50 anni di “Cent’anni di solitudine”

a cura di Redazione Oscar

Mezzo secolo fa, nel giugno del 1967, fu pubblicato Cent’anni di solitudine. Tradotto in più di quaranta lingue, è diventato – insieme al Don Chisciotteil libro più famoso della letteratura in lingua spagnola.

Nel giugno del 2017 gli Oscar lo hanno ripubblicato nella nuova traduzione di Ilide Carmignani in occasione del cinquantesimo compleanno.

Perché una nuova traduzione?

Giuseppe Montesano ha scritto: «Dopo mezzo secolo qualsiasi traduzione invecchia, e nel caso di Cent’anni di solitudine non si tratta solo di un invecchiamento naturale: sintetizzando in maniera brusca la differenza tra questa versione della Carmignani e quella precedente di Enrico Cicogna, si può dire che l’esotismo un po’ “folcloroso” che traspariva dalla vecchia traduzione si mostra nella nuova per quello che era sempre stato in Márquez, un uso consapevole e già postmoderno di una materia foclorica radiografata secondo i modi della letteratura moderna: vale a dire che oggi ritroviamo lo scrittore Márquez senza confonderlo con l’aura esotica che equivocamente contribuì a renderlo famoso, abbiamo la sensazione di leggere un italiano che poco o niente ha del tono da traduzione, e tocchiamo con mano l’arte di Márquez».

 

Luis Sepúlveda a proposito dei traduttori

Esas personas formidables, las traductoras y traductores de literatura. Siempre he manifestad mi gratitud hacia los profesionales de la traducción literaria, esas personas generalmente anónimas, que prestan sus voces para que el escritor haga sentir la suya en otras lenguas.

Facebook, 9 giugno 2017

Luis Sepúlveda a proposito di Ilide Carmignani

Ho visto la copertina di "Cent'anni di solitudine" in una nuova traduzione in italiano realizzata dalla mia cara amica e anche traduttrice di tutta la mia opera, Illide Carmignani. Un bel modo per festeggiare i cinquant'anni della grande opera di Gabriel García Marquez. A Gabo sarebbe piaciuto sedersi accanto a Illide nella sua casa in Toscana, all'ombra di un albero di cachi generoso di freschezza e di frutta, bevendo il vino di un contadino del posto, mangiando pane con l'olio dell'olivo della mia amica.

Facebook, 9 giugno 2017

Cent’anni di solitudine

Gabriel García Márquez

Da José Arcadio ad Aureliano, dalla scoperta del ghiaccio alla decifrazione delle pergamene di Melquíades: sette generazioni di Buendía inseguono un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e da una prodigiosa fantasia, Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e p...

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Gabo racconta la nascita di Cent’anni di solitudine

La nuova edizione propone in appendice alcune lettere di García Márquez all’amico Plinio Apuleyo Mendoza, scritte tra il giugno 1966 – quando Gabo stava completando la stesura del romanzo – e l’ottobre 1968 – quando ormai assisteva stupefatto al successo planetario del suo romanzo e cercava di sfuggire all’assedio dei fan e degli intervistatori. Ha scritto Bruno Arpaia: «Nemmeno la sconfinata immaginazione di García Márquez poteva predire che quel libro avrebbe cambiato l’immaginario del resto del mondo sul continente in cui era nato, che sarebbe stato letto da quasi cinquanta milioni di uomini e donne, che Macondo sarebbe diventato un luogo letterario più reale di molte città della Terra, che migliaia di bambini europei e americani sarebbero stati battezzati con i nomi di Aureliano, José Arcadio, Remedios o Amaranta Ursula. Con quel libro, Gabo aveva saputo unire complessità intellettuale e trasparenza, ricchezza linguistica e leggibilità, guadagnandosi perciò di volta in volta la fama di scrittore troppo facile e popolare, oppure, al contrario, troppo barocco e arzigogolato».

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García Márquez racconta la nascita di "Cent’anni di solitudine" al Congresso internazionale della Lingua spagnola del 2007.

I Buendía

Impossibile leggere Cent’anni di solitudine senza un albero genealogico che visualizzi le sette generazioni di Buendía, con tutti i loro Aureliano, José Arcadio o Amaranta.

La terza di copertina della nuova edizione propone un albero genealogico disegnato da Babeth Laon e Eleonora Marangoni.

Albero genealogico dei Buendía


© 2017 Babeth Lafon & Elelonora Marangoni

E a proposito di copertine...

Per tutti i romanzi di Gabriel García Márquez negli Oscar Moderni sono stati scelti quadri di una giovane artista americana di San Francisco, Velia De Iuliis, nata nel 1990. La sua ricerca artistica è volta a trovare nella natura quegli elementi di simmetria e di ordine che la natura stessa travolge con irrefrenabile e lussureggiante vitalismo. Anche l’uso del colore è in bilico tra scuri ed esplosive fluorescenze, con forti suggestioni pittoriche di Henri Rousseau.

Le copertine di Marquez nei nuovi Oscar Moderni