso la fitta rete intertestuale che si legge nelle note e in tutta la curatela – alle già note prose di Un po’ di febbre, così come nelle nervose e mobilissime pagine di diario. Il poeta d’amore, il poeta aereo spesso cristallizzato come omologo nostrano di Kavafis, assume dunque una fisionomia ben più complessa, testimoniata da una profonda dimensione culturale e europea con le letture di Proust e dei simbolisti francesi, di Nietzsche e Hölderlin, oltre all’amato Pascoli e all’amatissimo Leopardi.

Una pubblicazione, quella del Meridiano, che riposiziona l’opera di Sandro Penna nel canone del Novecento italiano, mentre ne suggella l’ingresso nel catalogo Mondadori a quarant’anni dalla sua morte, sotto una luce nuova, con la sua inestinguibile «strana gioia di vivere».

All’uscita del Meridiano, Raffaele Manica sul «Manifesto» ha posto nuovamente un interrogativo importante: «Da dove arriva l’incanto della poesia di Penna, che si presenta con tanta chiarezza e luce da rinviare per forza a un mistero? Ogni poesia di Penna – nella sua brevità – sembra essere la scheggia residua di un’esplosione avvenuta chissà dove: per questo è altamente drammatica anche nei passaggi di maggior cantabilità e intimità: ed è un rovello per chi voglia scriverne: contrariamente all’apparenza, richiede lunga pazienza e lungo assedio: un protratto interrogatorio di gelosia, come Giacomo Debenedetti chiamava l’atto critico in cerca di una verità».

E quasi gli fa eco Franco Marcoaldi, quando per vie diverse segnala che «tra i meriti del Meridiano c’è anche quello di infrangere il mito del Penna imbozzolato nella suadente figurina del poeta drop-out, inattendibile e naif – sfatato dalla rilettura di Pecora e Deidier, che ce lo restituiscono preciso fino alla virgola, “poeta senza confini”». E, ancora, Maurizio Cucchi su «la Stampa»: «La meraviglia che sa offrirci la poesia di Penna, poesia insieme classica e trasparente, non subisce la minima scalfittura con il passare dei decenni. Anzi, come sempre per i grandi, il tempo le conferisce ulteriore spessore e necessità. Ed ha avuto il merito speciale di condurre al sublime la quotidianità dell’esserci, con parole e forme straordinariamente accessibili».

Definire l’essenza di un classico è cosa quanto mai rischiosa e tutt’altro che indiscutibile. Forse vale la pena di rileggere con attenzione quelle parole da cui trapela una coscienza inamovibile, seppure frammentaria, complice e giudice severa del proprio inesausto lavoro.

 

 

Nessuna licenza è necessaria per essere poeti, e questo lo sanno tutti, te compreso, ragazzino mio; ma la tua domanda è stata, forse molto intelligentemente, inoltrata a me. Io sono quello che si dice un poeta autodidatta. E fin qui nulla di straordinario. Ma un piccolo, insolito, insegnamento può veramente offrire il mio caso a te, ragazzo mio, e insieme a tutti quelli che si occupano di poesia e di estetica.

Archivio di Sandro Penna, foglio manoscritto, 1950 circa

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